Tuesday, October 27, 2020
Antonio Polito
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interview_Riccardo Sepe Visconti

Napoli è una città dannata?
No, anzi è una città beata, l’Onnipotente le ha regalato una tale sporta di ricchezze e di qualità che francamente non tutte le città possono dire di avere. Quindi, se “dannata” o beata” si riferisce alle qualità ricevute dall’Altissimo, è una città beata.
Ma, direi che fra camorra, pessima amministrazione, cattiva politica, Napoli – e il Sud più in generale – sono molto indietro… Questa più che una dannazione la definirei una ferita auto inflitta, non è il destino che ci ha messo in
queste condizioni, sono piuttosto opera nostra, di noi napoletani ma anche di quanti fuori dalla città si sono rapportati con essa, perché va detto che decisioni che hanno condizionato la sua storia sono state prese a Torino, quando ci fu l’unità d’Italia, e poi a Roma, oggi a Bruxelles e sui mercati di Londra. Ma si tratta pur sempre di decisioni prese dagli uomini, quindi non mi sento di usare l’espressione “dannata”, dire che sicuramente Napoli si è fatta molto male nel corso della sua storia.

Come potrebbero essere d’aiuto alla città giornali prestigiosi come il Corriere del Mezzogiorno?
Sono convinto che ci sia un solo modo in cui i media possono aiutare la città, e cioè dicendo la verità. Penso che a Napoli, come a Bogotà o a Londra, non esista un modo diverso di aiutare la propria città per un media, non si deve avere paura di dire la verità, quindi non si deve essere legati a nessun potere che impedisca di dire la verità, non si deve prendere denaro da nessuno. Naturalmente, ognuno riesce a vedere una verità più di altre, ha una sua visuale, ma per questo esiste il pluralismo dell’informazione. E la verità va detta portando alla luce anche le colpe che sono interne al Mezzogiorno mentre si tende abitualmente a denunciare le responsabilità esterne sui media del Sud, tuttavia senza grandi effetti sul dibattito nazionale, dove il tema del Mezzogiorno è praticamente scomparso. Con “responsabilità interne” mi riferisco alle colpe di una classe dirigente locale, non solo politica ma anche amministrativa, delle professioni, degli imprenditori che ha estratto molte ricchezze, comportandosi troppo spesso in modo predatorio. E se non iniziamo a definire con chiarezza le loro responsabilità nelle nostre denunce, facciamo un favore a questi signori che continueranno indisturbati a sfruttare il territorio.

Cosa pensi del neogovernatore De Luca?
L’ho definito il “notabile solo chiacchiere e distintivo”, è un classico personaggio della politica meridionale e, d’altra parte, lui è in politica da moltissimo tempo e si vede, sa solo parlare e vendere la sua immagine. Ma se pensa di poter essere governatore della Campania nello stesso modo in cui ha guidato Salerno, si sbaglia di grosso, perché il presidente di Regione non ha nessuno dei poteri che spettano a un sindaco. Come sindaco di Salermo ha realizzato il Crescent, le fontane , è andato a prendere per le orecchie i vu’ cumprà, come governatore questo non gli compete, non potrà realizzare eventi come Le luci d’artista, perché rientra nelle competenze dei Comuni, non potrà andare in giro a fare lo sceriffo perché per quello c’è la polizia e i carabinieri… La Regione non è un ente di gestione, è un ente di programmazione, legislazione e coordinamento, e non ha budget perché l’80% di esso è assorbito dalla sanità ed è commissariato (e tale resterà per i prossimi anni). L’Ente Regione può orientare lo sviluppo della Campania, per esempio decidendo di concentrare i fondi europei su un solo progetto da qui a venti anni, come la metropolitana regionale. Altra incognita di De Luca, è che lui si muove bene quando sta nel suo ambiente, circondato dai suoi fedelissimi, con intorno una stampa che essendo provinciale ha meno peso; non a caso appena è finito sotto i riflettori della stampa nazionale la sua immagine ne è uscita disastrata.

Il Corriere del Mezzogiorno è un osservatorio privilegiato sia della situazione politica che dell’andamento economico di Napoli e della regione Campania: quali errori pensi che siano stati fatti e come si può invertire la rotta?
“Vaste programme” avrebbe detto De Gaulle! Esiste una serie di problemi che trovano la loro soluzione su una scala più vasta, per esempio quello dei finanziamenti pubblici, fondamentale perché una delle prime azioni per far ripartite l’economia, e quindi creare lavoro, è investire. Nel Mezzogiorno, i privati lo fanno poco e sarebbe necessario che i poteri pubblici si caricassero di questo compito: lo Stato italiano non è più in grado di farlo, non resta che l’Europa. Infatti, in questi anni la grande partita nel Sud si è giocata intorno ai fondi europei che però spesso sono stati regalati o gettati dalla finestra. Anche se ci sono progetti vitali per una città come Napoli finanziati dall’Europa, per esempio la metropolitana, che è un servizio di qualità europea, un esempio di spesa corretta e intelligente dei fondi dell’UE (per quanto almeno una quota delle aziende che vi hanno lavorato non sono meridionali). Invece, il quinquennio di Caldoro troppo spesso si è caratterizzato per una distribuzione a pioggia di questi finanziamenti per progetti che spesso non sono sembrati di spessore, apparendo piuttosto come mance. In alternativa, altrettanto spesso i fondi sono tornati indietro perché i progetti non rispondevano ai requisiti richiesti dall’UE oppure perché il nostro Governo ha tolto la sua quota di cofinanziamento, dovendo coprire con quel denaro altre spese o perché, a sua volta, si è reso conto che le Regioni non sono in grado di gestirli bene. La conseguenza è che stiamo prosciugando, maltrattando, sprecando la sola fonte di investimenti pubblici che abbiamo, le uniche soluzioni che ci vengono in mente sono di usare questo denaro per bonus vari da distribuire a destra e a manca. Altra priorità è rimettere queste terre in condizione di parità con il resto d’Italia, così che possano essere attrattive per investimenti privati seri, non solo per chi prende gli incentivi pubblici per realizzare capannoni che poi danno alle fiamme e vanno via.

Come si fa a riportare il Sud in Italia?
Sradicando ogni forma di illegalità e di criminalità, impegnando le forze repressive dello Stato, facendo una battaglia culturale che deve essere in primo luogo dei napoletani, che devono isolare il potere mafioso, come è successo a Palermo, dove dopo l’uccisione di Falcone e Borsellino c’è stata una formidabile reazione civile. A Napoli questo non sempre accade, qui il potere camorristico è sentito come scontato, accettabile, quasi una forma di folclore, quasi un attributo positivo. E invece ci costa in una maniera spaventosa. Ancora: si deve pretendere dal governo centrale che smetta di sottrarre fondi, anche del welfare, al Mezzogiorno a vantaggio del centro nord. Da quando nel 1994 sono andati al potere Berlusconi e la Lega Nord – ma adesso con Renzi accade lo stesso – la politica nazionale si è convinta che il Sud è una partita chiusa, un caso perso, gli inglesi lo chiamano “basket case”, cioè una gettare nel cestino. Da allora, appunto, e sono 20 anni, tutte le politiche per lo sviluppo sono state orientate al centro nord. Faccio un esempio: oggi stiamo festeggiando il fatto che il Governo ha introdotto gli incentivi per assumere con contratto a tempo indeterminato, e naturalmente gli imprenditori, che stanno soprattutto al Nord, sono corsi a prendersi questi 8mila euro di vantaggi fiscali per ogni assunto. Ebbene, gli sgravi sono finanziati in grandissima parte con fondi tolti al Mezzogiorno. Quindi, è una cosa ottima che i giovani del Nord vengano assunti, ma si deve sapere che ciò può accadere anche grazie al sacrificio del Sud. Lo stesso è accaduto quando durante la crisi economico-finanziaria del 2008-09 (governo Berlusconi), i fondi di coesione per il Mezzogiorno furono impiegati per pagare la cassa integrazione straordinaria delle aziende in difficoltà che si trovavano per lo più al Nord, naturalmente. Altro caso di disparità nord-sud è nell’ambito della sanità, dove lo Stato eroga i fondi alle Regioni secondo parametri in cui conta molto l’anzianità della popolazione e al Sud i giovani sono di più che in regioni come la Liguria, per esempio, che quindi in proporzione riceve più fondi.

Quindi, secondo te la scelta di creare un ministero per gli affari del Mezzogiorno è solo una presa in giro, un contentino?
Siccome è un ministero senza poteri reali, senza portafoglio, o il Ministro stesso ha la personalità politica per essere “l’avvocato del Mezzogiorno” o non serve a niente. Figure come Carmela Lanzetta che fu messa agli affari Regionali o Gaetano Quagliariello, che appartiene ad un partito minoritario, cosa possono fare?! I fondi europei li gestiscono le Regioni, fondi nazionali non ce ne sono, il ministro per il Mezzogiorno può solo andare in giro a parlare. Sarebbe diverso se, invece, fosse un esponente politico importante: quando la DC si occupava del Mezzogiorno non accadeva perché c’era il ministero preposto, ma perché molti politici di peso venivano dal Sud e da lì prendevano i voti. Un tempo il politico pugliese più importante era Aldo Moro, adesso è Fitto, in Campania era De Mita, ora è Caldoro! E – cosa ancora più grave – l’elettorato tende sempre più a premiare personaggi folcloristici che si pongono all’opposizione di Roma e questo ci isola ulteriormente: esempio emblematico il sindaco di Napoli Luigi De Magistris che nessuno conosce, e quando si presenta alle riunioni nella Capitale appare strano che arrivi alle conferenze stampa prima dell’incontro. La verità è che viene solo a fare un po’ di platea, ma non ha un partito, non ha un parlamentare che sostenga le sue ragioni, e non è così che funziona: si devono avere dei capi politici appartenenti ai partiti che sono al Governo che siano impegnati sul Mezzogiorno e oggi purtroppo queste condizioni non ci sono.

Esiste qualcuno peggiore di De Magistris?
Certamente! Per esempio tutti quelli che favoleggiano di separarsi dall’Italia, che pensano che staremmo meglio se abbandonassimo l’euro: se si presenta una persona con queste idee, ma capace di fare una campagna elettorale, si rischia di ritrovarsela sindaco. Per me De Magistris è stato il nulla, io l’ho scritto un attimo prima (e un attimo dopo) che fosse eletto; anzi, tutto sommato gli riconosco di aver promosso qualche iniziativa positiva, per esempio la pedonalizzazione del lungomare, molto osteggiata dalle classi colte napoletane che abitano nel paradiso di Posillipo, alle quali non ha fatto piacere di essere obbligate a lunghi giri con la macchina. Questa iniziativa del Sindaco si può equiparare a quella di Bassolino che recuperò piazza del Plebiscito alla città. Il problema vero di De Magistris è che è fuori da tutti i centri decisionali della città: tutta la programmazione urbanistica di Bagnoli (che copre un terzo della città) è in mano ad un commissario, è fuori dai teatri S. Carlo e Mercadante, è commissariato anche il porto, la riqualificazione dell’area di Bagnoli non è partita, anzi Renzi non ha nemmeno nominato il commissario. Ebbene, un sindaco che non ha nessun peso in questi ambiti cruciali per la città e nelle sue grandi istituzioni culturali non è niente e deve limitarsi a fare un po’ di fescennini: le uniche attività in cui appare capace De Magistris, o meglio il fratello, che è il vero sindaco di Napoli, sono gli eventi in piazza.

Ho sperato che Renzi si muovesse per approssimazioni successive e, per esempio, che dopo la relazione di Fabrizio Barca e il commissariamento del PD romano, avrebbe commissariato il PD napoletano, ormai diviso in tribù.
Certo, una delle accuse che gli ho mosso più volte è di non aver messo le mani in quella sentina che è il PD campano: il fatto è che Renzi, come del resto faceva Berlusconi, non si vuole sporcare, non vuole schierarsi. Io li chiamo i “teflon leader”, sono fatti come il materiale antiaderente che riveste le pentole, non vogliono che nulla gli si attacchi addosso, si tengono lontani dalle rogne. Tuttavia, nell’intento di tenersi lontano dalle rogne, a Renzi è caduta addosso quella costituita dalla candidatura di Vincenzo De Luca. Se lo avesse chiamato personalmente chiedendogli di non candidarsi, magari offrendogli qualcosa in cambio, avrebbe evitato la situazione difficilissima in cui si trova la Regione oggi che De Luca ha vinto. Renzi è decisionista quando questo atteggiamento gli dà ricadute positive, come è stato per il bonus degli 80 euro per esempio, ma non si serve della sua forza decisionale in casi come quello della nomina del commissario a Bagnoli: perché? Qual è la ragione (se non un conflitto sui nomi)? Ugualmente, nel caso del partito, il decisionismo qui in Campania e al Sud non lo applica: la verità è che noi siamo alla periferia dei suoi pensieri. Il cuore dei suoi pensieri è il consenso e la battaglia per il consenso si combatte su altri terreni.

Parliamo di stampa. 1,50 euro al giorno: la gente può permettersi di acquistare il quotidiano?
Non lo so se possono permetterselo, certo lo acquistano sempre meno, ma la ragione non so se sta nei costi, o piuttosto nel fatto che il cuore di quel servizio, cioè le notizie, oggi è raggiungibile gratuitamente grazie a una proliferazione di media come la TV, la rete.

Allora, l’errore dei giornali è di pensare di dover continuare a informare, mentre ormai il ruolo dell’informazione non è più nelle loro mani?
Senza dubbio, infatti penso che le testate cartacee
dovrebbero diventare aziende multimediali, all’interno delle quali specializzare per ogni media una determinata forma di messaggio. E credo che i contenuti più interessanti pubblicati sul quotidiano cartaceo siano quelli per i quali è necessario avere dei giornalisti formati, cioè inchieste, interviste, commenti, reportages e su questo dovremmo puntare di più.

Che differenze ci sono fra La Repubblica, La Stampa e Il Corriere della Sera?
La Repubblica è una quarantenne in carriera, Il Corriere è una signora di alto lignaggio e La Stampa è un’anziana signora di provincia… lo intendo in senso positivo, perché ha la sua forza anche nel radicamento territoriale.

Nel 2015, con la crisi economica che c’è, una redazione può lavorare totalmente scollegata dall’ufficio pubblicità, nel senso che può non tener conto delle necessità economiche del giornale?                                                                                                                                            Si deve essere indipendenti per una ragione semplice: quel poco di pubblicità che c’è ancora sui grandi quotidiani viene da inserzionisti che cercano grande diffusione e autorevolezza.

Autorevolezza o targettizzazione?
E’ la stessa cosa, la targettizzazione deriva dall’autorevolezza, l’inserzionista cerca un certo tipo di lettore perché sa che un determinato giornale si rivolge a una precisa categoria di fruitori, per esempio il Corriere della Sera si pone come riferimento del mondo dei professionisti, mentre il Corriere di Napoli, per esempio, ha certamente una tipizzazione merceologica differente. Ognuno si specializza nella sua categoria, noi siamo in serie A e dobbiamo restarci, se vendessimo le informazioni in ragione della pubblicità, smetteremmo di essere in serie A. Se fossimo capaci di combattere bene in serie B, nessun problema, ma siccome testate come la nostra o stanno in serie A o non sono nulla, dobbiamo accuratamente proteggere la nostra professionalità dagli interessi commerciali. Il che non vuol dire dimenticare che questi ultimi possono consentirci di fare del giornalismo, per esempio se ci sono sponsor che permettono di dedicare d’estate mezza pagina a Ischia tutti i giorni, ben venga, ma se abbiamo lavorato in ragione anche dell’interesse pubblicitario, non siamo stati dipendenti da esso. Certo, è un equilibrio delicato, perché è vero che gli editori spingono sempre più affinché la pubblicità influisca sulle scelte del giornale, ma penso che noi dobbiamo difendere l’ultima cosa che ci è rimasta, la faccia e la credibilità della nostra professione.

Ti sei fatto un’idea delle vicende giudiziarie che coinvolgono il sindaco Giosi Ferrandino e una grande cooperativa emiliana, la CPL Concordia, per la metanizzazione del comune e dell’isola d’Ischia?
Mi pare chiaro che un’azienda abbia corteggiato alcuni politici a Ischia per farsi trattare bene e gli ha fatto dei favori, quello che non ho capito è cosa abbia avuto in cambio. Questo è un punto molto delicato, e per spiegarlo faccio un esempio. Quando a Napoli ci fu l’inchiesta sul global service, per un anno sono filtrate notizie sui politici indagati, uno di essi si è ucciso per la vergogna e altri si sono dimessi. Poi c’è stato il processo e sono stati tutti assolti: in quel caso la dazione, che era costituta da una delibera del consiglio comunale, non si è mai concretizzata, perché il consiglio comunale avendo annusato che c’era l’inchiesta evitò di approvare la delibera. Quindi, c’è stata un’inchiesta su un fatto che non è avvenuto: molti pm argomentano che se c’è uno scambio di favori anche solo al fine di creare un clima favorevole all’imprenditore, se pure manca il singolo episodio in cui il politico ha fatto qualcosa per avvantaggiare l’impresa, si ha già la corruzione. Io ho i miei dubbi su questo, se processi uno per corruzione mi devi dire con chiarezza cosa si sono scambiate le parti, quindi nel caso di Ischia bisogna aspettare, al momento mi sembra che manchi il singolo, preciso, momento in cui il Sindaco con una sua azione avrebbe favorito l’imprenditore. Aggiungo che vanno distinti il punto di vista penale che è questo, da quello politico. Voglio dire che un sindaco che attraverso un prestanome entra in una società finalizzata alla realizzazione di un’opera pubblica sul territorio del Comune che amministra, è sicuramente fuori dalla deontologia.

 

 

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POCO PRIMA DI DIVENTARE VICEDIRETTORE DEL CORRIERE DELLA SERA, ANTONIO POLITO, CAMPANO E DIRETTORE PER OLTRE UN ANNO DEL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO, DORSO REGIONALE DEL PRIMO GIORNALE D’ITALIA, CI HA RILASCIATO QUESTA INTERVISTA, IN CUI CON LUCIDITÀ E SENZA MEZZI TERMINI PARLA DEL SUD ITALIA, DELLA CITTÀ DI NAPOLI E DEL RUOLO CHE GIOCANO IN QUESTO MOMENTO NELLA POLITICA ITALIANA E NEI PROGETTI DEL PREMIER RENZI.

Il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, in visita politica a Ischia con alla sua sinistra il sindaco Giosi Ferrandino e alla sua destra i consiglieri Gianluca Trani (in primo piano) ed Enzo Ferrandino.

Il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, in visita politica a Ischia con alla sua sinistra il sindaco Giosi Ferrandino e alla sua destra i consiglieri Gianluca Trani (in primo piano) ed Enzo Ferrandino.

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Il premier Matteo Renzi

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Silvio Berlusconi

 

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

 

L’ex presidente della regione Campania Stefano Caldoro

L’ex presidente della regione Campania Stefano Caldoro