Saturday, September 22, 2018

ATTENTI A QUEI DUE DOGMEN

Text_ Emma Santo  Photo_ Dayana Chiocca

MATTEO GARRONE E MARCELLO FONTE SI RACCONTANO ALL’ISCHIA GLOBAL FILM & MUSIC FEST, DOPO IL TRIONFO A CANNES. IL REGISTA: “PASCAL HA AMATO PROFONDAMENTE DOGMAN,

MI SONO SENTITO IN FAMIGLIA. AL REGINA ISABELLA HO VISTO PER LA PRIMA VOLTA IL FILM CON MIO FIGLIO DI 10 ANNI, IN UNO SCENARIO CHE AMPLIFICA LA MAGIA DEL CINEMA. FELICE DI AVERE QUI MARCELLO”.

Dieci minuti di applausi dei critici a Cannes. Palma d’Oro a Marcello Fonte per la migliore interpretazione maschile. Matteo Garrone è tornato ad Ischia, dopo Il Racconto dei Racconti, con il suo ultimo, acclamato lavoro – Dogman – presentato come il “film italiano dell’anno”.

La storia si ispira ad un fatto di cronaca risalente al 1988, noto come il delitto del ‘canaro’ della Magliana. Il regista e sceneggiatore romano, però, ha sempre precisato che quella vicenda che trent’anni fa scosse l’opinione pubblica per la sua efferatezza è stata semplicemente uno spunto. I personaggi hanno nomi diversi, vivono in un tempo e in un luogo differenti.

“Ho avuto un rapporto altalenante con questo progetto – spiega Garrone – c’erano delle cose che volevo raccontare e altre che mi respingevano, ogni tanto riprendevo la sceneggiatura e poi la riabbandonavo. Forse a bloccarmi era la parte più cruenta, che ha reso famoso il fatto di cronaca, così come l’idea di un film di vendetta, che probabilmente non mi appartiene. La vendetta spesso presuppone che a una violenza subita si risponda con altrettanta violenza. Marcello, invece, vuole ottenere una sua giustizia che è un riconoscimento della propria identità di uomo. Non c’è una premeditazione, è costretto a ricorrere alla violenza per legittima difesa, suo malgrado. Infatti, alla fine diventa una vittima anche lui”.

Marcello è il nome del protagonista e dell’attore che ha incantato Cannes. Il successo ottenuto per la sua straordinaria interpretazione del mite e stralunato toelettatore di cani non gli fa dimenticare, però, da dove è partito.

Cresciuto nelle baracche della periferia di Reggio Calabria, Marcello Fonte approda a Roma alla fine degli anni ‘90, dove sperimenta ogni genere di lavoro, dal sarto al barbiere, finché non si ritrova a fare il custode presso il Teatro Valle e, grazie anche agli incoraggiamenti del fratello scenografo, si appassiona alla recitazione. Si offre come tuttofare e comparsa, ottenendo piccole parti in produzioni televisive e cinematografiche. Emblematica la foto accanto a Leonardo Di Caprio, scattata sul set di Gangs of New York di Martin Scorsese. Come poi ha raccontato Garrone alla stampa, quello scatto Marcello se lo fa fare da Daniel Day-Lewis, senza sapere chi sia. “Nella vita, nulla accade per caso – rivela oggi, a Ischia, Fonte. Ci arrivi a una cosa perché la desideri veramente. Ho fatto quasi 20 anni di gavetta, dopo che mi sono trasferito a Roma: prima di tenere in mano la cazzuola, devi imparare a impastare il cemento e c’è qualcuno che ti mostra come si fa. Sul set di Gangs of New York, ho avuto la fortuna di vedere lavorare attori importanti e ho rubato il mestiere con gli occhi. Anche se ero solo una comparsa, invece di ‘cazzeggiare’, scrivevo, mi appuntavo tutto. Io ero quel ragazzo che non aveva molte possibilità, per cui, quando gli venivano offerte, non se le poteva bruciare. Non mi sono formato in una scuola, ma vivendo l’esperienza dall’interno, imbucandomi a Cinecittà, passando da uno studio all’altro finché non mi chiamavano. Capisci dopo che fare l’attore è una responsabilità. Sei come un cameriere che ha il compito di presentare bene il piatto che lo chef ha realizzato e sta mettendo nelle tue mani. Il cinema assomiglia alla ristorazione: se guardi un bel prodotto, pensi che i soldi del biglietto siano stati ben spesi, proprio come quando paghi il conto di un pasto cucinato a regola d’arte e presentato come si deve”.

C’è voluto Dogman e poi Cannes per far venire alla luce il talento di un attore fino a quel momento quasi ignorato. Dodici anni fa, Garrone aveva iniziato a lavorare alla prima stesura del film, che all’epoca si chiamava L’amico dell’Uomo, e aveva proposto a Benigni il ruolo del protagonista, che però rifiutò. Ed è stato proprio il famoso attore e regista toscano a gridare il nome di Marcello dal palco del Palais des Festivals et des Congrès, al momento della premiazione. Fonte non si è alzato subito. “Pensavano che non avessi capito, ma invece io volevo godermelo. La vita è piena di cose brutte. ‘Facciamolo durare un po’ di più’, mi sono detto. E ho contato fino a tre”.

La proiezione di Dogman nella cornice idilliaca della baia dell’Albergo della Regina Isabella, che stride con la desolazione spettrale del Parco del Saraceno a Pinetamare e della darsena abbandonata di Villaggio Coppola, una sorta di città fantasma sul litorale domizio, in cui è ambientato il film (la stessa location scelta per L’imbalsamatore e Gomorra) è un’opportunità per Garrone e Fonte di vivere insieme la magia del grande schermo amplificata dallo scenario. Spettacolo nello spettacolo. “Per me è stata una grande occasione, tornare a Ischia, far vedere il film in questa atmosfera – dice il regista. Pascal è stato molto generoso nei confronti di Dogman, lo sostiene, lo ha amato profondamente, per cui mi sentivo in famiglia. Qui l’ho visto per la prima volta con mio figlio, che ha 10 anni. Chiaramente, lo conosceva perché stava spesso sul set, ma tante scene non le aveva viste. È stato bello guardarlo abbracciato a lui sul lettino, circondati dal mare. Un momento che mi rimarrà”. “Sono felice di averlo girato oggi e non dodici anni fa – aggiunge – proprio perché senza la paternità non avrei potuto raccontare il rapporto del protagonista con la figlia”.

Quando ha fatto il provino, Fonte non sapeva che aspetto avesse il regista di cui, all’epoca, aveva visto solo Gomorra. “Il primo incontro con Garrone mi ha spiazzato – rivela – mi ero immaginato un uomo enorme, anziano, con la barba, una figura ‘tonda’, incravattata. Invece, mi sono ritrovato davanti una persona umile, alla mano, molto profonda, mai banale”. Dogman è nato da uno scambio di idee continuo. “Come quando stai colorando con un’altra persona – dice – e magari in quel dettaglio ci vedi una cosa, l’altro ne vede una diversa e insieme partorite qualcosa di nuovo”.

“Mi sono trovato benissimo con Marcello perché l’umanità che ha messo nel personaggio è la sua umanità – dice di lui Garrone. Era proprio bello incontrarlo la mattina sul set, affrontare ogni giorno delle nuove scene insieme. Abbiamo provato molto prima di fare le riprese, per poi rimettere spesso in discussione tutto. Marcello ha inventato delle gag, come quella in cui mangia con il cane, mentre guarda la televisione. Ha portato molto al film, ne è diventato il cuore, lo ha scaldato e in certi momenti gli dato anche leggerezza. E poi ha una grande forza espressiva, è un attore che recita con gli occhi. Una sorta di Buster Keaton, tanto che quando abbiamo scritto la sceneggiatura, avevamo in mente di fare un film quasi muto. Pensavamo ad una storia che potesse essere universale, comprensibile a chiunque. In un primo momento mi era venuto in mente di ambientarlo nel Nuovo Messico, ci vedevo una struttura quasi western e cercavo un luogo di frontiera, metafisico. Villaggio Coppola è meraviglioso per questo, perché dà alla storia un’astrazione. Serviva un’ambientazione dove lo sguardo della comunità su Marcello riuscisse ad essere vivo, altrimenti sarebbero venute a mancare una serie di scelte che lui, poi, fa per riabilitarsi. I protagonisti incarnano degli archetipi e hanno storie che scavano dentro l’essere umano. In ogni mio film c’è un po’ di fiaba’’. E da una favola, si spera dai toni meno dark, sarà tratto il suo prossimo lavoro: Pinocchio. A detta del regista e sceneggiatore romano, Dogman è nato come film di intermezzo a questa nuova, grande, sfida con cui non è il primo regista italiano a misurarsi. Già raccontato da Luigi Comencini nello sceneggiato televisivo in sei puntate del 1972 e rivisto da Roberto Benigni nel 2002, il Pinocchio di Garrone si preannuncia più fedele all’anima originale del celebre romanzo di Collodi del 1883.

Nel frattempo, il film liberamente ispirato al delitto del canaro ha iniziato il suo percorso internazionale, ed è stato venduto praticamente in tutto il mondo (negli Usa lo distribuirà la Magnolia Pictures). “Sono molto fiducioso che la forza del personaggio di Marcello, la sua grande umanità, sensibilità, dolcezza, riusciranno ad arrivare al cuore di un pubblico molto ampio e che avrà successo anche all’estero come è accaduto qui in Italia”, chiosa Garrone.

Dopo Cannes, Fonte ha ricevuto già 22 sceneggiature da visionare “Non ho avuto ancora il tempo di leggerle, un po’ me la voglio tirare – scherza. Durante un’intervista, uno mi ha chiesto: ‘Ma non è che ti sei montato la testa?’. Io gli ho risposto: ‘Certo, tutti possono e io invece no?!’”. Nel frattempo, in autunno uscirà il suo romanzo autobiografico “Sotto le stelle”, edito da Einaudi. “L’ho intitolato così perché le stelle sono per tutti, che tu le veda da un albergo di lusso o da una baracca”.

 

 

A ISCHIA STUDIOSI DA TUTTO IL MONDO SI SONO RIUNITI PER UN WORKSHOP INTERNAZIONALE SUL DELFINO COMUNE, ORGANIZZATO DALLA ONLUS OCEANOMARE DELPHIS CHE DA 25 ANNI STUDIA, GRAZIE AL LAVORO DI SCIENZIATI ED ESPERTI, LE POPOLAZIONI DI CETACEI CHE ABITANO IL CANYON DI CUMA, HABITAT PREZIOSO PER QUESTI SPLENDIDI MAMMIFERI.

Dalla parte dei delfini. Patrimonio del mare che bagna l’isola d’Ischia, del Tirreno, del Mediterraneo tutto. Ma vanno tutelati, salvaguardati e protetti. E per farlo, si sono riuniti a Ischia – nell’Albergo della Regina Isabella – studiosi ed esperti di cetacei da tutto il mondo. Chiamati a raccolta, nell’ambito del primo Workshop Internazionale sul delfino comune, da Oceanomare Delphis, l’organizzazione no profit per lo studio e la tutela dei cetacei nel Mediterraneo che a Ischia ha da 25 anni la sua base operativa. E che anche quest’anno, da maggio a ottobre, studierà e monitorerà i cetacei che popolano il Golfo di Napoli e il cosiddetto canyon di Cuma, la profonda valle sottomarina compresa tra Ischia e Ventotene, parte dell’Area Marina Protetta “Regno di Nettuno”, dove stenelle, tursiopi, capodogli e balenottere comuni sembrano aver trovato l’habitat ideale per nutrirsi e riprodursi. Un piccolo paradiso dei cetacei, solcato dal veliero d’epoca della onlus, il Jean Gab: dotato di particolari idrofoni in grado di geolocalizzare i mammiferi marini, è una sorta di laboratorio a cielo aperto. A bordo, con il team guidato dal comandante Angelo Miragliuolo, corsisti che arrivano a Ischia da tutto il mondo per osservare i delfini.

Dal 13 al 15 aprile durante l’incontro ischitano referenti da quattordici paesi (Gran Bretagna, Francia, Libia, Slovenia, Svizzera, Grecia, Italia, Israele, Malta, Emirati Arabi, Spagna, Algeria, Tunisia ed Egitto) hanno valutato lo status della popolazione mediterranea del delfino comune, delineando le minacce a cui è sottoposta e definendo le azioni di conservazione, sempre più irrinunciabili, della specie. Una sorta di stati generali, organizzati da Oceanomare in collaborazione con Bicref (Malta) e Oceancare (Svizzera): il quadro emerso dalla condivisione di dati e informazioni provenienti dalle singole realtà non è particolarmente incoraggiante. Nel dettaglio, a Ischia ha trovato piena conferma il trend in declino di presenza e abbondanza della specie che era già stato evidenziato nel 2003 dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Vale a dire: in tredici anni si è fatto troppo poco, nel Mediterraneo, per proteggere il delfino comune. Di qui l’esigenza di redigere un nuovo piano di conservazione condiviso tra le parti, che proprio a Lacco Ameno si sono impegnate ufficialmente a promuovere raccomandazioni e strategie con i rispettivi governi di appartenenza.

Centrale e nevralgico il ruolo dell’isola, non casualmente scelta come sede del workshop: qui i delfini comuni, specie particolarmente minacciata, ci sono (benché non li si avvisti dal 2013), qui Oceanomare Delphis opera con passione e competenza. Servirà tuttavia l’impegno di Governo e Guardia costiera perché le principali minacce a cui è sottoposto il delfino comune si ridimensionino. «In particolare – ha sottolineato il presidente della onlus, Daniela Silvia Pace – bisogna fare i conti con il sovrasfruttamento delle risorse ittiche e le interazioni con la pesca, sempre più invasiva, e con fenomeni globali come il cambiamento climatico in atto». Una serie di studi specifici mostrerà come e perché il delfino comune risenta dell’inquinamento (in particolare di microplastiche), mentre nel corso del workshop (i cui risultati saranno editi nella rivista scientifica “Aquatic Conservation: Marine and Freshwater Ecosystems”), si è anche sottolineato che in alcune aree sono stati osservati comportamenti relativamente nuovi, compresa l’ibridazione del delfino comune con altre specie di cetacei: non un buon segno, secondo gli studiosi. «Ad ogni modo – ha sottolineato la Pace – su un totale di oltre 5000 delfini osservati, 293 animali diversi sono stati fotoidentificati nelle zone monitorate dai ricercatori italiani in un periodo di oltre 10 anni, con alcuni individui che sono in grado di compiere lunghi spostamenti di centinaia di chilometri, per esempio, gruppi di femmine con piccoli sono stati costantemente osservati solo nelle acque di Ischia e in Sicilia». All’evidente diminuzione degli avvistamenti ischitani del delfino comune, fanno tuttavia da contraltare i risultati positivi – in termini di avvistamenti – di altre specie, a cominciare dai capodogli. Nel 2015 a bordo del Jean Gab, le 86 uscite in mare (per un totale di 4044 chilometri e 662 ore di attività di ricerca e monitoraggio) hanno fruttato un totale di sessanta incontri. Un inno alla biodiversità da proteggere, in attesa che si riveda il delfino comune.

La centralità dell’isola d’Ischia nella tutela dei cetacei, è stata pure l’occasione per ribadire la necessità che l’Area Marina Protetta riprenda finalmente a funzionare, come auspicato dallo stesso Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto. E’ recentissima la nomina del nuovo Direttore del Regno di Nettuno, Antonino Miccio, che è responsabile anche dell’AMP di Punta Campanella, mentre appare sempre più inderogabile l’esigenza di una protezione efficace degli ecosistemi marini e di una comunicazione efficiente verso l’esterno.  Peraltro, «i flussi turistici – hanno aggiunto per l’Azienda di Cura e Soggiorno di Ischia e Procida, che ha patrocinato l’evento, il commissario Domenico Barra e l’ingegnere Mario Rispoli – vanno in modo sempre più marcato verso una direzione di ecosostenibilità e attenzione all’ambiente» e «del resto, la presenza dei cetacei e, in generale, la biodiversità del nostro mare sono valori aggiunti importantissimi per il turismo», ha sottolineato Giancarlo Carriero, proprietario dell’Albergo della Regina Isabella che sostiene da sempre l’attività di Oceanomare Delphis.

Text_ Pasquale Raicaldo

Photo_ Archivio Oceanomare Delphis