Sunday, January 21, 2018

IL DIETRO LE QUINTE DI “A CASA TUTTI BENE”… VISTO DA VICINO

Interview_ Emma Santo  Photo_ Raffaele Imbò  Ufficio Stampa del film

Location manager, prima ancora che ideatore e direttore artistico dell’Ischia Film Festival, Michelangelo Messina è il punto di riferimento per chi sceglie di ambientare un’opera cinematografica sul suolo ischitano. Un lavoro per nulla semplice, perché bisogna contare sulla collaborazione di tutti, cittadini inclusi. Scopriamo, allora, come sono andate queste otto settimane di convivenza tra la troupe di Muccino e i residenti, facendocelo raccontare da chi ha reso possibile il ritorno del grande cinema sull’isola che… c’è.

All’indomani del terremoto, sembrava che il progetto di realizzare il film “A casa tutti bene” ad Ischia dovesse saltare. Come siete riusciti a rassicurare gli attori e la produzione?

Con lo scenografo Tonino Zera e il regista Gabriele Muccino avevamo fatto i primi sopralluoghi tra fine maggio e inizio di giugno, per riuscire a trovare una villa adatta alle riprese. In un primo momento volevano girare nelle isole Pontine, ma lì non erano riusciti ad individuare l’ambientazione giusta. Dopo il terremoto, mi hanno chiamato per sapere come fosse la situazione, rivelandomi che la maggior parte degli attori non se la sentiva più di venire a Ischia e che stavano pensando di spostarsi altrove. Allora li ho convinti a ritornare e a rifare i sopralluoghi, così da verificare insieme che non ci fosse alcun pericolo. Prima del sisma, avevamo scelto Casamicciola come base, ma una volta tranquillizzato il cast sulla sicurezza delle nostre strutture abbiamo deciso di far alloggiare la troupe e gli attori a Ischia Porto, negli hotel Excelsior e Continental Terme, fatta eccezione per chi, come Pierfrancesco Favino e Stefano Accorsi, ha preferito soggiornare in residenze private.

Ancora una volta la troupe di un regista importante con attori molto famosi decide di girare un film (che si spera sarà anche un successo) ad Ischia. Tutto ciò ha un grande valore per la promozione dell’immagine dell’isola e, esattamente come per il “Talento di Mr. Ripley”, fai da tramite fra la produzione e la comunità. In tutti questi anni, però, sei cresciuto, in conoscenza del territorio e in visibilità grazie alla fama che si è guadagnato il tuo festival…

L’Ischia Film Festival ha l’obiettivo di far conoscere al grande pubblico quelle opere cinematografiche che raccontano e valorizzano luoghi e territori, ma prima di essere un direttore artistico nasco come location manager e organizzatore. Dopo il film di Anthony Minghella, ho portato sull’isola tante altre pellicole, come la pellicola francese “Villa Amalia” di Benoît Jacquot con Isabelle Huppert, “Il paradiso all’improvviso” di Pieraccioni, “Un’estate al mare” di Carlo Vanzina, nonché diverse fiction, tra cui “I delitti del cuoco” con il compianto Bud Spencer. La differenza tra il film di Muccino e gli altri finora girati ad Ischia sta nel grande contributo che il regista e gli attori hanno dato nel sopperire all’immagine negativa emersa all’indomani del terremoto, divulgando sui social la bellezza dell’isola. Perché non importa che venga menzionata o meno nel film: gli spettatori andranno a cercare quei posti che hanno fatto da sfondo alla narrazione. Considerando che uscirà nelle sale il 14 febbraio, ossia poco prima dell’inizio della prossima stagione turistica, non potrà che farci un’ottima pubblicità.

Con quale spirito ed obiettivi hai svolto il tuo lavoro dieci anni dopo Mr. Ripley? Come pensi di portare beneficio all’isola, di patrimonializzare questa grandissima occasione?

Il lavoro che faccio è sempre un veicolo di promozione e tutti alla fine ne traggono beneficio, sia durante le riprese che dopo. In questi dieci anni sono riuscito a far capire alle amministrazioni e alle attività locali che aprire le porte di casa nostra al cinema è un investimento notevole per il futuro dell’intera isola e proprio per questo sono sempre pronti a mettersi a disposizione delle troupe, a scendere a compromessi per trovare il giusto equilibrio tra richieste ed offerte. Ricordiamo che c’è anche un interesse economico forte, perché la produzione sceglie soprattutto in base al budget, per cui è importante che non trovino un territorio ostile. Non c’è un ente a Ischia che sia in grado di raggiungere un pubblico altrettanto vasto, il cinema resta uno dei più grandi strumenti promozionali al mondo, senza dimenticare che in due mesi ha offerto agli ischitani diverse occasioni di lavoro e di profitto. Basti pensare che, durante la permanenza del cast e degli operatori, sono stati utilizzati circa 4900 soggiorni, consumati 11.760 pasti, a cui si aggiungono i viaggi su traghetti e aliscafi, più altre spese in locali e parchi termali. Per i provini sono state selezionate inoltre 150 comparse, 4 autisti, 15 operai, un coordinatore, un assistente alla regia, un operatore di ripresa, due ditte di trasporto e tre stagisti.

Qual è stato di preciso il tuo ruolo nei due mesi di girato a Ischia?

Oltre a cercare e ad individuare le location che più si adattavano alla narrazione del film, mi sono occupato di tutti gli aspetti logistici che vanno dall’ottenere i permessi pubblici o privati (tra cui l’assistenza della polizia municipale e i permessi di sbarco e circolazione) al risolvere ogni genere di problema relativo alle riprese, al fornire indicazioni, ad esempio, su dove si trovassero le farmacie più vicine o le salumerie dove far preparare le colazioni a sacco.

Prevedi una qualche interazione tra il tuo festival e “A casa tutti bene”? Verranno a presentarlo qui?

Il film passerà senz’altro per l’Ischia Film Festival perché rientra tra le opere che noi selezioniamo e che, per l’appunto, raccontano il territorio. Muccino ha già dato la conferma che presenzierà alla presentazione del film e mi auguro che verranno anche gli attori, compatibilmente con i loro impegni; mi hanno confessato di essere rimasti molto colpiti dalla bellezza di questi luoghi e dalla spontaneità degli ischitani.

Che atmosfera si respirava sul set?

Erano tutti molto affiatati tra loro, sembrava davvero una grande famiglia in vacanza. Non ho mai lavorato con un cast così corposo, per me è stato incredibile vedere questa sinergia. Molti si conoscevano già da tempo, Gabriele ha avuto l’abilità di raggruppare intorno a sé degli interpreti che erano anche amici, vedi Pierfrancesco Favino e Stefano Accorsi, ma regnava un’armonia generale. Come se quelle otto settimane fossero state una sorta di ritiro spirituale.

Tutto il film è stato girato qui?

Sì, ad eccezione di un’unica scena filmata a Bacoli. Villa Gancia a Forio è stata il set principale, Casamicciola nella finzione scenica è diventata terraferma, mentre Sant’Angelo si è trasformato nel porto di questa piccola isola di cui non verrà mai fatto il nome. Le scene in esterna sono state girate, invece, al Castello Aragonese, che è tornato ad essere borgo proprio come un tempo.

Cosa accadeva dietro le quinte, com’era il rapporto con l’isola? Ricordi episodi particolari, problemi che hanno dovuto affrontare?

Fuori dal set, gli attori erano sempre pronti a farsi selfie con i fan, nonostante la stanchezza di 10/12 ore di lavoro al giorno sulle spalle, a ballare e a cantare ogniqualvolta se ne presentasse l’occasione. Si spostavano anche autonomamente, avendo vissuto qui per due mesi hanno potuto legare con le persone del posto, andavano a fare shopping, si concedevano passeggiate e bagni termali. Ma soprattutto, si sentivano a proprio agio: alcuni, come Favino e Giampaolo Morelli, hanno fatto amicizia con gli ischitani e sono andati a ballare al Valentino. Sono stati fortunati perché abbiamo avuto un tempo bellissimo, tant’è vero che l’unica difficoltà è stata quella della scena della mareggiata, fondamentale per giustificare la prigionia dei tre giorni sull’isola che costringerà i protagonisti di “A casa tutti bene” ad una convivenza forzata. Ma quello che li ha entusiasmati di più è stata la collaborazione e la disponibilità anche dei cittadini. L’episodio più incredibile che ricordo è quando, durante uno dei giorni di riprese a Casamicciola, abbiamo occupato l’arteria principale. Gabriele aveva bisogno del massimo silenzio, perché si registrava in presa diretta e quindi si dovevano sentire solo le voci dei due attori in macchina. In quel momento si era formata una colonna di auto e scooter, eppure nessuno ha protestato quando gli hanno chiesto di spegnere i motori, c’è stata una quiete quasi surreale, non volava una mosca, persino la produzione è rimasta sbalordita, mi hanno detto: “Se fossimo stati a Roma, una cosa del genere non sarebbe mai successa!”.