Tuesday, October 27, 2020

Celebrity- MAURIZIO CASAGRANDE

23/2008

Photo: Redazione Ischiacity
Text: Riccardo Sepe Visconti

 

Le interviste rilasciate a Ischiacity sembra portano fortuna, è stato così per Siani e Massimo Ghini, che l’uno quasi in contemporanea e l’altro qualche giorno dopo, furono scritturati per il film di Natale…
Per me non sarebbe possibile, non sono libero.
In che senso?
Il film di Natale si gira in questo periodo e io sono impegnato, partecipo alla fiction “Piper” e in teatro farò “Mi manda Picone”; inoltre sto curando l’edizione per la TV della commedia “Io speriamo… che me la cavo”.
A proposito, cosa pensi del fenomeno del ‘cinecocomero’?
Il cinema è svago: la commedia, negli anni ’50 come negli anni ’70, ha sempre funzionato. Per me il problema è se il film funziona o meno, in termini di incassi e di gradimento da parte del pubblico, mentre i critici sono molto poco in sintonia con questi criteri. Per il critico devi girare film che non fanno una lira al botteghino, altrimenti non sei nessuno.
Per arrivare al festival di Venezia devi aver fatto almeno qualche film del genere!
Sono arrivato a 46 anni senza andare a Venezia, se succede va bene ma non è lo scopo della mia vita. Piuttosto professionalmente quando devo compiere una scelta mi chiedo quanto questa piacerà al pubblico, perché a loro devo il mio successo e devo rendere conto, non ai critici.
Cosa preferisci fra cinema e teatro?
Ogni volta che faccio l’uno ho nostalgia dell’altro!
Comunque nel tuo modo di recitare porti anche il teatro, in particolare quello napoletano.
Dipende da cosa sto interpretando: nei film che ho girato con Vincenzo Salemme è stato così perché lui traspone storie di tipo teatrale sul grande schermo, ma riesco ad adattarmi alle situazioni.
Come scegli il tuo prossimo ruolo?
In base a tutta una serie di fattori. Ad esempio, quando ho accettato di entrare nel cast di “Carabinieri”, è stato perché non avevo mai fatto televisione, era una fiction di successo in prima serata, mi davano spazio… Poi però ho voluto anche vedere la storia e ho chiesto che il mio personaggio (ndr. il maresciallo Bruno Morri) fosse simpatico.
Il ruolo del maresciallo Morri ti ha dato dei ‘privilegi’?
Ormai mi chiamano comandante.
E le parti drammatiche?
Fino ad oggi non mi sono capitate, ma se la parte è bella, perché no!
Parliamo della scuola della comicità napoletana, che è sicuramente mutata negli ultimi decenni. Tuttavia tu e Salemme siete stati accostati a Peppino e Totò …
E’ vero. Quello è un tipo di comicità che non si fa più e credo che Vincenzo ed io l’abbiamo in qualche modo ripreso. Anzi visto il nostro successo, forse era un errore metterlo da parte: ma è una comicità che necessita di attori bravi, perché per creare la situazione comica non conta tanto quello che dici ma come lo dici. Quella di Totò era una comicità di situazione, in cui gioca un ruolo essenziale la mimica, i tempi e in tal caso gli interpreti devono essere tecnicamente molto abili. Nel nostro piccolo, la scena del notaio Spagnolo in “E fuori nevica” riprende quel meccanismo: una situazione di per sé insignificante genera 35 minuti di improvvisazione.
Come dev’essere il rapporto con il partner per ottenere questi risultati, bisogna essere amici?
Non necessariamente, anche se tra Salemme e me c’è stata subito anche intesa personale. Totò e Peppino non erano grandi amici, ma ci si deve fidare dell’altro, ci dev’essere complicità.
Ma il cinema di oggi consente di dare spazio all’improvvisazione?
Direi di sì e anche in televisione mi sono permesso di fare piccole improvvisazioni, persino in “Carabinieri”, benché sia una fiction industriale, quindi prodotta a costi bassi e con tempi molto stretti. Pensa che abbiamo girato 28 episodi di 50 minuti l’uno in 6 mesi, con una media di una puntata a settimana.
Si può avere vis comica senza passare per la tragicità? In altre parole, cosa è necessario per riuscire a creare la comicità?
Il senso dell’ironia e il distacco dalla realtà sono necessari: la tragicità da sola rende il personaggio pesante, se invece sei tragicamente in difficoltà ma abbastanza distaccato da accorgerti quanto può essere ridicolo e buffo visto dall’esterno anche il dolore, allora nasce il momento comico. E questa capacità, che certamente appartiene al popolo napoletano, ha costituito anche la sua condanna. Per questa sua capacità di distaccarsi Napoli nei millenni è riuscita a cambiare poco, ma si è fatta usare male.
Chi sono i tuoi miti?
Sicuramente la coppia Totò e Peppino, farò un’affermazione ‘blasfema’ ma preferisco Peppino al fratello Eduardo.
Eduardo ha avuto un rapporto particolare con la città di Napoli: a un certo punto è andato a vivere a Roma, non dava i diritti di rappresentazione delle sue opere…
E’ vero, ma Napoli è un ambiente difficile. Eduardo è uno dei più grandi autori del teatro del ‘900 e non un semplice autore di teatro napoletano e questo non è stato sempre tenuto presente, forse lui ha vissuto il fatto di non essere riconosciuto per quello che era, cioè un grande Maestro. Faccio un esempio che mi riguarda: in questo periodo non sto lavorando con Salemme, ma non ho mai dimenticato che lui ed io non siamo uguali, perché Vincenzo è l’inventore e l’autore dei film e dei lavori fatti insieme e ha trovato in me uno bravo ad interpretarli ma chi li ha concepiti è stato lui, che quindi ha dimostrato qualcosa in più di quanto finora abbia fatto io.
Quando non reciti cosa fai?
In questo momento della mia vita sono attore sempre, perché dedico moltissimo tempo al mio lavoro ma non nel senso che devo sempre e comunque fare la battuta.
La cosa più difficile in questo mestiere.
Non perdere la testa quando ti va bene, nel senso di usare nel modo giusto quel potere di scelta dei ruoli e delle produzioni che l’avere successo ti dà, senza perdere di vista ciò che si sa fare.
Essere attore dà un potere di seduzione, oltre che sul pubblico anche sulle donne?
Sì, essere attore, e per di più con un discreto successo, ti rende seducente.
Perché parli di ‘discreto’ successo?
Perché sono abbastanza conosciuto ma ci sono colleghi più noti di me, a partire dallo stesso Salemme.
Chi è un artista, per te?
Chi ha la capacità di raccontare ciò che gli altri non sanno raccontare o non sanno farlo in un certo modo, è uno diverso dagli altri, altrimenti che artista è? Invece trasmissioni come i reality ti mostrano o una persona qualunque, senza particolari doti, che diventa oggetto del desiderio delle masse, oppure, il lato normale, ‘qualunque’ delle persone famose, e questo non mi piace in quel tipo di programmi.
Sei mai stato fischiato?
Finora no. Ad oggi la mia carriera è stata solo in crescendo, anche grazie al grandissimo impegno che metto in quanto faccio. Adesso per esempio nei miei spettacoli canto anche, in realtà ho studiato canto quando ero ragazzo e adesso lo tiro fuori, mi piace l’idea di avere sempre cose nuove da proporre.
Fai anche il regista?
Sì, mi diverte molto far recitare gli altri e i giovani attori con cui ho lavorato rimangono molto legati a me.
Oggi scelgo io il testo e gli attori, trovo facilmente chi mi produce lo spettacolo, e devo questo alla popolarità che mi ha dato “Carabinieri”.
So che ami molto Ischia.
Sì, ci vengo fin da bambino, quando scendo dal traghetto mi sembra di entrare in un giocattolo, è come se fosse il paese dei balocchi, un luogo dove tutto mi sembra più bello, forse per il senso di benessere che mi dà.