Monday, November 30, 2020

DA PEPPINO: FRA TRADIZIONE E CREATIVITA

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Tutto iniziò nel lontano 1954, quando Giuseppe Arturo, il ‘Peppino’ che ha dato il nome al ristorante, costruì la prima locanda, proprio sotto la torre di S. Angelo, come viene chiamato il promontorio di quello che allora era un pugno di case di pescatori che si apprestava a divenire una esclusiva enclave dal fascino irresistibile. Cucina tipica ischitana e tanto entusiasmo per una storia di famiglia che ha incoronato “Da Peppino” come uno dei cinque più antichi ristoranti dell’isola d’Ischia. Il timone, infatti, è passato nel tempo al figlio Orazio e alla signora Teresa, e oggi il ristorante è diretto dalla terza generazione, rappresentata dal giovane Giuseppe Arturo. Immutato il fascino romantico della terrazza sul mare, da cui si godono tramonti indimenticabili, ma l’esigenza di dare
una nuova impronta alla cucina, lo ha spinto a esplorare differenti impostazioni, approdando a un gourmet che non dimentica le proprie radici e la propria identità. Gli abbinamenti, le nuove “forme d’arte culinaria”, li decide insieme allo chef Mario Ciaravolo, supportato nel servizio dallo staff di sala, attento alle esigenze degli ospiti e pronto a guidarli in un’esperienza gastronomica emozionante: “l’obiettivo è di costruire sensazioni che rimangano impresse nei nostri ospiti”. Giuseppe ci è nato nella trattoria di famiglia, ma poi ha proseguito la sua vita in un’altra direzione: si è laureato, ha lavorato all’estero e ha vinto un concorso nazionale con un’App che parla di gastronomia. Infatti, col tempo la sua natura e la passione che si portava dentro sono riemerse, e si è dedicato al cibo made in Italy. Il suo lavoro, infatti, consiste nel girare l’Europa per recensire, sulla nuova applicazione, i locali con insegna “Cucina Italiana”, creando una vera guida ai sapori nostrani in territorio straniero. Così, nel momento in cui ha scelto di tornare a casa e di prendere in mano il ristorante del nonno, ha conservato due piatti storici della gastronomia locale, la favolosa zuppa di pesce e il coniglio all’ischitana (quest’ultimo solo su ordinazione). Al tempo stesso, il menù è stato consacrato a contaminazioni che creano nuove, inedite combinazioni, dove il nostro sud – con il suo pesce e il prodotto degli orti – incrocia elementi che vengono da lontano. Si mangia su una spettacolare terrazza che guarda il borgo illuminato di S. Angelo, a un passo dal mare, tavoli in legno massiccio e arredamento marinaro fatto di reti, nasse, lampade tipiche e lievi tendaggi e al mare sono dedicati i piatti, ciascuno frutto di un attento lavoro. Come il “papiro”, pasta casereccia con provola, pesce spada e taralli napoletani sbriciolati, o le linguine con fichi, pinoli tostati, cozze e radicchio o ancora gli spaghetti con vongole e pistacchi. E poi i crudi di pesce, ottima la tartare di tonno, accompagnati da salsine e il fritto in tempura con salsa di soia, ma da provare anche la grigliata di pesce freschissimo fatta al momento ai piedi della terrazza, sempre da accostare ai vini, oltre 170 le etichette e alle acque da scegliere da un’apposita carta. Appagamento al culmine con i dolci, dal cestino con gelato e fichi caramellati alla sbriciolata al limone, semifreddo al cioccolato bianco con pistacchi e frutti di bosco, ai cioccolatini artigianali preparazione dello chef, da gustare insieme alla selezione di rhum.

#food #restaurant #ischia

text_Manuela Bottiglieri

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