Monday, August 21, 2017

DIONNE WARWICK: SIGNORA DELLA CANZONE

Text_ Gianluca Castagna

 

Quando al Galà di apertura di Ischia Global Fest 2016 sono passate sullo schermo le immagini di repertorio che riguardano la sua straordinaria e inimitabile carriera, il pubblico non ha potuto che riservarle un’affettuosa ovazione. «La voce di Dionne Warwick – scrisse John Bowers nel 1971 – fa pensare a tante cose all’interno della stessa canzone. Mi vengono in mente un’anguilla, un temporale, una culla, un mucchio di alghe marine, un pugnale. La sua non è una semplice voce, ma un organo o uno strumento grafico con cui disegna delle figure a piacimento».

Protagonista del canzoniere americano del Novecento grazie soprattutto al sodalizio con Burt Bacharach e Hal David, prima cantante di colore della sua generazione a vincere il prestigioso Grammy Award come miglior interprete femminile (onore che ebbe solo Ella Fitzgerald), Dionne Warwick è oggi una signora ancora capace di eleganti acrobazie vocali sulle note dei suoi intramontabili evergreen.
Lo stile, vera cifra artistica della sua storia musicale, è rimasto lo stesso, a dispetto di chi le ha sempre rimproverato di aver abbandonato la vocalità più black in favore di un easy listening più commerciale, seppur sempre di grandissima classe. Difficilissimo da cantare nonostante le irresistibili aperture melodiche. Solo un perfetto controllo vocale come quello della cantante statunitense (“un dono di Dio”, lo definisce), poteva superare gli impervi spartiti che le cuciva addosso un genio malato di perfezionismo come Bacharach. «Cantare le sue melodie è stato come fare un esame di musica ogni volta che sono andata in studio», ha rivelato l’artista nel suo incontro con la stampa al Grande Albergo della Regina Isabella di Lacco Ameno. «Passione e amore sono stati il segreto della mia carriera. Per essere longevi nell’arte bisogna rimanere se stessi. Tutta la mia famiglia ha sempre cantato, sono nata per fare questo mestiere, e l’ho fatto anche quando non stavo bene, quando la forma non era ideale. Non bisogna mollare mai perché, ed è vero, “the show must go on”. Io sono stata fortunata, ho lavorato con tanti grandi e spero nel futuro di farlo ancora. Con gli Earth Wind & Fire, ad esempio».

Donna splendida, componente di una famiglia importante per la musica americana (suo padre dirigeva il coro gospel The Drinkard Singers, di cui faceva parte Cissy Houston, cantante celebre a sua volta e madre di Whitney, cugina della Warwick), Dionne si è calata perfettamente nel clima levigato ma insidioso della musica di Bacharach. «Il sodalizio con Bacharach e Hal David è stato importantissimo, per me. Un triangolo magico che è andato avanti per una decina di anni, creando splendidi capolavori. Poi ho avuto altre collaborazioni: con Barry Manilow, i Bee Gees, Stevie Wonder, Luther Vandross. Nessuno ha provato a cambiare la mia musica, non potevo che essere me stessa».
A Ischia i produttori Andrea Iervolino e Monika Bacardi hanno annunciato le riprese, a ottobre, di ‘Dionne’, film ispirato al best seller autobiografico della cantante. Nella pellicola, interamente finanziata da Ambi Picture, sarà la vincitrice del Grammy Award LeToya Luckett a interpretare la Warwick, mentre l’attore Danny Glover sarà suo padre. «Da tempo mi dicevano di scrivere un’autobiografia ma non mi decidevo. Poi ho pubblicato dei libri per bambini che mi hanno “sciolta”, grazie anche al successo ottenuto. Da qui nasce il racconto “My Life as I See it”. La mia vita è troppo lunga per raccontarla tutta, il film si baserà sugli anni che vanno dal ’62 al ’68, cruciali per le lotte d’integrazione razziale».

Sugli scontri che stanno insanguinando gli Usa nelle ultime settimane, la Warwick osserva che «gli Stati Uniti sembrano rivivere un passato che ritorna. Sono devastata per il dolore delle famiglie delle vittime. E’ profondamente stupido parlare di razze e religioni. Siamo tutti umanità. Tornano alla superficie dei problemi sopiti, si parla di diversità ed emarginazione. Ci possono salvare solo l’amore e la comprensione reciproca. Mio nonno diceva che siano tutti al servizio gli uni degli altri, lui è la mia guida, è l’uomo più saggio che abbia mai conosciuto».

«Il mondo è cambiato, non solo in America – continua l’artista – Nessuno nella nostra vita pensava che ci sarebbe stato un presidente afro-americano, eppure eccolo qui. E non è ancora finita. Il nostro prossimo ostacolo sarà un presidente donna. Sta per accadere, so che è nel mio cuore».
Il rapporto con l’Italia? «Ottimo. Soprattutto per il cibo, ogni volta che vengo qui ingrasso qualche chilo, ma non me ne dispiaccio: è una buona scusa per fare shopping. L’Italia mi ha accolta da sempre in maniera speciale, sin dagli anni Sessanta. Sono venuta molte volte, ho cantato spesso e mi sono sempre sentita a casa. Amo l’Italia e l’Italia ama me».