Tuesday, October 24, 2017

CASAMICCIOLA E LA BELLE EPOQUE

Text_ Franco Borgogna  Photo_ Collezione Leopoldo Reverberi Riva

Il leit-motiv di “ Casamicciola e la Belle Epoque” (Ndr. Libro pubblicato da Benedetto Valentino nel 2013 e che alla luce dei recenti avvenimenti appare di sorprendente attualità), è la voglia di riscossa di Casamicciola Terme, più volte punita da catastrofi naturali ma sempre capace di risorgere, come la mitica araba fenice. Si tratta di appena un centinaio di pagine, trasudanti un ottimismo creativo che, sinceramente, ci voleva in quello che è certo un periodo complesso per l’Italia come per l’isola e per Casamicciola in particolare.Il primo merito di questo libro è il tempismo, il passo coi tempi, l’intelligenza dell’attualità e dell’urgenza del tema proposto. Benedetto Valentino aveva già pubblicato saggi di storia isolana, ma con questo volumetto dimostra la capacità di andare oltre la storia, di prefigurare una via d’uscita dal ripiegamento e dalla stagnazione in cui versa l’isola. Si intuisce il tifo e la speranza di un rinnovato vigore imprenditoriale, capace sull’onda di passati successi, di rilanciare Casamicciola, l’isola intera, le sorti di un Mezzogiorno che deve trovare innanzitutto in se stesso le forze (come da anni va scrivendo lo storico Giuseppe Galasso), ma con il sostegno del Ministero per la Coesione Territoriale che finanzi progetti virtuosi.

Bisognerà agire sui fondi europei FSE e FERS 2014-2020, ma per fare ciò è necessario approntare una progettualità che, al momento, è assente. Come sarà necessario che l’Italia, e il Mezzogiorno in particolare, migliori nettamente la sua capacità di utilizzo dei fondi messi a disposizione. Non è più possibile ripetere le esperienze negative del passato: dei fondi 2007-2013 sono stati spesi soltanto 18,5 miliardi su un totale stanziato di 49,5 miliardi. E si trattava di finanziamenti dedicati a trasporti, turismo, tutela dell’ambiente e prevenzione dei rischi: tutti settori importanti per un’economia turistica come quella di Ischia.

Nella dedica che fa alla famiglia, Valentino svela il suo obiettivo quando scrive: “la storia di Casamicciola ci insegna che tutto può cambiare in un attimo e dalla felicità si può passare alla disperazione. L’importante è reagire, rinascere e avere la forza di ritornare a sorridere, come accadeva negli alberghi della Belle Epoque dopo il terremoto”. Lo spartiacque di questo libro è, per l’appunto, il terremoto del 1883: l’autore mostra che cosa rappresentava Casamicciola prima del 1883 e che cosa rappresentò dopo questa data. Pensando allo sviluppo dell’isola, la dinastia dei Borbone aveva puntato tutto sulla creazione di infrastrutture e, di fatto, l’apertura del porto a Ischia fu un evento di portata eccezionale e dagli effetti positivi sui traffici commerciali e turistici, come furono importanti altre vie di comunicazione ed opere pubbliche realizzate. Tuttavia, per le infrastrutture occorrevano risorse e per trovarle si pensò bene di cercare una mitica miniera d’oro, di cui si favoleggiava, e alla quale aveva fatto cenno già lo storico antico Strabone – probabilmente sulla scorta dell’esistenza in epoca greca di officine per la lavorazione dei metalli. La ricerca dell’oro fu vana, ma l’esperienza mineraria non per questo fu un fallimento, perché di un altro materiale Ischia era dotata, anche se meno prezioso dell’oro, e cioè l’allume, la cui attività estrattiva era situata in località Pera di Basso, proprio a Casamicciola.

Ma il vero “oro ischitano” e cioè il turismo e il termalismo, fu scoperto da operatori economici intraprendenti, che diedero vita ad alberghi e stabilimenti termali che attrassero entusiastici cultori del “ Grand Tour”. All’inizio dell’800 il medico francese Chevalley de Rivaz costruì Villa Sauvè, Almerico Monti l’Albergo Grande Sentinella; ricordiamo ancora l’Hotel Bellevue, che ospitò Garibaldi e Renan, Villa Pisani che accolse Ibsen, l’Albergo Centrale dove soggiornò lo scrittore danese Bergsoe, Villa Mazzaferro che ospitò Alphonse de Lamartine. Nel 1854 aprirono le Terme Belliazzi e nel 1864 l’Hotel Manzi, struttura moderna, architettonicamente rilevante e ben attrezzata per le cure. E così fino al 1883, arrivarono a Casamicciola circa 13mila turisti di cui 3mila stranieri. Tra il ‘700 e l’800 furono molti i viaggiatori stranieri del Grand Tour e – fra loro – famosi letterati, scienziati, pittori che passarono per l’isola e che Paul Buchner ha magnificamente raccolto in “Ospite ad Ischia”. Ad essi, Valentino aggiunge un inedito: Giacomo De Concina, friulano, autore di una vera e propria “ guida per i forestieri”.

Poi, passa ad esaminare una figura chiave della storia turistico-politica di Casamicciola, Luigi Manzi, sotto il duplice aspetto imprenditoriale e politico. Sul fronte politico fu Luigi Manzi che aveva acquistato l’Albergo detto “Dei Romani” ad accogliere, nel giugno 1864, Giuseppe Garibaldi, che poi preferì passare, per una maggiore tranquillità, al Bellevue di Zavota, massone liberale: infatti, la classe imprenditoriale-alberghiera di Casamicciola aveva un’impronta di tipo massonico e si facevano chiamare “Fratelli di Garibaldi”. Altrettante organizzazioni massoniche erano in altri Comuni dell’isola: i Patrioti Europei ad Ischia, Gloria Nascente a Lacco Ameno, Ambizione Calpestata a Forio. Luigi Manzi fu innovatore poliedrico: inventò il liquore Sambuca, poi sfruttato su scala industriale dalla famiglia Molinari; introdusse l’energia elettrica, diede vita ad una compagnia di navigazione che collegava l’isola a Napoli e a Torregaveta. E così si passava dal turismo elitario dei viaggiatori colti al turismo di massa. Ma, a questo punto interviene la grande frattura, la cesoia dello sviluppo, il corto circuito del progresso economico: il terremoto del 1883. E gli alberghi di Casamicciola furono sicuramente un parametro nel giudizio di gravità di quanto accadde, con la distruzione di strutture importanti e la morte di ben 625 forestieri.

Ci volle una decina di anni per ripristinare la demografia di Casamicciola e per rivedere villeggianti e turisti. Ci furono orgogliose ricostruzioni alberghiere come il Bellevue e il Manzi, ma anche nuovi alberghi e caffè e ville in stile liberty; sorse il Bagno Moderno con spiaggia, caffè, sala cinema, sala da ballo e sala buffet e, infine, nacquero dei “ simboli” di questa rapida ripresa come la famosa “paglietta”.  Tutto ciò fino al 1910, quando un’alluvione sommerse – tra l’altro – gli alberghi Manzi, Lucibello e Belliazzi: 17 morti di cui 13 a Casamicciola. Fine della Belle Epoque. Fine della centralità di Casamicciola. Inversione di tendenza nell’isola, dove il polo di attrazione si sposta ad Ischia, Lacco Ameno e Forio. Peccato. Peccato per Casamicciola, per questa località che aveva inventato il termalismo, la balneoterapia e il turismo sociale.