Tuesday, August 22, 2017

JACK HUSTON: ATTORE DELL’ANNO A ISCHIA GLOBAL

Text: Gianluca Castagna

 

INTERPRETE ECLETTICO E TRASFORMISTA, AFFASCINANTE, NATO IN UNA DELLE GRANDI DINASTIE DI ATTORI E REGISTI DI HOLLYWOOD, JACK HUSTON HA PORTATO ALL’ISCHIA GLOBAL LA SUA INTERPRETAZIONE DEL KOLOSSAL BEN-HUR.

 

A teatro ha infiammato i palcoscenici dell’East End londinese con una superba performance in “Delitto per delitto”, thriller psicologico tratto dall’esordio letterario di Patricia Highsmith. In tv è conosciuto come lo sfigurato e letale killer Richard Harrow, nel gangster drama della HBO “Boardwalk Empire”. Ora i riflettori sono nuovamente puntati su di lui per il remake, attesissimo, di un film epocale come “Ben Hur”, del quale l’attore britannico Jack Huston sarà il protagonista nel ruolo che portò all’Oscar Charlton Heston.

«E’ il film più grande che abbia interpretato finora e quello che mi ha insegnato di più sul mestiere dell’attore», ha dichiarato Huston, premiato a Ischia Global 2016 come migliore attore dell’anno durante il Gala all’Hotel Mezzatorre Resort a Forio. «Più che un remake, si tratta di un nuovo adattamento cinematografico, il quinto per l’esattezza, di un romanzo, “Ben-Hur: A tale of the Christ” scritto da Lew Wallace. L’occasione per rivisitare un ruolo classico in un film che ho sempre amato. I paragoni con il kolossal di Wyler saranno inevitabili, ma così come dello stesso paesaggio esistono quadri diversi, anche per Ben Hur daremo la nostra personale interpretazione. Ho molto rispetto per la performance di Charlton Heston, sono amico di suo figlio, non avrei accettato se non fossi stato convinto del valore e della qualità del film».
Il kolossal, diretto dal kazako Timur Bekmambetov, racconta la storia di Giuda Ben Hur, un principe giudeo ingiustamente accusato di tradimento dal compagno Messala (Toby Kebbell), ufficiale dell’esercito romano. Spogliato del suo titolo, separato dalla sua famiglia e dalla donna che ama (interpretata da Nazanin Boniadi), Ben Hur è costretto in schiavitù. Dopo anni in mare e una fortuna improvvisa che lo porta nei favori del console Quinto Arrio, torna in patria per cercare vendetta, ma l’incontro con Gesù (Rodrigo Santoro) nei tragici momenti della Crocifissione, gli fa riscoprire il senso del perdono e della redenzione. Colpito dalle parole del Messia morente, Ben Hur decide di perdonare Messala, ormai paralizzato a vita, e viene premiato non solo con la pace interiore, ma con un miracolo: rientrato nel suo palazzo in rovina, trova la madre e la sorella guarite dalla lebbra.

«Di certo è stato il personaggio fisicamente più impegnativo che abbia mai interpretato. Ho perso 15 chili, un’esperienza molto intensa anche perché tra caldo, sudore e sabbia non c’era mai un momento di tregua. Timur voleva un film con pochi effetti speciali, quindi nelle scene a cavallo, sulla biga o in quelle di lotta, non ci sono controfigure. Sono io, sempre e solo io».

Jack Huston è l’ultimo rampollo di una leggendaria dinastia hollywoodiana d’ascendenza irlandese: da nonno John (regista titanico, Oscar per “Il tesoro della Sierra Madre”, 1948) a papà Tony (sceneggiatore, tra i suoi copioni più famosi “The dead-Gente di Dublino”, 1987), al bisnonno Walter (attore, Oscar come miglior attore non protagonista ne “Il tesoro della Sierra Madre”), agli zii Danny e Anjelica (anche quest’ultima premio Oscar come attrice non protagonista per “L’onore dei Prizzi”).
«La mia è una famiglia straordinaria, il cognome Huston non l’ho mai considerato un peso. E’ raro, in una famiglia, poter dire che siamo arrivati alla quarta generazione di artisti impegnati nel cinema. E’ stata una consapevolezza naturale, me ne sono reso conto subito, sin da bambino, quando mio padre mi raccontava di nonno John e del bisnonno Walter, che all’età di 16 anni è letteralmente saltato su un treno merci in direzione New York perché voleva recitare. Su di me non è mai stata esercitata alcuna pressione perché diventassi un attore o lavorassi nello spettacolo. Siamo una famiglia di creativi e amiamo il cinema. L’eredità culturale è molto forte, spero di rendere i miei familiari orgogliosi di quello che faccio. Ce la metterò tutta, anche se ho ancora molto da imparare».
Il suo ruolo nel serial tv “Boardwalk Empire” (un veterano della prima guerra mondiale che indossa una maschera di latta per nascondere la deturpazione del volto), è diventato uno dei personaggi più importanti e popolari dello show, previsto inizialmente solo per tre episodi ed esteso per quasi tre stagioni. Uomo enigmatico, di poche parole, al tempo stesso anima sensibile e freddo assassino, Richard Harrow nasconde una personalità complessa dietro un aspetto inquietante che Huston ha reso memorabile anche attraverso capricci vocali e tic facciali che lo hanno imposto tra gli interpreti più eclettici e trasformisti della sua generazione. «Oggi, alcune delle cose più interessanti – confessa l’attore 33enne – vengono realizzate  in tv, dove si vive una sorta di età dell’oro. Tornerei a lavorarci, se ne valesse la pena. Dipende dalla storia, dal cast, dal regista; le serie tv vanno avanti per molto tempo, richiedono un impegno a lungo termine, quindi un progetto deve convincermi sul serio». Prossime interpretazioni? «Mi vedrete in “The yellow birds”, tratto dall’omonimo romanzo di Kevin Powers, vincitore del PEN/Hemingway Award 2013 per il miglior esordio dell’anno. E’ una storia sulla guerra in Iraq, diretta da un regista visionario come Alexandre Moors e lo produce Mark Canton. Esce l’anno prossimo, posso solo dirvi che è il miglior film che abbia fatto finora».