Wednesday, September 18, 2019

Text_ Silvia Buchner Photo_ ICity Agency

I PANORAMI CHE STREGANO, L’ATMOSFERA SOGNANTE E LE CREAZIONI DELLO CHEF SCOTTI RENDONO IRRINUNCIABILE LA VISITA. PER UN’ESPERIENZA DEI SENSI CHE NON SI DIMENTICA.

Scegliere di venire a Ischia e non trascorrere qualche ora alla Tuga è la cosa più stupida che si possa fare…! La spettacolare bellezza che si gode dalla terrazza di questo ristorante en plein air che si trova poco prima di S. Angelo, all’interno del resort Costa del Capitano diretto da Francesco Polito, è indiscutibile, assecondata dall’arredamento lineare che lascia spazio ai colori e alle forme della natura dell’isola. Fatta di mare e cielo che si fondono, di rocce coperte dalla macchia mediterranea e, sullo sfondo, il borgo con il promontorio di S. Angelo. Da godere a pranzo, per cogliere tutti i particolari nell’aria luminosa o a cena, quando l’atmosfera sospesa creata dalla superficie marina immersa nell’oscurità, aumenta, se possibile, la suggestione. La cucina, a vista e dal design interessante, è diretta per la stagione 2019 da Crescenzo Scotti: un grande ritorno ad Ischia, quindi, per lo chef premiato con la stella nel 2014-15 al Cappero Therasia Resort di Luigi Polito, nell’isola di Vulcano. Alla guida della sala Carmine Di Iorio, grande professionista, che segue da anni le strutture della famiglia Polito a Ischia, specializzandosi nella ristorazione stellata e che proporrà studiati abbinamenti con i vini. Il menù disegnato da Scotti programmaticamente rivisita la tradizione campana: memorie e ricordi, quindi, e una tecnica attenta che consente di esaltare i diversi sapori. Come nell’insalata contadina, in origine, pomodoro, patate, pane secco, cipolla, basilico, magari una sarda sotto sale, e si accompagnava con un pezzetto di caciotta. Tutti questi ingredienti si ritrovano nel piatto in un piacevole gioco di rimandi: la morbida spuma preparata con latte di bufala cotto è racchiusa da una sfoglia di soia (che con il suo colore giallino ricorda appunto i caciocavalli), il pomodoro in realtà contiene una piccola caponatina – con crostini di pane, basilico, patate; cipolla in gel, crema di basilico, mou di pomodoro giallo e rosso e acciuga affumicata accompagnano gli elementi principali.

E’, invece, un omaggio al padre dello chef, il piatto Cala Cala, ispirato al baratto fra prodotti della terra e del mare che facevano i contadini ischitani con i pescatori provenienti da Pozzuoli. Verdure croccanti e pescato freschissimo sono, infatti, protagonisti di questo secondo: la palamita deve essere appena scottata e condita con un filo di olio extravergine e il suo gusto deciso è stemperato dai vegetali cotti pochissimo perché restino croccanti, li accompagnano un gel di mela e una marmellata di pomodoro che con la loro acidità e dolcezza arrotondano i sapori. Per ultimo si mangia il babà mignon bagnato con puro succo di arancia, per preparare il palato al piatto successivo. E sono solo due esempi delle preparazioni presentate alla Tuga: i menù degustazione come quello alla carta, propongono, infatti, percorsi davvero interessanti, molto pensati e accomunati dall’uso di materie prime ispirate dalla stagionalità, crudi, abbinamenti di sapori che vogliono sempre raccontare una storia.

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