Monday, July 6, 2020

L’INTERVENTO RISOLUTIVO

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Ad Ischia opera uno dei più eccellenti reparti di chirurgia del dimagrimento.

Che l’ospedale “A. Rizzoli” di Lacco Ameno ospiti un settore di eccellenza nel campo della chirurgia lo sanno sicuramente in pochi. Per questo abbiamo scelto di raccontare una struttura che funziona bene e le persone che l’hanno creata. Da quattro anni, infatti, è attivo presso il Rizzoli un ambulatorio di chirurgia dell’obesità e si eseguono regolarmente interventi di chirurgia bariatrica in laparoscopia, che servono a ridurre l’obesità in persone che hanno raggiunto un peso che mette in pericolo la qualità e la durata della loro vita e rende assai difficile il loro quotidiano. L’incontro fra il dottor Alberto Marvaso, primario del reparto di chirurgia generale, e il dottor Francesco Pizza, responsabile dell’ambulatorio di chirurgia dell’obesità ha fatto sì che in quattro anni siano state eseguite 168 operazioni di resezione gastrica, che è uno degli interventi possibili per sconfiggere le forti obesità. Al Rizzoli si è creata, infatti, una sinergia che ha consentito di avere i professionisti, le competenze e i macchinari indispensabili per seguire pazienti difficili come i grandi obesi e, in generale, per portare nell’isola d’Ischia una branca della chirurgia, la laparoscopia appunto, per la quale era necessario andare in terraferma. Si tratta di interventi mini invasivi che, oltre che nel settore della bariatrica, vengono praticati a esofago, stomaco, colon, rene per patologie neoplastiche e funzionali e anche urgenze, quando possibile; gli interventi sul giunto gastroesofageo e sulla colecisti sono addirittura più efficaci se eseguiti in laparoscopia.
La lungimiranza del primario Marvaso, unita alle competenze in chirurgia laparoscopica del dottor Pizza, ha dato vita ad un reparto fornito di modernissime attrezzature per gli interventi mini invasivi, dove tutto il personale ha seguito corsi di aggiornamento per essere all’altezza degli obiettivi prefissati; inoltre la struttura è dotata di terapia intensiva, fondamentale per eseguire in sicurezza operazioni complesse
come queste. “Da questo punto di vista, una struttura piccola come il Rizzoli, dove il direttore sanitario sta a diretto contatto con noi medici ci facilita, i problemi si vivono insieme. La nostra, peraltro, è una ASL virtuosa, il direttore generale non fa mancare nulla di quanto ci occorre. Al Rizzoli è tutto il reparto di chirurgia generale che è cresciuto, adeguandosi a quella che è la chirurgia di oggi, cioè la mini invasiva, e questo diventa un vantaggio per la popolazione che fruisce della struttura”, specifica il dottor Pizza.
La laparoscopia nasce come metodica diagnostica: per primo la applicò un ginecologo tedesco quando si accorse che, introducendo anidride carbonica nell’addome e utilizzando dei trocar (cioè degli accessi), era possibile introdurre degli strumenti grazie all’insufflazione del gas che crea una “camera”, cioè uno spazio nell’addome. Si immagini l’addome come una stanza che di solito ha il soffitto attaccato al pavimento: grazie al gas il “soffitto” si solleva e consente di inserire gli strumenti e operare come se si fosse a cielo aperto, una telecamera, infatti, collega la “camera addominale” all’occhio di chi opera. “Senza innamorarsi della tecnica, quando questa è vantaggiosa va adoperata” spiega il dottor Pizza: i vantaggi risiedono nella ripresa più rapida del paziente, perché rispetto alla laparotomia classica (vale a dire l’apertura dell’addome) la mobilizzazione del paziente è più veloce e la degenza più breve, mancando la componente del dolore legata alla ferita laparotomica, inoltre gli organi meno manipolati si riprendono più rapidamente. Tutti questi aspetti positivi sono particolarmente interessanti in chirurgia bariatrica, perché nei pazienti obesi una ferita sulla pancia è molto lunga da cicatrizzare. All’operazione si arriva attraverso un percorso interdisciplinare, particolarmente necessario per i pazienti obesi, che insieme al nutrizionista e allo psicologo valutano la situazione per individuare la soluzione più adatta. Il tipo di intervento (palloncino, bendaggio gastrico, resezione gastrica) si sceglie, infatti, in base alle attitudini del soggetto: quando hanno certe caratteristiche, per es. non sono consumatori di cibi dolci (nutella, bibite gasate) e sono in grado di fare una dieta, allora si fa il bendaggio che stringe lo stomaco e quindi si è costretti a mangiare meno. Ma se si è dipendenti da cibi calorici liquidi (le bevande gasate appunto), questi possono essere assunti anche se l’accesso allo stomaco è più stretto, quindi si deve trovare un’altra forma di intervento. “La nostra non è una guerra alla malattia, perché la perderemmo, noi aiutiamo il paziente quando non ce la fa da solo” tiene a puntualizzare Pizza: perché di malattia si tratta nei casi di obesità, di una malattia multiorgano, nel senso che affatica e coinvolge tutto l’orga- nismo, l’obeso è un malato la cui esistenza è a rischio e ha un’aspettativa di vita inferiore al normopeso. Il numero degli obesi fra gli italiani dai 18 anni in su ha raggiunto, secondo l’Istat, i 4 milioni e 700mila individui, sfiorando in termini relativi un’incidenza di circa il 10% e per quanto in Europa ci superino paesi come la Germania e la Spagna, tuttavia il fenomeno è sicuramente in crescita (è aumentato, infatti, nei 5 anni intercorsi fra due rilevamenti del
9%) e la Campania, con oltre l’11% di obesi, si colloca fra le Regioni con la popolazione più a rischio. In Europa il sovrappeso e l’obesità sono responsabili di circa l’80% dei casi di diabete tipo 2, del 55% dei casi di ipertensione arteriosa e del 35 % di casi di cardiopatia ischemica: tutto ciò si traduce in 1 milione di morti e 12 milioni di malati all’anno.
In particolare, spiega Pizza, “l’obeso maschio sopra i 45 anni è un paziente che sta già male, ha difficoltà a compiere le attività quotidiane, mentre le donne e i maschi giovani si accostano all’operazione soprattutto per ragioni estetiche e sperano che la chirurgia cambi loro la vita. Non è per questa ragione, però, che noi li operiamo, anche se sono persone che non vanno giudicate, vengono da diete infinite, hanno speso cifre folli, li hanno presi in giro. La gente non riesce a dimagrire perché ha problemi di metabolismo, ma anche perché si innesca una dipendenza dal cibo, che abbiamo a disposizione in abbondanza e a prezzi abbordabili per tutti. Il cibo dice sempre di sì, basta allungare la mano per prenderlo, mentre la vita spesso dice di no. Tuttavia, ripeto, guai a pensare che il chirurgo risolva tutto”.
Quando si sceglie la resezione si fa un intervento da cui non si torna indietro, nel senso che viene asportato circa il 90% dello stomaco. Questo comporta che, oltre ad avere meno fame perché lo stomaco si riduce, si interviene anche su una componente ormonale perché nella parte dello stomaco asportata viene secreta la grelina, un ormone che stimola l’appetito. Tuttavia, si tratta per quest’ultimo fattore di un’ipotesi che ha bisogno di essere ancora approfondita. “Penso – dice infatti Pizza – che queste persone dimagriscano perché fanno un intervento restrittivo, ma soprattutto esso ha successo nella misura in cui è adatto alle caratteristiche del paziente. E i pazienti devono capire questo ragionamento: non esiste l’inteVvento, ma esiste il paziente che deve accettare il percorso terapeutico che si decide insieme”. Il primario Marvaso puntualizza che “dall’obesità non si guarisce, i pazienti bariatrici vanno seguiti sempre: noi con l’operazione li aiutiamo a stare a dieta, perché avendo uno stomaco di dimensioni ridotte possono assumere meno cibo. Ma il medico fa il 5% del lavoro, il resto tocca al paziente, che noi aiutiamo a rieducarsi a mangiare in maniera equilibrata. Tutti i pazienti dovrebbero comprendere che l’obesità è una malattia cronica e pertanto la gestione corretta del peso deve durare per tutta la vita, rappresentando un vero e proprio esercizio di educazione alla salute”. Anche in sala operatoria il nostro è un lavoro di equipe, chiarisce il dr. Pizza, “perché la chirurgia mini invasiva ha bisogno di un forte supporto da parte dello staff. Gli anestesisti, per esempio, in chirurgia bariatrica sono particolarmente impegnati, perché il paziente obeso è delicato, è difficile intubarlo. Siamo anelli di una catena, dietro il medico c’è uno staff che contribuisce alla riuscita dell’intervento al pari del chirurgo”.
Nell’ASL Napoli 2 l’ospedale Rizzoli è l’unico a eseguire interventi di chirurgia bariatrica in laparoscopia: i pazienti che vengono dal continente per operarsi sono sempre più numerosi, sfiorando ormai il 50% degli interventi. “Al punto – spiega il dr. Marvaso – che abbiamo attivato una collaborazione con un ambulatorio di dietologia del presidio sanitario di Lago Patria, cui fanno capo pazienti non isolani che, nel caso vengano indirizzati alla chirurgia bariatrica, saranno poi operati ad Ischia”.
Ambulatorio di Chirurgia dell’obesità Info: 081.5079258 francesco_pizza@libero.it

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text_Silvia Buchner | photo_Riccardo Sepe Visconti

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