Sunday, April 5, 2020

MARIO MARIANI n.07/2005

People

Photo: Redazione Ischiacity
Text: Letizia Virgili

 

Il primo ricordo, tra i molti che la mia ‘mamma’ ha di Mario Mariani, risale a tanti anni fa ed è quello di un giovane medico veterinario pieno di entusiasmo, che si presentò in farmacia dalla ‘nonna’, annunciando l’imminente apertura del suo nuovo ambulatorio, in via Quercia. Da allora sono passati 25 anni e oggi farò la conoscenza del mio medico.
Arriviamo allo studio e mi piace trovarmi insieme ad altri amici animali; sì, quel gatto nel gabbiotto non ha una bella cera, ma in compenso i due cani che mi stanno vicini sembrano non avere paura. È il nostro turno: scodinzolando seguo la ‘mamma’ e vengo messo su un tavolo alto, di acciaio, mi si avvicina il dottore…i capelli e i baffi sono un po’ ingrigiti, ma l’espressione simpatica e furbetta è la stessa di quegli inizi anni ’80. Mentre Mario mi tocca, mi guarda e mi coccola, comincia a parlare con la ‘mamma’…

Mario, perché hai scelto di fare il veterinario e perché proprio qui a Ischia?
Sono nato a Todi e cresciuto in campagna circondato dagli animali, verso i quali ho sempre avuto una naturale predisposizione. Quando, a 18 anni, dovevo stabilire cosa fare da grande, è stato perciò quasi ovvio scegliere la medicina veterinaria. Ho studiato a Perugia, sotto la preziosa guida del Prof. Moretti e, dopo la laurea, ho rinunciato alla carriera universitaria per seguire il desiderio di fare l’ufficiale medico. Così ho iniziato a fare il veterinario a Roma, dove sono rimasto per 4 anni e dove ho conosciuto la mia futura moglie Lina Ferrandino. Ecco perché Ischia: quando ci siamo sposati nel 1979 ho verificato che a Ischia ci sarebbero state buone opportunità di lavoro e così nel 1980 il garage di mio suocero è diventato quello che a tutt’oggi è il mio studio.

Cos’è Ischia per te?
La finestra della mia camera da letto è rivolta verso il Montagnone; lo sguardo si perde in un panorama che assomiglia molto alla montagna che vedevo da casa mia a Todi. Ma, se spalanchi un po’ di più la finestra, allora ti perdi nel mare. Ecco, Ischia è come la mia terra, ma con qualcosa in più: il mare. Mi piace, la sento mia, anche se, a volte, ‘soffro’ il senso di circolarità tipico delle isole: se esci per un giro, dopo un’ora sei di nuovo al punto di partenza: delle mie parti, mi manca l’opportunità di andare sempre oltre…

Quasi 30 anni di carriera: ci saranno ricordi particolari, aneddoti…
All’inizio, qui a Ischia, avevo qualche difficoltà col dialetto. Un giorno un vecchio cacciatore mi chiamò per farmi visitare il suo ‘piccione’. Arrivato in studio, mi trovai di fronte un cucciolo di cane e io aspettavo sempre di visitare l’uccello (per me ‘piccione’ era un colombo, mentre per lui significava ‘cucciolo’). Poi di ricordi ce ne sono un’infinità, belli e brutti. Quelli più toccanti però sono sempre legati ad animali accompagnati da bambini: il loro rapporto così puro e forte mi ha sempre commosso. Pensa che una volta un bambino svenne nel sapere che il suo cane aveva poche possibilità di cavarsela. Da allora, cerco sempre di misurare bene le parole quando sono davanti a piccoli proprietari.

E un bilancio di questi anni…
Senz’altro positivo. Vedi, non mi è mai pesato il fatto di fare ‘il medico povero’, come si dice per i veterinari. Dalla mia professione ho ricevuto sempre grandi soddisfazioni e il rispetto dei colleghi e dei clienti, sia nel privato, che nel pubblico. Credo che all’Asl abbiamo fatto un ottimo lavoro, spesso anticipando di diversi anni, con sperimentazioni e progetti, quelle che poi sono diventate regole in tutto il territorio nazionale. Mi riferisco, ad esempio, al lavoro di screening sulla Leishmaniosi o al progetto di educazione al rispetto e alla cura degli animali, che il collega Ciro Di Sarno sta attuando nelle scuole, con l’intento di avere un domani una cittadinanza più attenta e sensibile. Il mio lavoro mi piace ancora molto. È ovvio che, dopo tanti anni, a volte si abbiano momenti di stanchezza, ma, se faccio qualche giorno di vacanza, allora mi accorgo che mi manca.

Claudia, tua figlia, sta studiando veterinaria a Perugia. Cosa pensi e speri per lei?
Per un padre vedere un figlio seguire le sue orme professionali è una grande emozione. Vuol dire essere stati un modello positivo e riuscire a trasmettere le proprie conoscenze e la propria esperienza così che possano continuare a vivere nel futuro. Certo, per i giovani che si accingono ora ad iniziare questo lavoro a Ischia forse il bacino di utenza è un po’ saturo. Per questo credo che la cosa migliore, per Claudia, sarebbe ‘farsi le ossa’ fuori, in terraferma, per poter poi tornare più preparata e matura qui. In ogni modo le auguro di vivere la sua professione con onestà, dedizione, scrupolo e con il giusto equilibrio tra il dovere e il piacere…..

…..Con tutte queste chiacchiere, non mi sono neppure accorto della siringa che il dottore mi ha fatto per vaccinarmi. Ora è qui che mi guarda, divertito dalla mia aria buffa da ‘giovane maschio’. Mi ha chiamato ‘capoccione’, sorridendomi e io devo dirvi che questo signore mi piace proprio. Ho scoperto, oltre all’ottimo professionista che ai più è ormai noto, un uomo semplice e poeticamente profondo, modesto e concreto, simpatico e affettuoso, insomma ho trovato un amico.
Ah, dimenticavo: mi chiamo Duke e sono un cucciolo di otto mesi di Bovaro del Bernese.

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