Sunday, May 31, 2020

MICHELE CALISE n.07/2005

Politics

Photo: Riccardo Sepe Visconti
ArtDirector: Riccardo Sepe Visconti
Text: Riccardo Sepe Visconti
Dress Man: La Caprese più Uomo
Jewellery: Gioielleria Bottiglieri
MakeUp: Nancy Tortora
Hair: Cristian Sirabella
Assistant: Daniela Laganà

 

Quali sono le tue passioni?
Sicuramente l’arte, in tutte le sue espressioni; con l’arte sono in contatto fin da bambino e in questo ha avuto un ruolo determinante il fatto di essere figlio di Taki.

Che rapporto hai con tuo padre?
Ha una personalità forte, non è un tipo qualunque e quindi inevitabilmente produce degli effetti su di te. Il nostro è stato un rapporto padre-figlio atipico perché, quando ero bambino, era molto preso da tutti i sentimenti e le passioni che possono animare un artista. Tuttavia sono molto legato a lui perché è una persona assai dolce e sensibile: è stato molto affettuoso ma poco padre anche perché i miei genitori sono separati e mia madre, in parte, ha dovuto sostenere due ruoli. Oggi ho un rapporto diverso con lui, soprattutto dopo la nascita di mia figlia che lo ha reso molto felice: penso che, se non è stato un padre nel senso classico del termine, sarà un nonno molto presente. È una persona che amo profondamente, cui devo una sensibilità particolare nei confronti delle forme d’arte e penso di avere anche mutuato da lui la sincerità nei rapporti interpersonali, bado molto al contenuto e non all’aspetto delle persone.
N.d.r. L’intervista a Michele Calise è stata raccolta prima dell’improvvisa scomparsa del padre Taki.

Quali forme d’arte preferisci?
Mi affascinano tutte. Fin da bambino, osservando il lavoro di mio padre, sono stato portato verso l’arte figurativa, pittura, scultura, e non mi interessano necessariamente i nomi altisonanti. Un quadro di Peperone, che è un fenomeno prettamente ischitano perché, quando avrebbe potuto, non ha voluto farsi pubblicità, può emozionarmi quanto uno di Picasso.

Come ti sei ritrovato in politica e da quanto tempo?
La politica mi ha affascinato fin da ragazzino, quando seguivo le accese campagne elettorali per le elezioni amministrative, qui a Forio, trovandomi, senza molta cognizione di causa in verità dato che ero ancora alle elementari, a fare il tifo per l’uno o per l’altro candidato. Precocemente si è formato in me un forte senso critico, leggevo i giornali e già al Liceo avevo una mia idea politica molto chiara. Guardavo agli attivisti politici, anche a quelli di portata nazionale, con grande attenzione e cercavo di agire nel mondo della scuola. Sono stato rappresentante degli studenti nel consiglio di istituto, cercavo di convincere compagni e professori e con questi ultimi ci siamo anche scontrati.

Qual era il partito cui aderivi?
A quell’epoca mi sentivo molto rosso, molto comunista; oggi mi reputo un riformista, termine peraltro usato con una certa facilità senza conoscerne il reale significato, ma sento ancora vive le mie radici di sinistra, socialiste.

Giorgio Napolitano è tra i tuoi punti di riferimento?
In questo momento non mi riconosco in nessuno in particolare, mi piace pensare ad una serie di persone che hanno agito sulla storia politica dell’Italia di ieri e di oggi.

Quali giornali leggi?
Ogni giorno compro e leggo innanzitutto “Il Corriere della Sera”, perché ritengo che attualmente sia l’unico quotidiano che riesce ad essere equidistante. Naturalmente dipende molto dalle penne, ma in linea di massima è bipartisan e dà le notizie ‘nude e crude’. Non tralascio la stampa locale, anche se molti danno per scontato che io debba leggere ogni giorno “Il Golfo”, mentre preferisco avere in primo luogo la visione più ampia possibile delle questioni, anche quelle locali. Per questo motivo, al primo consiglio comunale cui ho preso parte, mi feci promotore del referendum per il comune unico.

Sei al tuo primo mandato?
Sì, sono consigliere con delega alla cultura, spettacolo, eventi e al contenzioso. Non percepisco alcun emolumento, lo faccio solo per passione ma essendo un giovanissimo professionista devo curare anche il mio lavoro e quindi inevitabilmente non posso dedicarmi 7 giorni su 7 alla politica. Mi sono laureato in Giurisprudenza nel 2000 e oggi sono un avvocato penalista.

Raccontami dei tuoi studi.
Da ischitano purosangue ho vissuto intensamente quest’isola fino a 18 anni, ma già alle elementari avevo deciso che avrei studiato fuori e per fuori non ho mai inteso Napoli perché è a un tiro di schioppo da qui. Sentivo la necessità di andare via e confrontarmi con la vita su altra scala, anche perché ero molto provinciale, da adolescente mi sentivo quasi un semidio, convinto di avere grossi mezzi e sapevo di dovermi ridimensionare e questo a Bologna, dove ho frequentato l’università, è accaduto subito. Dopo la laurea e un colloquio col professor Panzini, ho fatto il tirocinio nel suo studio, poi ne ho aperto uno mio, a Napoli, con altri colleghi conosciuti lì. Quindi divido la mia settimana tra gli impegni napoletani e quelli nell’isola.

La tua famiglia?
La mai compagna si chiama Alessandra ed è, con la nostra bambina, la persona che conta di più nella mia vita, mi dà serenità, pace; conviviamo da oltre un anno e, quando abbiamo scoperto di aspettare un bambino, abbiamo deciso di non sposarci solo per questo motivo, come oggi spesso accade. Magari lo faremo quando nostra figlia, che è nata il 7 novembre scorso, comincerà a capire. Lei mi ha fatto subito sentire molto ricco, mi ha dato una sensazione strana, come capita a chi vince il superenalotto e non se lo aspettava.

Ti senti una persona appagata?
No, probabilmente per la mia giovane età e anche perché questo è uno dei tratti principali del mio carattere e costituisce un problema perché tendo ad essere molto severo con me stesso, spesso anche troppo.

Cosa vorresti migliorare del paese in cui operi come consigliere comunale?
Forio ha dormito per lunghi anni, probabilmente la responsabilità è stata soprattutto degli amministratori, anche se di questo non sono del tutto convinto. Quello che a me piacerebbe, è iniziare a cambiare l’approccio alla vita quotidiana, per questo lavoro all’interno di una delega specifica che mi consente di mettere Forio in collegamento con il resto del mondo e mostrare il mio paese in modo differente da come i suoi stessi abitanti lo vedono. Non dobbiamo vendere una cosa per un’altra, Forio è bello per se stesso ma i foriani vivono questo luogo in modo sbagliato, banale, senza rendersi conto della grande energia che ha, mentre spesso chi è venuto da fuori ha compreso questa forza e perciò ha scelto di stabilirsi qui.

Approfondiamo questo concetto di cambiamento…
Mi piacerebbe cambiare il mio comune nel senso in cui vorrei si modificasse l’intera isola, di cui Forio è parte integrante, altrimenti il rinnovamento di una sola località perde gran parte del suo significato, non dimentichiamo infatti che, per chi viene qui per la prima volta, siamo Ischia tout court, la differenza tra i sei comuni viene percepita solo in un momento successivo. Se domani trasformiamo Forio nella Montecarlo del sud Italia e poi, ad un chilometro di distanza c’è la Secondigliano dell’isola d’Ischia, non abbiamo risolto nulla. Quindi tutti quelli che hanno voglia di fare qualcosa di positivo devono collaborare, senza pensare solo al proprio orticello e, al tempo stesso, mettendo in campo delle professionalità. Bisogna perciò stare attenti ad usare la parola “sistema”: da quando ho la delega come consigliere ho cercato contatti con i miei colleghi degli altri comuni e non sempre è stato facile, si creano gelosie e supposte primogeniture, questioni che mi interessano poco perché ciò che importa è che politici, ma anche commercianti per esempio, riescano a lavorare in sinergia, coinvolgendo tutto il territorio. Ti faccio un esempio: quando viene qui un artista, un personaggio famoso, e bisogna dare ospitalità, ci sono sempre delle difficoltà e alla fine offrono la loro disponibilità sempre gli stessi albergatori, e sono pochi, mentre questa è una tappa obbligata per propagandare fuori l’immagine di Ischia.

Il tuo ruolo pubblico ha modificato qualcosa dentro di te?
Il fatto di essere oggi un personaggio pubblico non mi ha cambiato interiormente, ma poi mi rendo conto che le mie scelte pubbliche a qualcuno non piacciono. Il che mi lascia stupito perché faccio sempre e solo cose in cui credo: così, per esempio, il progetto di organizzare una Notte Bianca a Forio in principio ha suscitato molte polemiche.

Veniamo allora alla Notte Bianca del 23 dicembre scorso: quando hai cominciato a crederci?
Subito. Ho preso parte alla Notte Bianca di Napoli che mi ha dato grandissime emozioni.

Vi hai partecipato già con l’idea di riprendere l’evento qui?
Probabilmente avevo già nel cuore l’idea ma l’esserci stato mi ha fatto capire che, qui da noi, dovevo agire il prima possibile, naturalmente con i nostri mezzi e a nostra misura. Ne ho parlato con il sindaco Franco Regine e ho pensato subito alla notte tra il 23 e la vigilia di Natale, perché fin da piccolo sono stato affascinato dalla processione che c’è a Forio in quella notte. Chiedevo sempre a mia madre di svegliarmi per potervi partecipare. È una delle tappe fondamentali della vita sociale di Forio, insieme alla corsa dell’Angelo, a Pasqua, in cui si riunisce ed è rappresentata tutta la comunità. Ci tengo molto e per non perdermele rinuncio anche a viaggi all’estero. Scegliere il 23 dicembre ha avuto quindi uno scopo preciso: mettere insieme, in quella notte, una serie fitta di appuntamenti che culminasse nella processione e nel popolare mercato del pesce, in modo che tutti conoscessero anche l’evento tradizionale. Ho voluto accostare una ricorrenza assai sentita a Forio, ma forse non nota a tutta l’isola, con un fenomeno tipicamente contemporaneo come la Notte Bianca. Ugualmente sto pensando di ‘lavorare’ sulla corsa dell’Angelo e sulla Pasqua, perché anche quella rappresentazione è molto emozionante.

Raccontaci come si è concretizzato il progetto della Notte Bianca.
In principio il sindaco Franco Regine era un po’ scettico, lui preferiva Capodanno ma penso che per quella data ci siano già fin troppe manifestazioni, l’isola è una e non bisogna frazionare il pubblico, mentre la nostra proposta doveva cadere in un momento libero da altre iniziative e così ho convinto rapidamente anche il sindaco; l’assessore regionale al Turismo Marco Di Lello mi ha appoggiato da subito.

Parliamo del costo della manifestazione.
Complessivamente la Notte è costata circa 65.000 Euro. Quanto alla banda, di cui si è parlato, essa come associazione culturale musicale ha proposto una serie di spettacoli per la Notte tra cui il concerto di Edoardo Bennato (altri li ha indicati l’ASCOM), per cui hanno avuto 30.000 Euro per gli eventi realizzati e non per se stessi.

Che ritorno ha avuto Forio per la manifestazione della Notte Bianca?
Il rilancio di immagine è stato notevolissimo, in primo luogo in rapporto ai comuni limitrofi perché, benché Forio sia il comune territorialmente più grande, che ha la maggiore concentrazione di strutture ricettive, è sempre un po’ schiacciato da Ischia. Ma l’obiettivo principale che mi stava a cuore, è aver mostrato che Forio c’è e per di più in un periodo morto per il turismo balneare che è quello con cui siamo identificati: si è parlato della nostra Notte Bianca su molti giornali e tg nazionali.

A chi senti di dover dire grazie?
A moltissimi. Ai miei colleghi amministratori e ai dirigenti dei settori coinvolti, quindi protezione civile, vigili urbani, la Pegaso, che ha lavorato benissimo (il mattino dopo, alle 7.00 era tutto pulito e alle 8.30 erano già stati tolti i palchi). Tutti hanno dato una prova di orgoglio che era esattamente quello che volevo: l’efficienza nella gestione del traffico, del servizio navette come di tante altre cose è stata determinante per la riuscita della Notte. E poi ha funzionato bene la collaborazione con i giovani dell’Ischia Global Service, che lavorano con il comune attraverso le associazioni, sono molto entusiasti e si sono occupati soprattutto della pubblicità.

Durante l’intervista mi hai raccontato le tappe fondanti della tua vita ed è come se ciascuna di esse, il tuo impegno in politica, la passione per il mondo della notte e per l’arte, la voglia di uscire fuori dell’isola e conoscere altri modi di vivere, fosse rappresentata nell’idea della Notte Bianca, che contiene quindi molto della tua storia personale…
Sì, dei miei primi 30 anni.

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