Monday, October 19, 2020

EDITORIALE n. 08/2006

Questa volta affrontiamo un tema duro e i suoi interpreti: la morte, la tragedia, gli sciacalli, i piccoli eroi, gli imbecilli, le persone perbene. E sullo sfondo di tutto quanto il ruolo dei mass media e di chi li orienta.

Come molti sanno, il mese di aprile per Ischia è stato un brutto mese: iniziato positivamente con l’arrivo del cancelliere tedesco Merkel, è stato trafitto il giorno 26 aprile dall’assurdo omicidio di un giovane al termine di una notte convulsa, e infine inabissato in un mare di fango e dolore, quando una frana, il 30 aprile, ha ucciso quattro componenti di una famiglia di gente modesta. Normalmente la morte di quattro persone ignote alle masse, se non ha qualcosa di molto ‘teatrale’ non conquista i titoli di apertura a quattro colonne dei giornali nazionali, a maggior ragione se ad uccidere è un evento naturale come una ‘semplice’ frana (che normalmente verrebbe relegato ad una colonna di “spalla”). Qundi mi sono domandato (leggittimamente) perché i più importanti quotidiani del Paese la mattina successiva ai fatti abbiano aperto a caratteri cubitali con il pezzo sulla frana ad Ischia. Direi che la risposta la posso ricavare da una frase che scrisse su Ischia Truman Capote, cinquant’anni fa: “Le isole sono come navi perennemente all’ancora, si è presi dalla stessa sensazione di trovarsi magicamente sospesi: diresti che nulla di volgare o di scortese può accaderti”. È appunto questo che ci condanna: la gente non può accettare l’idea che ad Ischia possa accadere qualcosa di brutto e quindi se ciò avviene tutti se ne stupiscono, quasi si irritano, ed enfatizzano la loro incredulità dilatando oltre ogni limite il racconto delle disavventure isolane. Qualche giorno prima dell’omicidio Rainieri parlavo con il maresciallo dei Carabinieri Cantaressi (comandante della caserma di Ischia) e insieme convenivamo che questa è l’isola della sicurezza. Certamente un omicidio ad opera di tre balordi, probabilmente alterati dall’alcool e da chissà cos’altro, non può precipitarla tra i luoghi del crimine. Ischia è un luogo tranquillo e, per quanto sia cinico dirlo, quell’avvenimento tragico e violento è da considerarsi una maledetta eccezione che conferma la regola e (per fortuna nostra) nulla di più!
Così come, se al termine di un’incessante pioggia, viene giù una spalla di collinetta che per disastrose circostanze travolge una povera casa, non può dirsi che tutta l’isola sia pericolante. Purtroppo però i soliti sciacalli delle notizie, i giornalisti di un tanto a rigo, gli imbecilli in cerca di una telecamera verso la quale parlare, si sono buttati a testa bassa a seminare stupido allarmismo e maldicenze. Ischia è così diventata un’isola insicura, in preda a famelici speculatori privi di scrupoli, disposti a costruire abusivamente sulla pelle delle persone. Ma così non è. Certo Ischia, come l’Italia, con buona pace di Dante, non è un paese di santi, ma è sostanzialmente una terra baciata dalla bellezza e da un clima perfetto, popolata da gente laboriosa e ospitale che non ostante tutto si impegna a fondo per fare del turismo la propria fonte di sussistenza e – perché no? – di orgoglio.
Sempre più in queste circostanze penso che se l’isola venisse dotata di un efficiente Ufficio Stampa e Comunicazione, questo sciacallaggio mass-mediatico verrebbe contrastato e si potrebbe, come ormai noi di ischiacity facciamo da tempo, diffondere tutto il bello che su quest’isola quotidianamente accade.
In questi giorni di difficoltà ho visto il primo cittadino del comune di Ischia, Peppe Brandi, darsi da fare in ogni modo per riportare immediatamente il suo paese alla normalità. Ho tutte intatte le mie posizioni scettiche su alcune iniziative della giunta Brandi, ma devo dire che in questa situazione di emergenza Peppino, il sindaco, si è mosso con un’efficienza ed una tempestività che sospetto sarebbero stati in pochi a poter uguagliare. Parliamo anche di questo! Parliamo delle centinaia di persone accorse a dare una mano sul luogo della tragedia (mettendo a rischio la propria sicurezza), parliamo dei tanti gesti di concreta solidarietà. Parliamo di una popolazione sana e compatta, pronta a fare quadrato nei momenti difficili per superare la crisi. Parliamo, come faremo in questo numero 8 di ischiacity, di come funzionano efficacemente le nostre scuole di specializzazione, del lavoro dei professionisti teso a recuperare le quote di turismo perse, delle ristrutturazioni di edifici antichi e bellissimi, della bravura di alcuni artisti e della bellezza, sì, soprattutto della bellezza, che a dispetto di chi rema contro, governa ogni aspetto ed ogni istante della vita ischitana.