Thursday, November 26, 2020

Politics- FESTE, FARINA E FORCA

26/2009

Text: Riccardo Sepe Visconti

 

A colloquio con Giovanna Martano, assessore provinciale al turismo, che fa il punto sulla crisi del settore e sul fenomeno dei festival, che sempre più numerosi vengono organizzati nell’isola d’Ischia.

Il 2008 è stato un anno disastroso per la Campania dal punto di vista dell’immagine che la regione ha dato di sé.
Sicuramente molto difficile, il più difficile a mia memoria, ma non arriverei a usare il termine “disastroso”, perché se guardiamo agli ultimi dati sull’affluenza turistica il calo supera il 10%, ma è in linea con un calo serio che riguarda tutta l’Italia. Anche le città con cui ci raffrontiamo, per es. Firenze e Venezia, hanno avuto una notevole diminuzione di presenze, si tratta di una crisi del turismo dovuta sicuramente alla congiuntura economica negativa, ma anche a scelte strutturali. Gli effetti della decisione di abolire il ministero del turismo, trasferendo alle Regioni i poteri in questo settore, sono stati disastrosi: sono anni che non si fa una campagna di promozione del brand Italia. La Spagna lancia la propria immagine (sia del Paese nel complesso che delle singole regioni) in maniera fortissima, mentre qui da anni si vede solo l’azione isolata delle singole regioni, ed è una strategia che non riesce ad aggredire i mercati. Inoltre, quest’uso delle risorse economiche è poco razionale, le somme stanziate si sono aggiunte le une alle altre raggiungendo cifre dell’ordine delle decine di milioni di euro, ma a un tale investimento non corrisponde assolutamente un ritorno efficace di immagine e quindi di competitività con i Paesi concorrenti. Penso che se questi investimenti fossero stati coordinati in maniera centralizzata, i risultati sarebbero stati migliori. Va anche detto che ormai in Italia il rapporto fra la qualità dell’offerta turistica ed il suo costo è francamente sproporzionato in negativo rispetto ad altre mete europee. La Campania è stata coinvolta in questa situazione di crisi complessiva, cui si sommano i problemi che le sono peculiari. Innanzitutto il fatto di essere al Sud: dall’ultimo sondaggio SVG emerge che solo il 9% dei turisti che visitano l’Italia scelgono il Mezzogiorno, quindi è una destinazione non competitiva rispetto al Centro-Nord del Paese. Si tratta di un dato paradossale, visto che come risorse del territorio è molto più ricco del resto della nazione.
Come ti spieghi questo paradosso?
Il Sud manca di servizi ed infrastrutture adeguati, non abbiamo una capacità di promozione all’altezza di quella del resto d’Italia perché non siamo stati in grado di trasformare in prodotto le nostre bellezze, che spesso semplicemente non sono fruibili. In Campania, in particolare, nel 2008 l’emergenza rifiuti ha sicuramente minato la nostra immagine, anche perché (cosa su cui non sempre è semplice portare i campani a ragionare) Napoli è un brand molto famoso, sia in positivo che in negativo. Ora, se Napoli che è il prodotto della Campania più forte ha un’immagine compromessa, all’estero non si riesce a far passare una distinzione fra la città ed il resto della Regione, per es. le isole del Golfo o la penisola Sorrentina. Considerato, quindi, che veniamo da un periodo in cui la nostra immagine si è fortemente indebolita la prima mossa seria da fare è proprio il recupero dell’immagine.
Come giudichi l’operato dell’attuale assessore regionale al turismo, Claudio Velardi?
Alcune delle iniziative che si stanno mettendo in campo mi convincono molto, perché le considero una sorta di terapia shock e credo che ne abbiamo bisogno.
A cosa ti riferisci, in particolare?
Alla proposta di legge approvata in Giunta, completamente diversa da quella cui aveva lavorato il suo predecessore, Marco Di Lello, e francamente spero che passi (mi risulta che anche la commissione all’interno del consiglio regionale abbia quasi terminato il suo lavoro) perché mi convince di più della precedente.
Quali sono i suoi punti forti?
Innanzitutto, i sistemi turistici locali. La nuova legge consente di organizzare il territorio appunto in sistemi turistici locali, restituendo responsabilità alle strutture sul posto e contemplando anche un coinvolgimento più diretto dei privati. A mio avviso, la responsabilizzazione dei territori e dei privati, che sono gli operatori principali, è una scelta giusta. L’altra legge, invece, a stento li citava e a proposito dell’Agenzia regionale di promozione prevedeva un modello di governance assolutamente pletorico, fatto di consigli di amministrazione e comitati scientifici dove per rappresentare tutti si correva il rischio di mettere su un carrozzone. La legge di Velardi, invece, prospetta un’Agenzia Unica Regionale e se ne definiscono con chiarezza i poteri che sono nell’ambito della promozione e non gestionali, e poi si parla di un direttore: è un’impostazione più agile e manageriale. Terzo punto, secondo me dirimente: si decentra moltissimo una serie di materie gestionali alle Province e le Province a loro volta agli enti locali. Non credo che una legge risolva i problemi del settore, ma sicuramente ne definisce le opportunità di governo. Mi convince anche il lavoro che Velardi sta facendo sui fondi europei, destinandoli a pochi, grandi progetti, che in gergo comunitario si chiamano “poli di sviluppo”. Invece che su una miriade di piccoli progetti, che non necessariamente non sono validi, ma sicuramente non riescono a rientrare in una logica di sistema, si ragiona su 5 grandi progetti su cui concentrare le risorse.
Vorrei focalizzare il nostro ragionamento su Ischia: si è sentito parlare in un passato recente di una sospensione dei fondi per il Global Film Festival.
Stiamo cercando di realizzare, in collaborazione con Velardi, una razionalizzazione e una ricerca di specificità che riguarda proprio i festival. Il bando per accedere ai contributi non esiste più, ma si è affidata al professor Domenico De Masi la responsabilità di eseguire una mappatura di tutti i festival della Regione. Grazie a questo lavoro, abbiamo un quadro chiaro delle manifestazioni e dei finanziamenti che ricevono: ciò ci ha consentito di organizzarli per ambiti – il cinema, il teatro e la musica – e vorremmo dare finanziamenti ad hoc, per proporre una sorta di Catalogo dei festival Campani, chiaramente organizzato per date, contenuti, luogo di svolgimento. Lo scopo è costruire un’offerta turistica legata a questo settore invece di limitarsi all’animazione del territorio che deriva da tali eventi, perché il rischio è che quelli più ‘deboli’ alla fine si rivolgano al solo pubblico locale. Non dev’essere più così: i festival vanno coordinati in questi termini, che sono i soli che consentono di offrirli come ‘prodotto’ ai turisti.
Proprio Ischia è l’isola dei tanti ‘microfestival’ l’uno contro l’altro! In particolare so che sei intervenuta nella questione sorta la scorsa estate fra Piano & Jazz, la nuova manifestazione di Lacco Ameno, e Ischia Jazz.
E’ così, ma non li definirei due festival, Piano & Jazz è stata un’ottima rassegna, l’altro è un festival. Bisogna imparare a fare distinzioni, il che non significa automaticamente classificare gli eventi come buoni o cattivi. Infatti, festival e rassegne sono due cose diverse: in Campania si tengono ottime rassegne che non sono però festival, possiamo poi discutere sulla qualità dei dieci festival attivati nella Regione. Veniamo a Ischia: Ischia Jazz ha avuto delle difficoltà, sarebbe stupido non riconoscerlo, sono difficoltà legate a un rapporto deteriorato e poi chiuso con Umbria Jazz. Discutiamone apertamente, su questo terreno non bisogna avere paura perché non consente di guardare al futuro.
Credo che il problema più che con Pagnotta, direttore artistico di Umbria Jazz, fosse con il ‘tramite’ che ha portato Pagnotta qui, cioè Davide Conte, adesso consigliere d’opposizione nel comune di Ischia.
Al livello della nostra piccola isola queste cose contano molto.
E’ vero che c’è una componente di personalismo, ma io da persona esterna all’isola non ragiono in questi termini. Esiste il circuito Jazz Provincia di Napoli e stiamo lavorando per costruire l’offerta anche a livello regionale, quindi per fare un ulteriore salto di qualità. Alcuni festival esistevano già prima del mio progetto di razionalizzazione ed organizzazione dell’offerta jazz, e fra questi c’era anche Ischia Jazz. Non entro nella questione dei suoi gemellaggi ma sono tenuta, se voglio garantire il circuito, ad aiutare i festival che hanno problemi (difficoltà che non hanno riguardato solo quello di Ischia!). Non voglio ragionare su Davide Conte, ma sulla collaborazione con Umbria Jazz. Non si può teorizzare e agire per anni a partire dall’assunto “io sono Umbria Jazz e tu non sei nessuno”, per cui io ti porto il cartellone e tu non puoi entrare nel merito, salvo poi scoprire che ti rifilano gli artisti che non potevano esibirsi nel festival maggiore: è più o meno è questo che è accaduto negli anni scorsi. Poi hanno scelto sempre loro i fornitori: tutto ciò pagato naturalmente, e neppure poco. Quando a un certo punto si è deciso di rivedere il rapporto hanno risposto che non era fattibile, a quel punto è arrivata la separazione. E la definirei una scelta anche coraggiosa, perché Umbria Jazz è una realtà più che autorevole e quindi è ovvio che una decisione del genere si porta dietro una marea di problemi di gestione. Allora, ho detto: proviamo, costruiamo una cosa nuova, che naturalmente quest’anno è stata meno forte che in passato. Contestualmente, è accaduto che – guarda un po’ – il direttore di Umbria Jazz ha deciso che a Ischia ci veniva lo stesso, portando degli artisti in un periodo che poteva coincidere con il festival di Ischia! A quel punto, visto che non siamo proprio stupidi, si è deciso che con noi non poteva avere rapporti, perché una cosa del genere è al limite della provocazione. Non sentiamo il bisogno di tutors, se si può avere un rapporto paritario, ben venga, altrimenti non funziona. Ho fatto questo ragionamento con il sindaco di Lacco Ameno, Restituta Irace, che penso sia una donna in gamba. Non è inusuale avere opinioni diverse, quindi non voglio parlar male di una persona che stimo e che credo si stia muovendo bene con una serie di attività culturali, tenuto conto anche dei bilanci ridotti dei Comuni. Quindi, le ho detto, va bene qualsiasi rassegna, ma sia chiaro che non è il festival, che è un altro tipo di operazione. Quanto al prossimo anno, si deve ragionare in maniera diversa, tant’è che localmente si sta lavorando per cercare di decentrare il festival di Ischia nel resto dell’isola, attraverso esibizioni che precedono e seguono il concerto principale dell’arena Mirtina. Se Pagnotta vuole portare qualche artista a Ischia, lo faccia attraverso il festival, altrimenti ci dispiace.
Io penso che comunque Pagnotta sia stato strumentalizzato, nel senso che ci si è serviti di lui per creare una frattura che era squisitamente legata alla politica locale. Proprio ad Ischia ci sarebbe grande bisogno di accentrare alcune cose per realizzarle bene: e invece ci sono due festival jazz, ci saranno due premi di giornalismo, ecc. Difendo, tuttavia, Giancarlo Carriero perché lui appartiene proprio a quella categoria di imprenditori che investono, e non solo nella propria azienda, ma anche per il territorio, tanto che sia nel caso della rassegna jazz organizzata con Carlo Pagnotta come del premio di giornalismo, organizzato da Biagio Agnes, ha offerto l’appoggio della sua struttura per far sì che continuassero ad esistere, sebbene per entrambe le manifestazioni si fosse minacciata la soppressione. Ma gli altri sono solo alla ricerca di denaro pubblico…
In 4 anni di esperienza amministrativa ho conosciuto tante tipologie di imprenditori, quindi il quadro che fai non mi meraviglia, è la fotografia dell’Italia. Tuttavia, le eccellenze sono cresciute e alcune escono finalmente fuori dalle loro aziende per investire sul territorio. E ciò non era scontato, perché è un fenomeno molto raro nel Mezzogiorno, sono poi convinta che il mercato decide i destini, le punte basse prima o poi sono destinate a sparire. E’ ovvio che l’eccellenza che dà il Regina Isabella non la si può richiedere a chiunque, ma l’offerta deve essere diversificata, a me interessa di avere anche una buona rete di tre stelle, come di strutture del tipo pensione. L’importante è garantire le performances rispetto alla fetta di mercato in cui si è scelto di collocarsi, altrimenti si deve chiudere perché la politica non deve intromettersi in questi meccanismi, come pure in passato ha fatto, per esempio sostenendo strutture private.
E però, sembra che tre stelle e pensioncine siano in crisi…
Ma questo non riguarda l’isola d’Ischia.
Ho letto di recente i dati sulle presenze nell’isola che confermano la fortissima contrazione del turismo tedesco e, di contro, una crescita di quello russo, che sceglie quasi solo alberghi a 5 e 4 stelle (ndr. Su questo argomento si veda anche l’articolo di Mario Rispoli, sempre in questo numero di Ischiacity).
Abbiamo un problema serissimo di raccolta ed interpretazione di questi dati e anche su questo l’assessore Velardi sta lavorando. Lui ha chiuso l’esperienza dell’Osservatorio sul Turismo, che non osservava niente e che non ci consentiva di avere dati diversi da quelli che conosci tu, perché se per legge gli EPT devono raccoglierli, è inutile che l’Osservatorio sia un doppione, questa struttura doveva compiere un’analisi di tipo qualitativo. Tutto ciò non accadeva e Velardi, con una spesa molto inferiore, ha affidato all’Università Federico II il compito di analizzare qualitativamente i dati. Il fatto è che se più o meno quanti turisti vengono lo sappiamo, quello che invece non sappiamo bene – e non è secondario – è chi sono questi turisti: è necessario capire perché vengono, quanto spendono, cosa vogliono. Altro problema, è che gli operatori del settore spesso i dati non li leggono, in questo c’è un limite culturale che è proprio in particolare delle