Saturday, November 28, 2020

Politics- LUCIFERO CI SALVERA’

34/2012

Text: Piero D’ambra

 

Tranquilli… il titolo gridato serve solo ad incuriosire qualche lettore più distratto del bellissimo Ischiacity che avete in mano! Nessun contenuto blasfemo vi attende: il riferimento è solo al settimo anticiclone di quest’estate di fuoco che sta riversando sull’isola il popolo dei trolley, lasciando alla sfera dei ricordi il terribile calo di presenze del -25% registrato non più tardi di fine maggio scorso. Doppia cifra in negativo in un solo mese! Sono saltati decenni di riferimenti in termini di statistiche turistiche, il mondo corre veloce e internet ha totalmente sostituito le vecchie logiche della distribuzione turistica fatta di telefoni, fax, richieste e conferme di tour operators e agenzie di viaggi. Benvenuti nel futuro. Il WTO ha già annunciato, da qualche anno, che i flussi turistici dei prossimi 50 anni aumenteranno del 30-40%. Tutto ciò grazie alla crescita dell’età media, dei redditi (soprattutto nei paesi cosiddetti emergenti) e alla naturale tendenza dell’essere umano verso la ricerca del proprio benessere e della soddisfazione di bisogni più legati alla sfera emozionale che a quella fisica. E in uno scenario così definito, Ischia che fa? Vira verso la totale marginalizzazione del suo prodotto turistico e delle sue scelte sociali. Siamo seduti da millenni sul nostro oro, l’acqua termale, e ne facciamo un uso marginale, alla stregua dei Watussi che ignoravano i diamanti grezzi delle miniere del Re Salomone, non potendone fare alcun uso alimentare. Negli ultimi dieci anni, dopo la fiammata dei sei milioni di presenze turistiche del 2000, abbiamo assistito al totale decadimento dei servizi. I trasporti aerei, terrestri e marittimi si sono trasformati in un imbuto che ha portato alla contrazione del 40% del nostro PIL, unitamente al depauperamento del nostro verde, alle questioni della depurazione e di conseguenza, della qualità del nostro mare. Ora, vivacchiamo intercettando una domanda marginale, residuale di turisti che avrebbero sempre voluto venire sull’isola e lo fanno adesso, attratti da prezzi da liquidazione per cessazione attività. Rimpiangiamo i Tedeschi, dopo averli vituperati per il “rigore” della loro domanda turistica e facciamo ancora un uso residuale delle nostre risorse usurandole, consumandole, senza tenere in alcun conto la necessità di una rigenerazione complessiva del prodotto. D’altronde, la più elementare regola economica è che il prezzo lo fa il mercato, altissima l’offerta, debole la domanda e, quindi, giù i prezzi. È talmente lapalissiano che non possiamo neanche definirla un’analisi economica. Pur tuttavia, da qui dobbiamo partire a voler essere onesti. In un tale panorama, abituati come siamo a delegare ad altri le scelte, abbiamo invocato una guida politica dell’isola forte ed autorevole, convinti che la continuità amministrativa potesse, in qualche modo, iniziare a porre le basi, quantomeno, per il ribaltamento delle logiche di leadership isolane, passando da una gestione meramente personale e clientelare ad una visione del futuro chiara, orientata a risvegliare, nell’opinione pubblica, la tensione necessaria a puntare ad obiettivi ambiziosi. Ricordo gli occhi lucidi di Domenico De Siano, commosso per la sua prima elezione a sindaco di Lacco Ameno. Ricordo le speranze legate al successo di Giosi Ferrandino, nel 2007, e ancor più, quando ha fatto letteralmente ‘cappotto’ alle ultime Amministrative del maggio scorso. Nelle more, il primo è consigliere Regionale, dopo aver rinunciato a sedere nei banchi del Parlamento, passando la mano al procidano Luigi Muro, ed il secondo è assurto anche alla carica di consigliere Provinciale. E’ nato l’accordo politico che ha messo tutti insieme. Ricordo la conferenza stampa al “Calise” di dicembre. Il tema era: basta contrapposizioni, stiamo tutti insieme per il “bene del Paese”. Ora (triste epilogo il consiglio comunale del 14 agosto ultimo scorso, con sei assenti in maggioranza – d’altronde a Ischia bastano quattro voti per deliberare con una minoranza ridotta a tre) ci ritroviamo con un centrodestra e un centrosinistra privi di identità, molto più simili che in passato, impegnati a “farsi concorrenza” e a “marcarsi”, con De Siano, leader dell’ex centrodestra, inspiegabilmente assente, e Giosi Ferrandino, leader del centrosinistra, ugualmente in ferie dopo le fatiche dell’unificazione. E’ singolare che, proprio nel momento in cui l’Isola vanta di nuovo una presenza negli Enti sovracomunali, sia di nuovo considerata la Cenerentola della Campania. Eppure, una contrazione di oltre 2,5 milioni di presenze turistiche, dopo dieci anni, produce una riduzione del PIL isolano di oltre il 40% e una perdita secca per la Regione Campania, in termini di entrate tributarie (Irap al 4,97% e addizionale Irpef regionale al 2,03%, per un totale del 7%) di almeno 17,5 milioni per anno, volendo valorizzare le presenze mancate in 100 euro pro-capite, tenuto conto anche della perdita dell’indotto (terme, ristorazione, trasporti, commercio, ecc.). Incapacità dei nostri leader o solo stanchezza ? Chi è quel pazzo che, come recita il Vangelo (Mt 13, 44-46), trovato un tesoro in un campo non vende tutti i suoi averi per comprarlo? Bella domanda… Un amministratore regionale accorto e diligente investirebbe 2 milioni per recuperarne 20 l’anno. Eppure non è così. Probabilmente, per convincere gli “estranei” dovremmo convincere prima noi, ed invece assistiamo al solito balletto tutto ischitano delle contrapposizioni e della mosaicizzazione delle competenze. Quanti tavoli sul turismo si sono tenuti negli ultimi vent’anni? Centinaia e animati, grosso modo, sempre dagli stessi protagonisti. Vi assicuro che portare a casa dei piccoli (a volte lusinghieri) risultati è stata particolarmente dura. Anche perché, a sentire i “soloni” della politica praticata, la delega al Turismo non porta voti e, tanto per citare Antonio Gava “i maccarun ienchene a panza!”, non le chiacchiere. Intanto, la nostra economia si contrae. I negozi chiudono o si trasformano in friggitorie. La stagione si riduce al lumicino, oramai l’obiettivo è prendere la “minima” (l’indennità di disoccupazione che spetta dopo 78 giorni lavorati), ricomincia l’emigrazione, spesso colta. Ad oggi, saranno almeno 500 i giovani ischitani laureati in giro per il mondo. Allora… stavolta ci ha salvati “Lucifero” che ha spinto con il suo calore infernale frotte di turisti più o meno facoltosi verso i nostri lidi… Quanto è benevolo il Padreterno… e l’anno che verrà? Impadroniamoci di nuovo del sogno dei nostri padri, lo dobbiamo ai giovani, ricominciamo a coltivare il sogno di un’Isola migliore, nei comportamenti quotidiani e chi ne ha i mezzi e l’istruzione, dia una mano per un rilancio culturale, sociale e politico del nostro territorio. La politica ridiventi luogo di incontro e smetta di essere in mano a guitti capaci solo di attrarre voti con vane promesse di posti (vi assicuro che sono finiti!). Solo con uno sforzo corale, avviando politiche di “marketing territoriale”, potremo dire, fra qualche anno, ce l’abbiamo fatta… “azz, però, abbiamo rischiato grosso!”. Non dovremo sprecare in inutili litigi e sterili contrapposizioni la prossima occasione degli “Stati Generali del Turismo dell’isola d’Ischia”, promessa che abbiamo strappato all’attuale Assessore, nonché Vice Presidente della regione Campania On. Giuseppe De Mita. Non so se servirà ad attrarre tutte le risorse necessarie al rilancio (me lo auguro comunque!), tuttavia, sarà indispensabile uscirne con la pianificazione del nostro territorio e delle attese sociali per i prossimi venti anni. Già mi vedo tirare un sospiro di sollievo, sorridere e pensare che l’abbiamo scampata bella!

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