Friday, May 17, 2019

SALVATORE LAURO: ISCHIA 4.0, PER PENSARE COME SARA’ L’ISOLA FRA DIECI ANNI

L’invito è rivolto all’intero mondo produttivo e istituzionale dell’isola d’Ischia. Rimodellare i propri orizzonti alla luce di un ciclone che segnerà uno spartiacque con le precedenti rivoluzioni industriali: si chiama Industria 4.0. Ogni progetto messo in piedi da un’azienda, o un consorzio di aziende, deve porsi come punto di riferimento per i professionisti del digitale, della tecnologia e della creatività. Per offrire loro strumenti con cui lavorare, connettersi, apprendere. In questo modo, e solo in questo modo, sarà possibile attrarre i migliori talenti e creare le condizioni per aiutare le imprese del territorio a sviluppare in modo collaborativo prodotti e servizi innovativi. Conviene crederci, poiché la chiamata alle armi non prevede esitazioni o dilazioni. L’alternativa è restarne fuori. «Il futuro è davanti a noi e non possiamo stare fermi» sostiene Salvatore Lauro, armatore del gruppo Alilauro e fondatore del consorzio CO.TU.MAR (Consorzio Turistico Marittimo), che ha l’obiettivo di rilanciare il mercato turistico dell’Isola Verde passando attraverso nuovi modelli di sviluppo richiesti dall’Industria 4.0 e piattaforme di finanza alternativa che permettano di elaborare e attuare efficaci progetti d’impresa.

Ci spiega che il ruolo vuole rivestire il CO.TU.MAR rispetto all’imprenditoria dell’isola d’Ischia?

CO.TU.MAR è un consorzio nato per unire aziende, anche di diverso tipo, in un progetto comune. In questo caso, turismo e mare, in un’isola come Ischia dove il mare è un punto di riferimento fondamentale e per la quale la questione del turismo, e di ‘quale’ turismo fare, è centrale per ogni progetto di sviluppo. Questo non significa che Ischia non sia sviluppata turisticamente, ma che oggi, ponendo il settore questioni di qualità complessiva, è necessario che questa qualità passi da un’azienda all’altra utilizzando principi di benchmarking, indispensabili per un miglioramento continuo delle performance e delle funzioni aziendali, ma soprattutto rivoluzionando la cultura del fare impresa nei confronti dei giovani, i quali devono poter entrare in questo settore sempre più preparati.

In che modo?

Affrontando la sfida dell’Industria 4.0, come hanno fatto Germania e Spagna con risultati notevolissimi. Il governo italiano ha lanciato recentemente un progetto di Industria 4.0 prevedendo alcune significative agevolazioni alle imprese, nell’ottica di cambiare la cultura, anche imprenditoriale, del paese. Poggia su alcuni pilastri che sono il sostegno alla competitività per le aziende, il supporto all’innovazione tecnologica, l’efficienza energetica, l’internazionalizzazione, le start up e Piccole e Medie Imprese innovative. Rivolte, queste ultime, soprattutto ai giovani.

Chi fa parte di questo consorzio?

Il soggetto promotore è Alilauro, un’azienda che si occupa di trasporti marittimi. Fanno parte del consorzio una serie di albergatori, trasportatori, operatori del turismo che coprono l’intero territorio isolano. Dovremmo arrivare a 50 o 60 imprese che raccolgono le esigenze dei vari Comuni e di cui il consorzio si fa portavoce. Soprattutto in termini di iniziative di project financing, per la realizzazione di infrastrutture pubbliche, a cui le municipalità non possono arrivare per le note difficoltà che attraversano. Gli operatori privati portano un valore aggiunto. Saranno i consulenti d’azienda a convincere le imprese che, grazie agli investimenti, si avranno ritorni significativi per tutti. In più CO.TU.MAR accetterà partner che credono nel consorzio, aziende che non sono isolane ma che condividono il nostro progetto. Stiamo lavorando per collaborazioni con brand d’altissimo livello, nomi di grande appeal che daranno il loro contributo nel perseguire le finalità del consorzio.

Ha dichiarato: «Alla crisi finanziaria, economica, sociale e soprattutto morale, l’Europa non è riuscita a dare risposte adeguate. Siamo soffocati dalla tassazione, dalle burocrazie e da chi non riconosce, e forse addirittura disprezza, la cultura d’impresa». E’ davvero così?

Questo Paese non ha la storia delle grandi democrazie europee, per cui in questi 150 anni è successo di tutto. Ogni periodo ha provato a cancellare quello precedente, nessuno ha riconosciuto che, tutto sommato, l’unitarietà di un popolo prevede che ci si muova insieme in una determinata direzione. L’Italia è un paese giovane e per certi versi un paese povero. Le direttive europee nascono da una cultura, non solo imprenditoriale, diversa dalla nostra, e vengono recepite nel nostro paese con diffidenza e fastidio. Non le inquadriamo in un contesto di prospettiva e futuro. Al contrario, le incagliamo alla burocrazia tutta italiana e a una cultura sempre pronta a creare ogni ostacolo all’iniziativa privata.

Eppure, malgrado problematiche radicate, in parte anche storiche, lei invita all’ottimismo e a investire, perché – sostiene – la stagione del cambiamento è iniziata. Su quali basi?

Anzitutto sulla fiducia nelle nuove generazioni. Mi aspetto che i giovani possano cambiare questo paese, ispirandosi a un’azione e un’autentica integrazione europea che purtroppo tarda a compiersi. Finora è stata solo l’Europa dell’euro, non quella dei diritti o delle politiche comuni. Il risultato è una manifesta discriminazione tra paesi più lenti e più veloci. Poi, certamente, gli imprenditori devono essere ottimisti per natura. Registro però fattori positivi: tassi di interesse bassi, quindi possibilità maggiori di attingere al denaro; costo del petrolio anch’esso basso, un cambio favorevole col dollaro, l’opportunità dell’Industria 4.0. E il cambiamento, anche in un comparto essenziale della nostra economia come il turismo, è possibile solo con più sviluppo. Esistono molteplici condizioni per rendere l’Italia un paese più smart ed efficiente. Quello che voglio fare con CO.TU.MAR è mettere insieme le imprese isolane per beneficiare dei vantaggi che offrono le nuove realtà dello sviluppo e della tecnologia. Da soli non si va da nessuna parte, bisogna lavorare in sinergia e fare sistema.

E’ stato annunciato un primo minibond di 300mila euro del brand Capitan Morgan. Quanto crede in questi strumenti come tasselli di una svolta finanziaria in un sistema caratterizzato dal ‘banca-centrismo’?

Il minibond non è un’alternativa alla banca, ma un altro modo per fare finanza. Vantaggioso sia per l’impresa, sia per coloro che finora si sono rivolti alle obbligazioni tradizionali e decidono di voler investire in piccole e medie aziende sul territorio che conoscono meglio. Il consorzio aspira a un bond importante per l’isola d’Ischia attraverso il quale un gruppo di imprenditori e soggetti pubblici può investire in infrastrutture utili per il territorio. Bond collocabile anche presso investitori stranieri, gli inglesi ad esempio, che guardano a Ischia con interesse.

I prossimi step di CO.TU.MAR?

Aggregare. Finora abbiamo lavorato molto sulle start up, sulla realtà aumentata, sull’IoT (Ndr. Internet of Thinks), come opportunità per agire, attraverso un oggetto, sul mondo circostante, in uno scambio e trasferimento di informazioni tra rete internet e mondo reale. Chi viaggia sui nostri mezzi, se vorrà, potrà avvalersi di tutta una serie di informazioni e servizi già prima di arrivare a Ischia. Durante la navigazione è possibile mettersi in contatto con tutti i nostri partner in tempo reale. Ma abbiamo anche cominciato un percorso innovativo e parallelo alla finanza tradizionale, in modo che nostri partner possano anche godere di un miglioramento dei rating del sistema creditizio. Consolidiamo collaborazioni con partner esterni di forte richiamo, così come intendiamo interagire con tutti i consulenti ischitani, dottori commercialisti, ingegneri, architetti.

Nell’Industria 4.0 il tema delle risorse professionali diventa decisivo. Sarà la formazione a fare la differenza. Come valuta le scuole del territorio?

Nelle scuole bisogna portare innovazione. E cambiare il metodo, quello attuale è superato. Ho mandato i miei figli in una scuola pubblica francese. Oggi parlano perfettamente quattro lingue, hanno acquisito un metodo di studio completamente diverso che li aiuta nel modo di porsi di fronte alle situazioni. Credo molto nei giovani e nelle loro idee. Il nostro consorzio intende affiancarsi a coloro che dimostrano capacità e creatività nel generare nuove opportunità di business. Ce ne sono tanti, anche a Ischia, che non riescono a mettere in pratica le loro idee d’impresa: CO.TU.MAR li sostiene nel creare delle basi concrete da cui partire, li aiuta a crescere e li sostiene finanziariamente.

Una sfida complicata, data la forsennata competizione.

Oggi il mondo è globalizzato, si vince la sfida se il locale riesce ad essere competitivo in un contesto globale. Come riuscirci? Offrendo prodotti e servizi migliori di altri. L’ospite sceglie la qualità, il prezzo e decide con un click. Non conta più il passaparola: quando il turista rimane male per un’esperienza poco felice, difficilmente tornerà per darci una seconda occasione. Dobbiamo fronteggiare una competizione importante: l’isola d’Ischia non è in competizione soltanto con altre isole. Compete con le navi da crociera, con la montagna, con destinazioni culturali. Lo scenario è completamente cambiato.

Destagionalizzazione, l’eterna chimera degli imprenditori isolani. Su chi gravano le maggiori responsabilità, la politica o l’impresa?

Per l’allungamento della stagione bisogna prepararsi, lavorare molto, e per tempo, per creare un territorio adatto a un turismo che duri tutto l’anno. Questo significa che, durante il periodo invernale, c’è bisogno di attrattive che spingano a godersi l’isola. Tanti italiani vanno a svernare in altri paesi, non necessariamente caldi. Penso a quella classe abbiente di over 60, con una discreta possibilità finanziaria, che potrebbe scegliere l’isola d’Ischia anche al di fuori della stagione turistico se il territorio fosse davvero accogliente. Intendo a tutti i livelli. Ho la sensazione che l’ischitano, alla fine della stagione turistica, sia stanco e preferisca riposare. Per molti anni, complice l’indennità di disoccupazione, è stato così. Quindi, la mancata destagionalizzazione è una responsabilità diffusa, di tutti, non esclusivamente della politica o dell’impresa. Ci siamo adagiati su un sistema o un metodo che ora è difficile cambiare.

Come immagina lo scenario isolano anche solo tra 10 anni? Turismo, tecnologia e impresa parleranno la stessa lingua?

Uno dei compiti primari del Consorzio è proprio cominciare a pensare il sistema Ischia tra un decennio. Oggi siamo troppo concentrati sul presente, il nostro orizzonte temporale si ferma, al massimo, a domani mattina. Navighiamo a vista, vivendo alla giornata. Nessuno ha una visione, un approccio o un’idea di ciò che sarà quest’isola tra qualche anno. Non c’è think thank, nessuna prospettiva e nessun confronto. Un limite che va superato. Il consorzio dovrà pertanto cominciare ad elaborare una visione prima tra gli operatori, per poi portarla nelle amministrazioni, le quali, al momento, non mostrano alcuna lungimiranza, né personalità che vogliano farsi carico di formulare una prospettiva. Ecco, ci vorrebbe un visionario.

Si fiderebbe ciecamente di un visionario?

Mi fido della sua capacità di pensare, immaginare e farci discutere.

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