Tuesday, October 24, 2017

SONO CONTRO LA POLITICA DELL’HIC ET NUNC

Il punto centrale del dibattito sul terremoto in questo caso (come in quelli legati a qualsiasi altro tipo di gravi emergenze) è l’onestà intellettuale: è centrale trattare il problema con lo scopo di offrire una soluzione, un superamento della crisi e non con l’obiettivo di trarne delle opportunità (il più delle volte dubbiamente corrette). Ciò che è utile nell’immediato, spesso è devastante nel tempo, come una droga!… E drogata appare la situazione all’indomani del sisma del 21 agosto, dove si è perimetrata una “zona rossa” in modo, a dir poco, bislacco e palesemente deficitario. Nascondere, sottostimare, tacere i problemi legati alla sicurezza è criminale. E purtroppo nulla ci permette di affermare che sia stato fatto un lavoro puntuale, severo, serio e capace di garantire sicurezza e prospettive di recupero dell’area colpita dal sisma. Il criterio con il quale sono state individuate le strutture pericolanti è assai opinabile: sembrerebbe che vengano compresi solo quei fabbricati visibilmente compromessi o dei quali i proprietari abbiano chiesto le verifiche: incredibilmente, infatti, non si è voluto ispezionare casa per casa lo stato dei luoghi, per non parlare del recente tentativo di consentire ai privati di intervenire in assoluta autonomia sulle case danneggiate, senza – di fatto – alcun controllo istituzionale. E questo è, lo dico con chiarezza, un atteggiamento criminale e criminogeno. Un delitto in sé che spinge i collusi o i compiacenti a generarne altri con un processo virale. È sempre la solita storia di uno Stato Italiano che non funziona, del quale nessuno si fida, che in definitiva non protegge nessuno, esclusi i furbastri e i folli. Perché bisogna essere matti, ma matti davvero, per pensare di ripristinare ex ante lo stato dei luoghi senza tener conto che con la scossa del 21 agosto la Natura ha voluto ricordarci che siamo in un’area sismica, dove è assai alta la probabilità di un succedersi di nuovi eventi tellurici. Un’area, dove, a ragione o a torto (molto più a torto) si è costruito in assenza di regole, piani e prescrizioni; in modo selvaggio e arbitrario, senza alcun rispetto dei protocolli (minimi) di sicurezza. Tutta la zona andrebbe evacuata con criteri militari, proibendo l’accesso a chiunque e sorvegliando che tale divieto sia rispettato (appena pochi giorni fa, con disarmante spensieratezza, alcuni abitanti di Piazza Majo mi hanno invitato a cenare in loro compagnia presso il “bivacco” che da diverse settimane, e senza che le forze dell’ordine lo impediscano, è divenuto fulcro d’attività della piazza stessa!…). Andrebbero controllati gli appartamenti uno per uno, e abbattuti in tempi ragionevolmente rapidi per permettere una bonifica totale di tutta l’area. E solo in questo modo quel territorio potrebbe tornare a vivere (semmai con una nuova destinazione). Ma sappiamo tutti che nulla di ciò sta avvenendo e nulla avverrà. Il Majo e le aree confinanti sono destinati a restare come sono: luoghi pericolosi a metà strada tra futuri ghetti fantasma e terre di ulteriori scempi e infami speculazioni. In poche parole aree di abbandono e miseria, pronte a diventare, ancora una volta, “un far west de’ noantri” per piccoli conquistadores… Mi dispiace doverlo annotare in queste righe – ed all’interno del mio Ischiacity, che in genere ama volgersi verso tutto ciò che è bello e produttivo – ma questa volta a Casamicciola Terme, così come a Lacco Ameno (che sono i Comuni maggiormente colpiti dal sisma) i presidi istituzionali – tutti! – dalle amministrazioni locali, a quella regionale e statale, dai presidi di sorveglianza a quelli dedicati alla sicurezza o al rispetto della legge, stanno, ognuno di loro, tradendo il mandato di fiducia, affidabilità, sicurezza ed onestà. E lo fanno mimetizzandosi dietro un sipario che ogni giorno di più imparo ad odiare: la politica dell “hic et nunc” (qui e adesso)… Riccardo Sepe Visconti