Thursday, November 23, 2017

VALERIO ‘VERSUS’ SGARRA: LE CONSEGUENZE DI UN ALTER EGO

(Cito): ‘Istrionico’, ‘poliedrico’, ‘irriverente’, ‘anarchico’, ‘eclettico’, ‘bohémien’, ‘autoironico’, ‘cantautore’, ‘cantattore’, (e persino alla francese) ‘chanteur’. Quando si parla di Valerio Sgarra, c’è l’imbarazzo dell’aggettivo e dell’appellativo, non si sa quale scegliere e quale aggiungere. Così, faccio fare a te: qualìficati, in una parola. Versus. Parlaci, allora, di Versus, il tuo nuovo pseudonimo dopo Saverio Maria Incantacessi (il protagonista della tua autobiografia non autorizzata “Serenate a mano armata”).

Ho avuto molti alter ego, a dimostrazione di un ego alterato, ma tutti hanno come comune denominatore l’essere personaggi borderline, di frontiera dell’esistenza e in qualche modo “contro”. Versus è l’alter ego definitivo, quello insito nelle mie iniziali (V.S.). Di un uomo che dal girone dei dannati è entrato anagraficamente nel girone di ritorno.

Sopraccitando “Serenate a mano armata”, il tuo primo “mediometraggio letterario” (o romanzo breve o racconto lungo, se preferiamo) è saltato fuori che sei anche scrittore…

Sì, molto Versus. Ho cercato di bypassare l’editoria in stile “metti due lire e tanti follower”, credendo nell’autoproduzione totale. E’ stato divertente ma non lo rifarei. Ho cercato vie più istituzionali per un secondo romanzo, ma senza successo. Non credo nell’editoria e la cosa sembra reciproca.

Con la raccolta di poesie “Germogli di noia” ti riscopriamo persino “coltivatore di versi”. (Concedimela).

Germogli di noia è il tentativo di portare il mio pensiero in un territorio a me nuovo. Un percorso preciso che ha come filo conduttore l’epoca in cui viviamo, dove si fa di tutto per mascherare il vero male del momento che è, appunto, la noia.

E non è finita qui. Perché possiamo leggerti anche sul quotidiano Il Dispari.

Sì. Lì pubblico un romanzo a puntate che si intitola “Il crepuscolo del condominio”. Scrivo del condominio come metafora del fallimento di ogni forma di aggregazione sociale. Attraverso le vicende del protagonista, Nino Tarantino, script editor di una nota soap opera e vecchio amico tradito di un famoso regista, Paolo Amalfitano, affiora un mondo malato di individualismo e pronto al suo inevitabile crepuscolo.

Valerio Sgarra, ieri e oggi. Chi eri/chi sei?

Ero e sono sempre stato un guitto, un saltimbanco che si occupa di intrattenimento da osteria. Poi, questo può avvenire in un grande ristorante, in un grande albergo o per strada, è la stessa cosa, ci metto sempre dentro un carico emozionale importante e tutto un mondo cha va dalla poesia, al cinema alla letteratura. Questo è il mio mestiere. Il resto sono chimere da collezionare.

E a chi ti definisce un “posteggiatore” che rispondi?

Che la posteggia è un’arte da cui ho attinto, ma non mi rappresenta, in quanto prevede molta accondiscendenza nei confronti del pubblico. Definirmi solo posteggiatore sarebbe estremamente limitante, un po’ come dire che il direttore di una rivista sia solo un abile ‘photoshopper’.

Qual è il repertorio che proponi nelle tue serate?

Sono legatissimo alla canzone d’autore italiana e francese dei tempi che furono, ma ultimamente sto iniziando a rivisitare le passioni dei miei 20 anni dal sapore più rock, come i Doors, i primissimi Litfiba e David Bowie.

Dopo canzoni, romanzo breve e d’appendice, poesie, cosa dobbiamo aspettarci?

Sto lavorando ad un progetto discografico, del quale posso dire che coinvolgerà alcuni musicisti che conosco da anni e che sarà spiazzante rispetto all’attuale panorama cantautorale della mia città. Saranno canzoni non in italiano, innanzitutto, scritte dal sottoscritto. Sarà, comunque, uno degli esordi più tardivi della storia.

Le tue fonti di ispirazione?

Immagino una squadra di calcio formata da Céline, Fante, Bukowski, Paolo Conte, De André, Brel, Maradona, Tom Waits, Quentin Tarantino, Truffaut e Martin Scorsese. Con David Bowie, Jim Morrison, Michel Houellebecq, Modigliani, Philip Roth e gli Squallor in panchina.

Cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto Ischia?

Ischia mi ha ridato il mare che avevo perso per troppi anni, pur abitando a Napoli, e mi ha tolto la curiosità e il fermento che si respirano nelle grandi città. Ma per fortuna abbiamo i social, per poter sbirciare nella testa degli altri anche a distanza.

Quali appuntamenti ci sono in agenda per questa stagione “Versus”?

Mi troverete il mercoledì, giovedì e venerdì al ristorante Oasis a Forio; i sabati di luglio e settembre a Sant’Angelo, al Divina; le domeniche, invece, sarò sulla Riva Destra, al Monkey Bar.

Dove ti piacerebbe esibirti?

In posti silenziosi.

Che consiglio daresti a chi volesse vivere di canzoni?

Bisognerebbe chiedere a Ligabue.

(Riformulo)… A chi volesse fare un mestiere simile al tuo?

L’unico consiglio che darei a chi volesse fare la mia stessa ‘fine’ è quello di essere sempre coerenti. Per dirla alla Waits: “Meglio un fallimento alle mie condizioni, che un successo alle condizioni altrui”. Solo che per lui non parlerei di fallimento.

Allora parliamo di successi (tuoi), di uno in particolare.

Aver superato, dopo i 40 anni, la paura di volare.

I sogni li chiudi nel cassetto o te li porti nella valigia del cantattore?

I sogni li tengo nell’armadio e gli scheletri nel cassetto. Sono molto disordinato.

A quale sogno permetti ancora di gironzolare libero per casa?

Il disco di cui parlavo prima e diventare nonno. Quando non sei ancora padre, e ti avvii verso i 50, l’orologio si sposta inevitabilmente sul desiderio di essere nonno.

Se fossi una canzone?

“Mannaggia la musica” di De Gregori o “Colleghi trascurati” di Conte.

Cosa chiederesti a Valerio Sgarra?

Di lasciarmi in pace, ogni tanto.

Ti va di concludere con un estratto puro dei tuoi “Germogli di noia”?

“… Vecchi gourmet da osteria uniamoci

Scortiamo i poveri dadi magi

nel vano inseguire il cielo di cuochi stellati

Che tanto torna Natale

e coglieremo l’attimo

del capitone, oh mio capitone…”

(da “La moda del rimpianto”)

Dalla parte dei delfini. Patrimonio del mare che bagna l’isola d’Ischia, del Tirreno, del Mediterraneo tutto. Ma vanno tutelati, salvaguardati e protetti. E per farlo, si sono riuniti a Ischia – nell’Albergo della Regina Isabella – studiosi ed esperti di cetacei da tutto il mondo. Chiamati a raccolta, nell’ambito del primo Workshop Internazionale sul delfino comune, da Oceanomare Delphis, l’organizzazione no profit per lo studio e la tutela dei cetacei nel Mediterraneo che a Ischia ha da 25 anni la sua base operativa. E che anche quest’anno, da maggio a ottobre, studierà e monitorerà i cetacei che popolano il Golfo di Napoli e il cosiddetto canyon di Cuma, la profonda valle sottomarina compresa tra Ischia e Ventotene, parte dell’Area Marina Protetta “Regno di Nettuno”, dove stenelle, tursiopi, capodogli e balenottere comuni sembrano aver trovato l’habitat ideale per nutrirsi e riprodursi. Un piccolo paradiso dei cetacei, solcato dal veliero d’epoca della onlus, il Jean Gab: dotato di particolari idrofoni in grado di geolocalizzare i mammiferi marini, è una sorta di laboratorio a cielo aperto. A bordo, con il team guidato dal comandante Angelo Miragliuolo, corsisti che arrivano a Ischia da tutto il mondo per osservare i delfini.

Dal 13 al 15 aprile durante l’incontro ischitano referenti da quattordici paesi (Gran Bretagna, Francia, Libia, Slovenia, Svizzera, Grecia, Italia, Israele, Malta, Emirati Arabi, Spagna, Algeria, Tunisia ed Egitto) hanno valutato lo status della popolazione mediterranea del delfino comune, delineando le minacce a cui è sottoposta e definendo le azioni di conservazione, sempre più irrinunciabili, della specie. Una sorta di stati generali, organizzati da Oceanomare in collaborazione con Bicref (Malta) e Oceancare (Svizzera): il quadro emerso dalla condivisione di dati e informazioni provenienti dalle singole realtà non è particolarmente incoraggiante. Nel dettaglio, a Ischia ha trovato piena conferma il trend in declino di presenza e abbondanza della specie che era già stato evidenziato nel 2003 dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Vale a dire: in tredici anni si è fatto troppo poco, nel Mediterraneo, per proteggere il delfino comune. Di qui l’esigenza di redigere un nuovo piano di conservazione condiviso tra le parti, che proprio a Lacco Ameno si sono impegnate ufficialmente a promuovere raccomandazioni e strategie con i rispettivi governi di appartenenza.

Centrale e nevralgico il ruolo dell’isola, non casualmente scelta come sede del workshop: qui i delfini comuni, specie particolarmente minacciata, ci sono (benché non li si avvisti dal 2013), qui Oceanomare Delphis opera con passione e competenza. Servirà tuttavia l’impegno di Governo e Guardia costiera perché le principali minacce a cui è sottoposto il delfino comune si ridimensionino. «In particolare – ha sottolineato il presidente della onlus, Daniela Silvia Pace – bisogna fare i conti con il sovrasfruttamento delle risorse ittiche e le interazioni con la pesca, sempre più invasiva, e con fenomeni globali come il cambiamento climatico in atto». Una serie di studi specifici mostrerà come e perché il delfino comune risenta dell’inquinamento (in particolare di microplastiche), mentre nel corso del workshop (i cui risultati saranno editi nella rivista scientifica “Aquatic Conservation: Marine and Freshwater Ecosystems”), si è anche sottolineato che in alcune aree sono stati osservati comportamenti relativamente nuovi, compresa l’ibridazione del delfino comune con altre specie di cetacei: non un buon segno, secondo gli studiosi. «Ad ogni modo – ha sottolineato la Pace – su un totale di oltre 5000 delfini osservati, 293 animali diversi sono stati fotoidentificati nelle zone monitorate dai ricercatori italiani in un periodo di oltre 10 anni, con alcuni individui che sono in grado di compiere lunghi spostamenti di centinaia di chilometri, per esempio, gruppi di femmine con piccoli sono stati costantemente osservati solo nelle acque di Ischia e in Sicilia». All’evidente diminuzione degli avvistamenti ischitani del delfino comune, fanno tuttavia da contraltare i risultati positivi – in termini di avvistamenti – di altre specie, a cominciare dai capodogli. Nel 2015 a bordo del Jean Gab, le 86 uscite in mare (per un totale di 4044 chilometri e 662 ore di attività di ricerca e monitoraggio) hanno fruttato un totale di sessanta incontri. Un inno alla biodiversità da proteggere, in attesa che si riveda il delfino comune.

La centralità dell’isola d’Ischia nella tutela dei cetacei, è stata pure l’occasione per ribadire la necessità che l’Area Marina Protetta riprenda finalmente a funzionare, come auspicato dallo stesso Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto. E’ recentissima la nomina del nuovo Direttore del Regno di Nettuno, Antonino Miccio, che è responsabile anche dell’AMP di Punta Campanella, mentre appare sempre più inderogabile l’esigenza di una protezione efficace degli ecosistemi marini e di una comunicazione efficiente verso l’esterno.  Peraltro, «i flussi turistici – hanno aggiunto per l’Azienda di Cura e Soggiorno di Ischia e Procida, che ha patrocinato l’evento, il commissario Domenico Barra e l’ingegnere Mario Rispoli – vanno in modo sempre più marcato verso una direzione di ecosostenibilità e attenzione all’ambiente» e «del resto, la presenza dei cetacei e, in generale, la biodiversità del nostro mare sono valori aggiunti importantissimi per il turismo», ha sottolineato Giancarlo Carriero, proprietario dell’Albergo della Regina Isabella che sostiene da sempre l’attività di Oceanomare Delphis.

Text_ Pasquale Raicaldo

Photo_ Archivio Oceanomare Delphis