Saturday, July 21, 2018

Vilor: una coppia d’acciaio

Text_ Emma Santo  Photo_ Dayana Chiocca

Passeggiando lungo i vicoli pittoreschi di Perrone, quartiere popolare di Casamicciola Terme costruito dopo il disastroso terremoto del 1883, ci si imbatte nei colori pastello dell’elegante salone di parrucchiere situato in via Cumana 63. Il nome – Vilor – sposa le iniziali di Vito Mattera e Loretta Morgera dal 15 aprile del 1980, anno in cui la coppia di hairstylist ha avviato l’attività al Majo, a pochi passi dalla piazza. Marito e moglie dall’82, inseparabili nella vita privata come in quella lavorativa, si definiscono ‘la cornice e la tela’. Loretta, più estroversa e comunicativa, Vito di poche parole, concentrato su pettine e forbici che modellano ad arte acconciature in linea con le tendenze del momento. Anche nella professione si compensano, lei resta fedele ai tagli classici, lui si aggiorna costantemente, seguendo i corsi all’Accademia di Caserta per soddisfare le richieste di chi desidera haircut alla moda. Lì al Majo, i clienti vengono da ogni parte dell’isola e d’estate si lavora tanto con i turisti, ospitati negli alberghi della zona. Hanno pure un terrazzino, dove, ogni sabato, Loretta organizza un aperitivo, con spumante, stuzzichini e dolci preparati da lei. Perché il loro negozio è anche un punto di ritrovo, non ci si mette semplicemente nelle mani di due bravi parrucchieri, si varca la soglia di uno spazio accogliente dove ci si sente in famiglia.

Quando, alle 20.57 del 21 agosto, l’isola viene colpita dalla violenta scossa che stravolgerà quel microcosmo felice nel pieno della stagione turistica, Loretta e Vito sono in auto. Vengono sorpresi dal blackout, non avvertono la metamorfosi della terra che si solleva e si squassa sotto i piedi, ma in pochi istanti assistono increduli ai crolli che funestano Casamicciola e al fiume di persone che straripa nelle strade, in preda al panico. Il pensiero va immediatamente alle figlie. Assia, che abita con il marito proprio al Majo, epicentro del terremoto. Teresa con la casa al Fango, sulla Borbonica, dove vive insieme ai suoi cari. Quest’ultima graziata da una voce arrivata da dentro – racconta la madre con le lacrime che si affacciano ancora al ricordo della tragedia sfiorata. Una sensazione fortuita ha spinto sua figlia a non apparecchiare in giardino, dove, di lì a poco, una tettoia sarebbe crollata proprio sul tavolo intorno al quale era solita riunirsi la famiglia per godere dell’aria più fresca della sera. Miracolosamente, stanno tutti bene, ma le loro abitazioni, compresa quella di Vito e Loretta, restano inagibili, così come il locale al Majo che la coppia di parrucchieri aveva preso in affitto 38 anni prima. Nei quattro mesi successivi, marito e moglie vengono accolti nel Convento dei Padri Passionisti, rifugio per tanti sfollati. Con l’aiuto di padre Pietro e di chi collabora con lui, si rimettono subito in piedi, prendendo in locazione un nuovo negozio a Perrone.

“Abbiamo dovuto acquistare i lavatesta, gli specchi, le poltrone. Siamo riusciti a salvare solo i prodotti per i capelli”, spiega Vito, mentre è intento a rinnovare il look di una habitué che arriva dal Ciglio. Un investimento di circa 20mila euro, cui si aggiunge l’affitto di una casa, con tutto l’iter sfiancante della ricerca di una sistemazione adeguata, per nulla facile persino in una situazione di emergenza (non sono pochi, infatti, gli ischitani che continuano a proporre vere e proprie bettole a costi scriteriati). La generosità e l’affetto degli amici – vivaddio – non manca e il fotografo Michele Magnanimo mette a disposizione della coppia Mattera-Morgera la sua villetta a Forio. Si riprende a lavorare sodo, gli affari vanno persino meglio, ora che il nuovo Vilor si è trasferito in una località facilmente raggiungibile anche da quei clienti di vecchia data che avevano difficoltà ad arrivare al Majo, vuoi perché anziani o spesso non automuniti.

Certo, il cuore resta nelle case abbandonate e dimenticate dalle istituzioni. “Non abbiamo avuto nessun tipo di aiuto dal Comune, nemmeno economico. Finora abbiamo pagato tutto di tasca nostra, se non avessimo messo qualcosa da parte saremmo andati a dormire in spiaggia – racconta, con amarezza, Loretta. Come azienda, non vediamo più un futuro al Majo. Siamo già stati graziati una volta e manca ancora un piano paesaggistico contro la ricostruzione selvaggia. La mia idea è che dovrebbero realizzare delle case in legno antisismiche e ricreare una zona turistica che rispetti l’ambiente che ci circonda”.

Tra le tante richieste disattese dall’amministrazione, c’era quella di far sì che la comunità dei commercianti della zona devastata dal terremoto rimanesse unita. “Invece, abbiamo finito per disperderci – chiosa la parrucchiera. Non hanno saputo tenerci insieme, né gestire bene la situazione fin dall’inizio. Credo che, se si fosse agito tempestivamente, forse oggi staremmo meglio anche a livello psicologico, mentre ci troviamo nell’incertezza più assoluta. I soldi sprecati per puntellare edifici che, per me, dovevano essere rasi al suolo, forse potevano dare la possibilità a tutti i terremotati di realizzare strutture sicure. A fare più male, però, è stata la mancanza di solidarietà da parte di buona parte di quegli isolani che non sono stati interessati direttamente dal terremoto. Per salvare il turismo, ci hanno ignorati”. A scapito di un paese che, con una nuova estate alle porte, resta un’enclave fantasma.