Thursday, April 25, 2019

VINCENZO ERRICO: PROFESSIONE BARTENDER

Text_ Manuela Bottiglieri  Photo_ Dayana Chiocca  Angela Patalano

L’ultimo verso della Commedia dantesca recita: “L’amor che move il sole e l’altre stelle”…

Secondo Dante l’amore non è solo un fragile e talvolta volubile sentimento umano, ma una concreta realtà, una forza fisica che regola l’intero ordine della natura, capace persino di far muovere il sole!

Questo concetto fisico e filosofico Enzo lo conosce bene, ha preso la decisione infatti di trasferirsi ad Ischia fra tanti luoghi, proprio per seguire il suo sentimento.

Vincenzo Errico, barman napoletano dal curriculum invidiabile, ha cominciato la sua carriera a Londra, come tanti ragazzi voleva imparare l’inglese e la città della Regina è la tappa prediletta da molti giovani. All’inizio in un bar svolgendo le mansioni più semplici ed umili, mentre frequentava una scuola d’inglese; poi si è appassionato al mondo complesso e affascinante del bartending e con determinazione e molti sacrifici, è arrivato a ricoprire il ruolo di barman, ma non uno qualunque, uno dei migliori. L’amore nato per questo mestiere, miscelato con tanto impegno ed una goccia di fortuna, hanno portato Enzo da Londra a New York, dove ha lavorato nel famoso Milk & Honey, primo speakeasy moderno al mondo. Gli speakeasy, chiamati così perché per entrare si doveva conoscere la parola d’ordine, erano i locali clandestini nati negli anni Trenta negli Stati Uniti, quando a causa del proibizionismo era vietata la produzione e la somministrazione di alcolici.

Fu proprio il leggendario Sasha Petraske, colui che disse “I bartender non sono degli artisti, ma sono degli artigiani”, a sceglierlo fra tanti barman durante il suo soggiorno nella capitale inglese, per l’apertura di un Milk & Honey a Londra. Da lì passa Oltreoceano, e l’esperienza newyorkese oltre ad avergli dato maggiore professionalità e competenze, gli ha portato molte soddisfazioni, nel 2003 inventa, infatti, un cocktail che riscuote un notevole successo, finendo anche su numerose riviste del settore, come quella dello stesso Petraske ed addirittura su Playboy nel 2010.

Il drink in questione fu chiamato Red Hook, come lo storico quartiere industriale di Brooklyn, in passato popolato soprattutto da italiani. Si tratta di una variazione del più conosciuto Manhattan, con la classica base di whisky e l’aggiunta dell’amaro italiano Punt e Mes, addolcito leggermente dal maraschino, un liquore alla ciliegia. Insomma, il barman napoletano è stato – diciamo così – il precursore dei drink con ingredienti amari, soprattutto italiani, oggi molto di moda.

Dopo le soddisfazioni americane, Enzo decide di tornare nella sua terra, lavorando dapprima all’Alchemie Cocktail Bar sul corso di Ischia, per poi passare ad un altro famoso speakeasy, stavolta napoletano, l’Antiquario, elegante e ricercato, situato nel cuore della “ Napoli bene”.

Durante il suo periodo isolano, incontra la ragazza che gli ruba il cuore, e qui ritorniamo al discorso sull’amore che governa gli animi. Oggi Enzo lavora presso il Bagno Teresa, sulla spiaggia di Citara a Forio, dove durante i seguitissimi happy hour domenicali organizzati dai dinamici proprietari Valentina Frassetto e Flavio Leo, può dare sfogo alla sua passione; inoltre ha in programma di organizzare corsi per aspiranti bartender, perché non è importante solo saper dosare i giusti ingredienti – molti sono, infatti, i “segreti” per realizzare un ottimo drink. Ad esempio, lo sapevate che fondamentale per un cocktail è il ghiaccio ed il suo utilizzo, anche quando questo non è richiesto dalla bevanda finita? Chi lavora dietro un banco dovrebbe sapere che nei drink shakerati i cubetti non devono sciogliersi troppo perché altrimenti il risultato sarà un’annacquata bevanda alcolica, dal gusto insapore, se non addirittura sgradevole, quindi molto importante è la temperatura del ghiaccio, più è bassa migliore sarà il risultato. Ad esempio al Milk & Honey di NY, ci ha raccontato Enzo, non utilizzano ghiaccio a cubetti, ma crushed cioè un grosso blocco ghiacciato, con una temperatura di -10°, che viene al momento frantumato con strumenti appositi. Importantissimo è il raffreddamento della coppetta prima di versarvi il cocktail, che può avvenire o riempiendola con ghiaccio appunto, che poi si elimina al momento di utilizzarla, oppure mettendo i bicchieri in appositi frigoriferi. E poi ci sono le tendenze del momento di cui tener conto, oggi vanno molto i drink amari come l’Americano, oltre ovviamente ai classici da spiaggia come il fresco Mojito. Il corso professionale si dividerà in due parti: quello base, nel quale verranno mostrate le giuste tecniche di miscelazione, di versata, oltre a una sezione teorica per imparare le terminologie adoperate nei bar internazionali; ed un corso avanzato in cui verranno trattate ad esempio le tecniche di conservazione e trasformazione degli ingredienti freschi, quindi come prodursi da soli sciroppi, bitter, shrub (un tipo di sciroppo fresco e acidulo capace di mantenere inalterata la fragranza della frutta) ed altre conserve.