Thursday, February 22, 2024

NATURE- Il giardino di Iside

29/2011

Photo: Enzo Rando

 

Text: Annamaria Antonella Della Rocca Sica Innumerevoli i giardini in cui ci si imbatte girando per Ischia, da quelli che abbelliscono con ridente semplicità le più piccole case isolane, ai molti imponenti, ma al tempo stesso forse un po’ scontati, di parchi, alberghi e ville; su un piano totalmente diverso, si collocano veri e propri tesori botanici, proprietà di privati che nell’isola verde hanno trovato clima e terreno ideali per coltivare, è proprio il caso di dire, la propria passione per specie spesso assai rare. Tra questi paradisi del verde, un posto a parte spetta senza dubbio al “giardino di Iside”. Difficile descriverlo, tanto questo luogo appare originale e diverso: qui, non ci sono geometrie di siepi ad inquadrare le piante limitandole in monotone simmetrie, né prospettive “a effetto”, costruite con un preciso fine coreografico: qui, apparentemente regna il caos. Ovunque, una sorta di disordine primordiale che spiazza ed incuriosisce e, come se tutto fosse ribaltato, la stessa casa, che pure è accogliente e curata, ha un ruolo subalterno, quasi accessorio rispetto a piante e a fiori . La supremazia di questo verde debordante, ”anarchico”, determina il curioso effetto di farci sentire all’interno di un gigantesco caleidoscopio che offre allo sguardo una serie infinita di fantasmagoriche immagini di rose: la Crimson Glory, rossa e sensuale, la Abraham Darby, con le sue sfumature “apricot“ e giallo e la Aloha di un caldo rosa porcellana, accanto alle quali spiccano il candore della Sombreuil ed i colori tenui, come sbiaditi dal tempo della Gloire de Dijon e della Duchesse d’Angoulême. E mano a mano che ci s’inoltra in questo tripudio di colori, accade una cosa inattesa: a quell’impressione iniziale di disordine, caos, anarchia, si sostituisce la certezza che questo giardino ha una sua grazia, una sua armonia che nasce dal desiderio del proprietario di restare defilato, lasciando la scena alle sue viziate e meravigliose creature che portano con garbo leggiadro ora nomi di “illustri sconosciuti”, ora nomi altisonanti come President Herbert Hoover, Baroness de Rothschild, Anna Pavlova, Königin von Dänemark… Questi fiori bellissimi sono il risultato della dedizione amorevole del “padre” di questo giardino che, solo se sollecitato dagli ospiti, con una punta di legittimo orgoglio racconta che la sua splendida collezione consta di ben 180 varietà, da quelle più comuni, a quelle ottenute con un impegno lungo e paziente e non si può non restare impressionati quando confida come abbia avuto l’ispirazione per la ricerca di preziose e rare piante, dopo averle viste in alcuni antichi dipinti. Come in un percorso sensoriale, si continua passo dopo passo avvolti dal respiro profumato del gelsomino e di altri olezzanti fiori e solo poco prima di andar via, in un angolo quasi nascosto, si rivela ai nostri occhi il posto dove dimorano il giacinto d’acqua e il fior di loto e si può ammirare lo splendore translucente delle ninfee che, vanitose ed altere, si specchiano nell’acqua. Dopo quest’ultimo incanto che ricorda la poesia ipnotica di un quadro di Monet, gli ospiti si avviano all’uscita, grati per quanto hanno avuto modo di vedere e quasi rimpiangendo di dover lasciare questo luogo di profumate meraviglie. Ed è proprio durante i saluti che lo schivo anfitrione racconta della splendida rosa pendente dal ramo, lì al cancello, giusto sopra le loro teste, una certa “marescialla” (Maréchal de Niel) citata da Proust nel suo immortale capolavoro e dal Poeta sicuramente amata.

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