Saturday, September 19, 2020

GINO DI MEGLIO: CERCO LA FOTOGRAFIA IN CIO’ CHE MI CIRCONDA

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“Elegia in bianco e nero”. È questo il titolo dell’ultima esplorazione fotografica dell’avvocato Gino Di Meglio dedicata a quell’attimo che immediatamente precede la morte di un fiore. La tecnica utilizzata è quella della gomma bicromatata, portata a Ischia, lo scorso anno, da Roberto La Castra e, dopo una prima mostra in provincia di Parma, Gino ha deciso di esporre anche qui, nell’isola d’Ischia. Quella della gomma bicromatata è una tecnica antica di stampa scoperta per la prima volta nel 1856, che portò la fotografia a concorrere, grazie al suo realismo, con i dipinti degli impressionisti. Il principio è quello del bicromato di potassio che, unito alla gomma arabica, diviene insolubile se esposto a una sorgente di raggi UV. “Ho fatto varie mostre, – racconta Gino – una 6 anni fa alla galleria Ielasi intitolata “Il mio mare” che è un’altra delle mie passioni.Presentai tutte immagini scattate in mare ma, dopo quel periodo, venni attratto dai particolari di certi fiori e molti di questi sono ripresi nel momento in cui sono, più o meno, sfioriti”. Tra le sue preferite quella della “cipolla ‘ngugliata” una cipolla ormai marcia nel corpo dal quale, però, viene fuori la nuova vita, “Arnaldo Pomodoro si è soffermato molto su quest’immagine, vi ha scovato la metafora della vita: le radici da dove proveniamo, la morte e la nuova vita. Ho iniziato che avevo 16 anni, ore ne ho 58. Mamma mi regalò una Pentax Spotmatic f. Tutte le foto della mostra sono analogiche, tutte stampate da me. Con il digitale ancora non si riesce a ottenere quel ‘quid pluris’, ci sono tre anni di lavoro in queste fotografie”. Tra queste c’è un unico fiore immerso nell’acqua, petali di pezza e stelo di plastica e poi, un soffione ormai secco, adagiato all’interno di un guscio d’uovo senza vita. “È una passione. C’è gente che si sposta nei paesi dell’Est per andare a caccia, io mi emoziono facendo fotografie. Quando scatto devo farlo in funzione di quella che è la stampa che voglio realizzare, e quando osservo qualcosa che mi attrae è già un’emozione perché immagino il risultato finale”. Gino è un’autodidatta a 360°, sin da ragazzino ha studiato da una bibliografia in inglese per apprendere la tecnica per poi lasciarsi andare, “da quando mamma mi regalò la macchina non ho mai fatto sviluppare una fotografia in laboratorio. Avevo costruito una camera oscura nel bagno della mia camera da letto e ora sono arrivato a un livello tale che gli acidi me li preparo da me. Ho scelto di diventare avvocato che avevo 27 anni e l’ho fatto con convinzione. Questa resta una passione e, probabilmente, se diventasseun lavoro mi annoierebbe”. La mostra continua, in un angolo una comune ‘rustina’ (un rovo) prima dell’attimo in cui si riempia di more, in un altro dei fiori di magnolia, resi dal bianco e nero meno comuni che mai. “La tecnica è fondamentale. Alcuni dicono che ciò che conta è l’idea ma se non la sai realizzare, perché non hai gli strumenti, resta tale. Osservo molto. Alcuni credono che sia spocchioso, che non voglia salutare, ma in realtà sono lì che mentre cammino cerco la fotografia in ciò che mi circonda. Quando morì mio padre ho dovuto costruirmi un’immagine professionale e, in un’isola come la nostra, dove tutto appare strano, andavo
in giro alla ricerca di soggetti di notte perché mi seccava farmi vedere. Oggi che ho una posizione di rispetto è tutto diverso: ho la macchina fotografica sempre con me. Quando sono in auto, scendo e scatto”, e la prorompente natura ischitana balza agli occhi di Gino fotografo, che ferma il momento di un baccello di oleandro riverso sul ciglio della strada.

“La professione mi impegna molto, ma ho un brutto difetto: quando faccio una cosa deve essere sempre al meglio. La fotografia è una passione, qui a Ischia sono l’unico che scatta in analogico e che stampa in casa su grande formato”.

#art #photography #architecture

Text_Isabella Puca

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