Tuesday, February 25, 2020

Quest’isola è dotata di un potenziale immenso: un cibo è definito a “Km 0”, quando viene venduto entro 70 km dal punto di produzione, Ischia ha una superficie di 46,3 Km², quindi il “km 0” è assolutamente garantito.

Text: Dr. Valerio Galasso

Biologo Nutrizionista

de L’albergo della Regina Isabella

Quando si parla di “prodotti a Km 0”, o filiera corta, si fa riferimento a generi alimentari la cui vendita avviene in un’area distante pochi chilometri da quella di produzione. Si tratta di una valida alternativa alla commercializzazione di alimenti tipica della grande distribuzione organizzata (GDO). A differenza di quest’ultima, la filiera corta punta alla riduzione dei passaggi che altrimenti intercorrerebbero tra il produttore ed il consumatore, determinando anche un netto abbattimento delle spese legate alla distribuzione e al trasporto. Il chilometro zero è un fenomeno che sembra coinvolgere sempre più italiani: il Censis stima che oltre 18 milioni di persone scelgono regolarmente cibo derivante dalla filiera corta e 25,3 milioni sono coloro che lo fanno sporadicamente. Per portare nelle case degli italiani questi prodotti, sono state create due linee di vendita: i Farmers’ Market ed i gruppi di acquisto solidali (GAS). I Farmers’ Market, istituiti in Italia con Decreto Ministeriale 20 novembre 2007, sono mercati cittadini nei quali gli agricoltori – e solo loro – vendono direttamente al consumatore i loro prodotti che, per legge, devono provenire dalle aziende che vi partecipano e, ovviamente, devono essere legati al territorio e alla stagione. Invece, i GAS sono gruppi di persone e famiglie che si uniscono per acquistare insieme, direttamente dal produttore e ridistribuire tra loro prodotti o servizi, senza passare per vie intermedie. Questi “mercati del buon cibo” sono ogni giorno più presenti sul territorio nazionale ed attirano sempre più persone consapevoli dei vantaggi di un’alimentazione a “Km 0”.

Noi nutrizionisti ci battiamo giornalmente affinché i nostri pazienti consumino cibi biologici, di stagione, provenienti quindi dalla filiera corta, perché i vantaggi sono indiscutibili. Filiera corta vuol dire, infatti, stagionalità, stagionalità vuol dire freschezza e consumare un prodotto della terra, raccolto qualche ora prima, offre in termini di qualità organolettiche e contenuto in minerali e vitamine un risultato superiore ad uno derivante dalla GDO, magari giunto in aereo dal Sud America. Inutile spendere parole per il gusto che un frutto o una verdura fresca può regalare, rispetto ad uno surgelato. Mi soffermerei sulla stagionalità: non tutti sanno che ogni singolo alimento (dai pomodori alla mela) possiede una piccola carica “tossica”, ovvero un quantitativo minimo di proteine o sostanze che il nostro corpo non riesce a smaltire facilmente con il normale processo digestivo e che quindi accumula, solitamente nel tessuto adiposo, nelle ossa o nel fegato determinando, a lungo andare, una sorta di intossicazione. Consumare frutta e verdura rispettandone la stagionalità, permette all’organismo di smaltire, durante i mesi in cui non sono presenti sulla nostra tavola, quelle piccole sostanze che abbiamo accumulato ad esempio d’estate consumando pomodori.

La nascita e lo sviluppo delle filiere lunghe o GDO, ha portato alla de-stagionalizzazione e de-territorializzazione dei processi produttivi, determinando un elevato impatto ambientale, dovuto sia ai processi produttivi intensi che al traffico dei trasporti. Inoltre, si sta assistendo ad una separazione sociale, culturale e geografica della produzione di alimenti, con conseguente allontanamento del consumatore da quelle che erano le proprie tradizioni.

Un altro dei vantaggi della filiera corta è dato dalla possibilità di valorizzare le coltivazioni proprie del territorio, proteggere la biodiversità, difendere i gusti, le ricette e le tradizioni locali. E’ quello che Ischia, a mio parere, dovrebbe fare in maniera più consapevole, vantando una fortissima tradizione agricola: non è un caso che la terra è stata per secoli la principale fonte economica isolana, mentre la pesca e la marineria erano attività di minor rilievo. Al giorno d’oggi, questa differenza esiste ancora ed è palpabile semplicemente guardandosi intorno. La maggior parte degli ischitani possiede un orto, o ha almeno un parente o un amico che ne cura uno, grazie al quale si può godere quotidianamente di prodotti che hanno realmente il valore aggiunto che ho appena raccontato, un lusso per chi vive in città.

Quest’isola è dotata di un potenziale immenso, basti pensare che un cibo è definito a “Km 0”, quando viene venduto entro 70 km dal punto di produzione, Ischia ha una superficie di 46,3 Km², quindi il “km 0” è assolutamente garantito! Il benessere che si prova quando si viene in vacanza qui è dovuto a ciò che la terra dona a questa splendida isola: dalle sorgenti termali, al mare, alla montagna, al buon cibo, appunto, e tocca a noi il compito di preservare, valorizzare e far conoscere la sua meravigliosa e ricca biodiversità.