Wednesday, November 14, 2018

INDOSSARE L’ARTE

UNICI, REALIZZATI A MANO, SOLO CON MATERIALI NATURALI, FRUTTO DI UNA CREATIVITÀ FUORI DAL COMUNE, I TESSUTI DI BETTINA BUTTGEN MATERIALIZZANO LA LUCE E I COLORI MEDITERRANEI, AVVOLGENDO IL CORPO DI BELLEZZA.

Text_ Pasquale Raicaldo  Photo_ Archivio Buttgen

Indossare il tramonto di Forio, vestire l’alba che s’intravede dal Castello aragonese. E ancora: lasciarsi avvolgere dal blu del mare di Zaro. Perché c’è una donna, a Ischia, che traduce sui tessuti la bellezza dell’isola: la definiscono textile designer, lei – tedesca d’origine, trapiantata qui dall’inizio degli anni Novanta – è soprattutto un’artista. Già: crea tessuti d’arte indossabile. E per farlo osserva la natura di “un luogo meraviglioso, che ha saputo conquistarmi”. Lei si lascia incantare e ispirare. Poi, torna nel suo laboratorio e le cose – scogli e falesie, onde e nuvole, persino pesci – diventano capi unici, fatti a mano, firmati con la doppia B del suo nome: Bettina Buttgen.

Ci si perde quasi, nella sua bottega che resiste alla globalizzazione del tessuto e abbraccia design e arte, artigianato e alta moda: vengono a osservarla studenti universitari, in questo atelier che affaccia sulla spiaggia di Cava dell’isola dove l’odore acre dell’aceto accompagna il fissaggio del colore.

Sinestesie che catturano chiunque ne varchi l’accogliente soglia, scoprendo un caleidoscopio di colori, luce e materia, seta e lana merino, cashmere e pura lana organica, con tanto di certificato GOTS. Un unico comune denominatore, un sottile filo multicolore dominato dall’ago ispirato della creatrice dal sorriso vero e spontaneo, che sintetizza il legame sempre vivido tra Ischia e la Germania, attraversato da decenni di scambi culturali e turistici. “Questa è la mia casa”, spiega Bettina, sfiorando con leggerezza i misti naturali, seta-lana, seta-lino, seta-cotone, seta-cashmere.

Spuntano perle in vetro di Murano e bracciali in filo di sari riciclato o in filo di seta tinto a mano, l’isola sembra davvero di intravederla qui, tra i mille capi che insegnano a interpretarla, e forse anche ad apprezzarla di più. “Racconto con i miei tessuti il fluire della vita, che a sua volta è uno straordinario tessuto. Per farlo entro in piena sintonia con ciò che mi circonda”.

C’è la tecnica – filatura, cardatura, composizione dei colori, pittura e infeltrimenti – ma c’è soprattutto l’estro: sogno e realtà, proprio come l’isola, di cui la Buttgen coglie il bello. “Dopo il terremoto del 21 agosto – racconta – mi sono fermata. L’ho sentito, certo, ed è come se si fosse interrotto il flusso creativo. Giorni e giorni di meditazione, poi all’improvviso un arcobaleno, bellissimo, mi ha riempito gli occhi. E ho ricominciato, da quei colori. E dalla bellezza dell’isola”. Bettina sperimenta: non ci sono regole, nelle sue creazioni. “Il punto d’arrivo è una ricerca”, spiega con il suo italiano perfetto, che pure tradisce le origini teutoniche. “Ho iniziato a quattro anni seguendo le nonne, a cinque filavo la lana lavorando ai ferri sotto i banchi di scuola”, racconta. Ha lavorato come costumista per musical e spettacoli, continua a farlo a Ischia (per la rassegna “Metamorphosis”, per esempio) e rifugge mode e tendenze per assecondare un unico, irresistibile “diktat”: l’ispirazione. “Facile farlo – spiega – quando sei circondata da tutta questa bellezza”. Lo dice e si illumina, guardando verso il mare di Forio. Che a breve diventerà un vestito o una sciarpa, l’emozione infinita dell’arte che imita la natura per farsi abito. (testo pubblicato su La Repubblica – 28 ottobre 2017)