Friday, October 23, 2020

LA SCUOLA CHE AIUTA A GUARIRE

Garantire un legame con il mondo di fuori, con la normalità a bambini e ragazzi che vedono la loro quotidianità di vita interrotta da una grave malattia o da un incidente che li immobilizza a lungo e, al tempo stesso, far proseguire la loro formazione è la missione della Scuola in ospedale. In concreto, in un certo numero di ospedali in tutta Italia sono attivate sezioni di corsi di studio che vanno dalla primaria al superiore ed i professori fanno lezione dentro i luoghi in cui i giovanissimi vengono curati, in particolare nelle strutture con reparti specialistici di oncoematologia. Quando poi la terapia diventa domiciliare (anche se le direttive più recenti consentono di attivare la scuola a casa anche se non c’è stata ospedalizzazione), i docenti si recano direttamente a casa degli alunni. “Per mio figlio quei sei mesi di reclusione, lontano dal mondo, furono più lievi grazie a questo filo con la scuola che non si spezzò. Era semplicemente felice quando vedeva arrivare l’insegnante, il fardello della malattia spariva d’incanto. Con l’insegnante è come se in camera fosse entrato il mondo. Lo studio è la preparazione per l’inserimento nella vita futura, è la certezza che la malattia sia solo un momento di passaggio”. Così la madre di un paziente racconta il ruolo positivo che ha giocato poter continuare a studiare anche durante i mesi trascorsi nella camera sterile dopo il trapianto salvavita. Infatti, il valore di un progetto di questo tipo è plurimo: “la scuola in ospedale viene considerata parte della terapia che i giovani malati ricevono” ci spiega Vincenzo Varriale, a capo del 17esimo circolo didattico di Napoli, Andrea Angiulli, sia scuola primaria e dell’infanzia all’interno del quartiere Sanità (di cui ci occupiamo anche in un altro focus in questo numero del magazine) che polo regionale per la scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare. “I piccoli vivono un senso di straniamento dalla realtà, loro e le famiglie vengono catapultati nell’angoscia provocata da una diagnosi di malattia seria, in un mondo estraneo qual è quello dell’ospedale. Ed è importante in un cammino che ha come scopo ultimo la guarigione e il ritorno alla vita ma che, va detto, è molto spesso lungo e arduo, avere fra le figure di riferimento, oltre a medici e personale infermieristico, anche i docenti che rappresentano un tangibile aggancio con la normalità”. Anzi l’obiettivo è dare corpo a un’alleanza fra sanitari, docenti e famiglia per alleviare sul piano psicologico e formativo il trauma prodotto dalla malattia. Insomma, continuare a studiare diventa a tutti gli effetti una parte della terapia. “Tutto ciò per me è stato fondamentale, ha svolto un ruolo di garanzia. Potevo aggrapparmi a questa certezza nella mia vita in un momento difficile. Il mio messaggio è quello di continuare a studiare in qualunque situazione ci si trovi, puntare l’attenzione sull’istruzione aiuta a non pensare sempre alla malattia, aiuta a crescere, ad avere più sicurezza in se stessi, a sentirsi al passo con gli altri”: le illuminanti parole di Veronica, una adolescente che ha potuto fruire della scuola in ospedale nel reparto di oncoematologia pediatrica a Lecce, raccontano con efficacia il supporto psicologico, e non solo, che le ha dato continuare ad essere una studentessa (le testimonianze che riportiamo sono raccolte nell’interessante portale del Ministero dell’istruzione scuolainospedale.miur.gov.it).

“Questi professori ‘speciali’ che hanno il compito di entrare in empatia con gli allievi, anche discostandosi dai metodi tradizionali di insegnamento, realizzando una didattica breve ed adeguata al contesto ed alle condizioni nelle quali si realizza, che devono creare un ponte con i genitori che assistono il proprio figlio, stringere un rapporto con i medici – prosegue il preside Varriale – sono presenti in ciascuna delle 18 regioni italiane. In ogni Regione c’è anche una scuola, in Campania la Angiulli che dirigo appunto, che ha il compito di coordinare i bisogni di istruzione dei ragazzi ammalati e di attivare, quindi, i necessari passaggi affinché gli allievi possano essere seguiti in ospedale e/o a casa. Inoltre, se i piccoli malati vanno a curarsi lontano, creiamo il contatto con la scuola polo della regione in cui si trova la struttura specialistica prescelta e, ancora, facciamo in modo che ci sia comunicazione fra l’insegnante della sezione ospedaliera e quelli di classe dell’alunno. Sempre più, infatti, si punta a rafforzare la qualità del servizio creando una forte sinergia fra contesto di origine, scuola di appartenenza e scuola in ospedale”. In Campania, nell’ultimo anno, ci sono stati 6000 interventi fra le sezioni ospedaliere che sono 21, con 75 docenti di ruolo e gli interventi di istruzione domiciliare. A livello nazionale, invece, nelle 200 sezioni ospedaliere in cui operano 700 professori sono stati raggiunti dal servizio oltre 61mila allievi (per il 40% bambini della primaria), cui si aggiungono i 1400 dell’istruzione domiciliare. Purtroppo il numero dei pazienti è in costante crescita, anche a causa delle patologie oncoematologiche legate all’inquinamento ambientale. “Sarebbe utile – conclude Varriale – riuscire ad avere un numero maggiore di docenti: noi adeguiamo il modello organizzativo della “scuola fuori la scuola” alle evoluzioni anche dei metodi di cura e poiché i ricoveri in ospedale divengono sempre più brevi cresce la domanda di istruzione domiciliare. Un limite che individuo nel sistema, e che va assolutamente superato, è il fatto che non sia attiva una selezione e formazione specifica per chi va a insegnare a bambini anche gravemente malati. Ma insieme ai miei colleghi in tutto il Paese lavoriamo molto per riuscire a ottenere un risultato sempre più omogeneo, abbattendo la distinzione fra le realtà virtuose e quelle che hanno ancora della strada da fare”.

Text_ Silvia Buchner  Photo_ Riccardo Sepe Visconti

ICITY56