Thursday, May 23, 2024

Text: Riccardo Sepe Visconti

Prima di decidere di pubblicare questo editoriale ne avevo stesi diversi altri, nei quali trattavo argomenti seri, gravi e… naturalmente inutili.
Le cose che ci sono da sapere le sappiamo e certo non saranno i pezzi dei direttori dei giornali ad aprire gli occhi alla gente! Allora mi sono detto: “Al diavolo le riflessioni sulla società civile e la politica e per una volta parliamo di Passione, di Arte e di Amore. Che poi sono la stessa cosa”. E così (sfogliando le pagine ve ne accorgerete) di fatto ho costretto tutta la mia redazione (che a proposito recentemente si è molto ingrandita arrivando ad avere ben 13 collaboratori) a costruire la maggior parte del magazine intorno ad un solo centro gravitazionale: la ballerina Rosita D’Aiello.
E’ una giovane donna, dolce e determinata, che ha dedicato tutta la sua vita all’Arte, alla Danza.
La sua storia, chi lo vorrà, potrà leggerla qualche pagina più in là, ma la nostra storia (quella della redazione di Ischiacity in rapporto con Rosita) posso anticiparla adesso: si è trattato di un incontro talmente denso di fascino da impedire a ciascuno di noi di sottrarsi all’incanto. Dolcezza e violenza (quella delle emozioni più profonde e taglienti) sono stati i piani di lavoro sui quali per quasi due settimane ci siamo impegnati a “costruire” le foto (in realtà ci sono poi volute altre tre settimane per montare il servizio).
Un lavoro di grandissima tensione, attenzione e piacere: in una parola Passione. Ed è appunto la passione che mi ha permesso di tessere una tela di incroci con altre espressioni dell’Arte: così siamo stati ospitati nell’atelier del grande maestro di pittura Gino Coppa e quindi nell’Accademia dei Ragazzi, nel fascinoso palazzo Covatta, presso Teresa Coppa (che mi ha confermato l’importanza, direi l’esigenza, del pianto di fronte all’emozione per il bello!), quindi abbiamo messo a dura prova il talento di sputafuoco del funambolico Pasquale Di Costanzo, e poi incontri l’uno dietro l’altro: gli abiti di Ciro De Angelis, altri quadri (bellissimi) di Marianna Coppa (che interrompendo una sua pausa personale con la pittura, ha realizzato per noi un prezioso bozzetto per illustrare il passo ricavato da una favola di Hermann Hesse), bicchieri di buon vino da Joanna Kuocharska, altro incontro con l’arte di Manuel Di Chiara (la cui madre fu la prima insegnante di musica di Rosita bambina); abbiamo lavorato intensamente cercando ispirazione per gli abiti tra le cripte di antichi principi napoletani, selezionando musiche di film (“Il favoloso mondo di Amélie”, ad esempio), individuando location impregnate di fortissima personalità (la sala Azzurra del regina Isabella, la piazza San Gaetano di Forio, l’Atelier di Gino Coppa e il palazzo Covatta).
Abbiamo provato diversi trucchi e acconciature con l’aiuto della dolcissima Nancy Tortora e di Peppe Cirino.
A corredo del servizio, Rosita ed io abbiamo sfogliato appunti, libri e diari in cerca di quelle “frasi speciali che ci appartengono” e che desideravamo legare a questo lavoro. Per ultimo, vincendone la forte riservatezza, sono riuscito ad intervistare entrambi i genitori della nostra ballerina ed ascoltare la loro versione del faticoso percorso intrapreso da un’intera famiglia, per consentire ad una bambina di stringere tra le mani il suo più grande desiderio e trasformarlo nella ragione di tutta un’esistenza.
Dopo tutto ciò, i miei lettori mi scuseranno se questa volta più che fare un magazine ho raccontato una favola.

RICCARDO SEPE VISCONTI