Tuesday, March 28, 2017

PARADISI NASCOSTI TRA TERRA E MARE

VIAGGIO FRA LE SPIAGGE E LE COSTE DELL’ISOLA D’ISCHIA MENO CONOSCIUTE: PER SCOPRIRE UN MARE INEDITO, PERFETTO PER L’ULTIMO TUFFO DI SETTEMBRE.

Text_ Gianluca Castagna Photo_ Ischiacity

Sono il sogno di tutti, in un giorno di fine estate fra gli ombrelloni di una spiaggia affollata. Remote, forse non semplicissime da raggiungere, ideali per chi non vuole intossicarsi coi fumi del baccano modaiolo. Nelle baie più nascoste dell’isola d’Ischia, sui lidi meno battuti dal popolo scatenato dei bagnanti, si ritrovano ancora i piccoli piaceri della vita all’aria aperta: il silenzio, la tranquillità, la natura, il sapore della salsedine. Ogni delizia di un mondo in cui non occorrono serrature. Come la spiaggia delle Monache a Lacco Ameno, che tutti conoscono come la spiaggetta di Varulo. Sotto il promontorio di Monte Vico, incastonata in una baia ideale a ogni ora del giorno: al mattino, perché baciata dal sole nascente; nel pomeriggio, perché l’ombra regala l’attesa frescura e, per la gioia dei natanti, si ormeggia al riparo dall’immancabile maestrale. In questo delizioso angolino, a pochi passi (o meglio bracciate, visto che è raggiungibile solo via mare) dal centro abitato, è possibile trovare un eden privato e spartano: il volo dei gabbiani, il frinire delle cicale, qualche coniglio selvatico che compare timido tra la vegetazione, un mare cristallino e incontaminato, regno dei molluschi e di una folta colonia di Posidonia, una delle piante più preziose per il nostro ecosistema marino. Chi ama i luoghi davvero selvaggi non può che puntare alla Scarrupata di Barano, mare perfetto e profilo indimenticabile di falesie descritto perfino da Truman Capote nei suoi diari isolani del 1949. Tutto (o quasi) è rimasto com’era: sulla parete verticale il tufo bianco, giallo, verde si alterna con la lava nera e i lapilli rossastri. Scenario in technicolor dove sono iscritte le testimonianze delle colate laviche scaturite dalle più antiche eruzioni vulcaniche dell’isola. Una piccola spiaggia di sassi è baciata da un mare verdissimo; un piccolo pontile di legno consente di raggiungere l’arenile e un ristorante splendidamente mimetizzato nella natura dove poter gustare ottimi piatti della cucina ischitana. Dalle classiche fritture di pesce e crostacei alle pesche immerse nel vino bianco, irresistibile dessert da gustare all’ombra di una tettoia di foglie di palma secche, mentre lo sguardo incontra agavi, fichi d’india e, oltre l’orizzonte, la silhouette di Capri. Gli appassionati di snorkeling non possono raggiungerla senza maschera e boccaglio: la vicina caletta di San Pancrazio, infatti, promette fondali variopinti e tagli di luce spettacolari. Alle Fumarole, sulla spiaggia dei Maronti, ci sono già più bagnanti. Ma la peculiarità dell’area merita un provvisorio abbandono della solitudine. Getti di vapore acqueo, misti ad altre sostanze aeriformi, si sprigionano dalle fenditure del suolo; le bolle sono visibili anche sott’acqua. E’ la meta prediletta per chi trae giovamento dalle sabbiature, terapie che combinano l’effetto benefico del calore, dei sali minerali attaccati ai granelli di sabbia e della talassoterapia. Oggi sono sempre di meno i visitatori che si ricoprono totalmente di sabbia, lasciando fuori solo la testa. Le fumarole sono soprattutto un pretesto per divertirsi a cucinare gli alimenti (in genere uova sode, pollo e patate) sfruttando le alte temperature di questa straordinaria fonte di energia naturale. Il procedimento è estremamente semplice: basta mettere gli alimenti in una carta di alluminio, condire il tutto con sale e odori e lasciare cuocere un’oretta sotto la sabbia a cento gradi. Sempre costeggiando il versante meridionale dell’isola ci si imbatte in due baie di insolita bellezza: la baia di Sorgeto, dove grazie alla presenza di risorse termali naturali, è possibile fare il bagno nell’acqua calda del mare praticamente tutto l’anno; la baia della Pelara, autentico angolo fuori dal mondo di cui tutti possono ammirare il fascino violento e selvaggio, a patto di rispettarne la sua natura ruvida e incontaminata. Incastrata tra il Monte di Panza e la Guardiola, la Pelara offre al visitatore piccoli faraglioni di lava che sbucano dal mare, colori incandescenti degli anfratti, un paesaggio surreale di immensi roccioni segnato da un sentiero particolarmente piacevole dove si incontrano, risalendo verso l’abitato di Panza, corbezzoli e ginestre, querce e lecci. A settembre, nelle giornate più terse, i venti si muovono liberi, scorrazzando per l’azzurro nuvole ballerine, ora ammassandole in soffici cumuli, ora sfrangiandole in lunghi, vaporosi veli. Tuffarsi alla Pelara non è per neofiti, raggiungerla via terra (e tornare indietro, meglio nelle ore più fresche del tardo pomeriggio), decisamente impegnativo. Altra perla, sempre più esclusiva, della costa ischitana è l’insenatura della Scannella, oasi di silenzio e orizzonti sconfinati dove anche il cellulare non ha campo. Ci si arriva a piedi, al termine di 290 ripidi scalini, o con i taxi boat del porticciolo turistico di Sant’Angelo. Al Club La Scannella belle camere con terrazze private, lettini prendisole, tre piscine (di cui due ricavate nella roccia), e la certezza di godersi l’aspra bellezza di questa costa nel modo più romantico e confortevole che ci sia. Se le “grotte di Mavone” stimolano suggestioni esoteriche (perché porte d’ingresso per la civiltà sotterranea di Agarthi), è la maestosa Pietra della Nave, raggiungibile con una tonificante nuotata, a riportarci sulle rotte del Mito. Leggenda vuole che Poseidone, furioso per la galea che i Feaci misero a disposizione di Ulisse per il suo viaggio di ritorno a Itaca, pietrificasse il vascello trasformandolo in uno scoglio leggendario, oggi amato soprattutto dagli appassionati di diving. L’ultima tappa di questo itinerario balneare fuori dai circuiti più noti la facciamo agli scogli di Zaro, a Punta Caruso, nel comune di Forio. Un’immensa piattaforma di lava scura lambita dalla macchia mediterranea e da acque sempre fresche, per via delle correnti. Il paziente lavorio del tempo e l’azione ostinata degli agenti atmosferici non hanno creato solo rocce dalle forme stravaganti e inquiete, ma ampie conche che le onde del mare trasformano talvolta in piccole piscine riscaldate dai raggi del sole. Gli scogli di Zaro esigono spirito d’adattamento, amore per la natura, autonomia alimentare (nemmeno l’ombra di un bar nel raggio di un chilometro) e un supremo disprezzo delle vertigini. Siglato l’accordo, si passa qui un’intera giornata senza mai soffrire il caldo grazie alla rinfrescante brezza del maestrale: l’acqua è limpida e piacevolissima, non mancano scogli e fondali dove fare snorkeling, il silenzio favorisce la meditazione, le buone letture e l’opportunità rara dell’ascolto. Se l’ora del tramonto è vicina, conviene aspettarla qui, in compagnia dei falchi pellegrini o dei tanti uccelli marini che fanno esercizio di volo lanciandosi giù dal promontorio, con le ali ferme come deltaplani.