Saturday, November 28, 2020

UN RAGAZZO DI NOME RENZO n.05/2005

People 

Photo: Riccardo Sepe Visconti
Text: Annamaria Rossi

A dispetto di chi mi aveva fatto credere che Renzo Arbore fosse un tipo inavvicinabile, durante l´aperitivo al Punta Molino mi viene tranquillamente presentato da Jos e Franco Savastano, addirittura suo amico d´infanzia. Persona amabile, Arbore, ma con uno spesso schermo: tipico delle persone timide, o forse sono stata invadente chiedendogli dieci minuti del suo tempo per scambiare qualche parola? Verificherò domani, ho ottenuto un appuntamento in mattinata. I dieci minuti del suo tempo si trasformano in una abbondante mezz´ora, tempo non eccessivo in verità ma che mi basta a poter raccontare il personaggio e forse anche un poco l´uomo. All´inizio della nostra conversazione a bordo piscina del “Regina Isabella”, prima che io faccia le mie domande, Renzo ci tiene a raccontare l´inizio del suo rapporto con Ischia, perché si capisca come mai gli piace venire spesso sulla nostra isola. Se qualcuno lo sa già, pazienza. Io non lo sapevo e ve lo racconto. Dovete sapere che la prima vera vacanza di Renzo Arbore avvenne proprio a Ischia: era appena finita la guerra, con tutto il suo carico di disagi e sofferenze che aveva portato con sè. Mentre Renzo era a bordo della nave che lo portava verso l´isola ricorda di avere chiesto al padre se, una volta arrivati, avrebbe potuto passeggiare da solo, cosa fino ad allora impossibile per il pericolo che, immaginate, poteva derivarne. Il padre rispose “Vedremo” che per l´allora ragazzo era un “Si”. Infatti, il giorno successivo all´arrivo, il nostro si eclissò senza dir niente a nessuno e la famiglia, preoccupata, si rivolse ai carabinieri. Lo trovarono al porto che guardava le navi, grandi sgridate e punizioni conseguenti, ma per lui fu il primo vero momento di libertà totale. Per questo Ischia è rimasta nel suo cuore. A questo punto, io che faccio parte della generazione di “Alto Gradimento”, prima trasmissione radiofonica che portò Arbore (e Boncompagni) alla notorietà, non posso mancare di ricordare i personaggi creati da quella banda anomala. Per noi, allora in età scuole medie, rappresentavano il massimo della trasgressione, rompevano gli schemi, e poi la musica trasmessa era quella nuova che amavamo, il rhythm & blues della Motown, gli Stones e tutto il resto. Conferma, Arbore. Per loro era anche il massimo del divertimento, al novanta per cento era improvvisazione, per lui, appassionato di jazz, l´idea era di fare con le parole quello che nel jazz si fa con la musica, trovare un tema e improvvisare sul canovaccio. È un po´ la caratteristica di tutte le trasmissioni di Renzo Arbore, a pensarci bene. Continuiamo ricordando Mario Marenco (il poeta che cammina un po´ sbilenco, così veniva presentato) e le sue poesie lunari, la sua comicità che allora era già avanti di trent´anni, poi ricordiamo Bracardi e il suo similgerarca di campagna (cari miei, quando c´era lui … ) ed il famoso colonnello Buttiglione, da loro inventato ma che esisteva davvero per cui, dietro telefonata del Ministero della Difesa, venne trasformato in generale Damigiani. È un excursus tra i ricordi, quante trasmissioni, dopo, quanti personaggi scoperti da questo “talent scout”, tutti con una caratteristica di base, spiega Arbore: – Ho conosciuto un´infinità di attori comici, molti di loro con tecnica perfetta e ottima preparazione, ma tutto sommato abbastanza freddi. Invece Marenco, Marisa Laurito, Michele Mirabella, Benigni (partito da “L´altra Domenica”) Stornaiuolo (la scoperta più recente) eccetera, sono tutte persone di grande cultura, in grado di utilizzarla per dire anche stupidaggini. È così una comicità senza tempo, godibile anche a distanza di anni, un poco come i film di Totò o Bud Spencer e Terence Hill, che non a caso vengono ritrasmessi molto spesso e altrettanto spesso rivisti volentieri. L´ultimo programma “Speciale per me. Meno siamo meglio stiamo” può essere tranquillamente riproposto tra qualche anno senza sembrare “datato”, come invece sono certi prodotti televisivi usa e getta di oggi che, se fossero rivisti dopo pochi mesi, saprebbero di vecchio. Sono prodotti creati ad esclusivo uso commerciale, funzionali probabilmente alla vendita di spot pubblicitari. Parliamo di musica. Come dicevamo all´inizio, con “Alto Gradimento” c´era la ricerca delle novità musicali, ora c´è la riscoperta dello swing di Natalino Otto, delle orchestre, degli standard americani, vuol dire che oggi è questa la novità? Arbore risponde che per lui è importantissimo, oggi, riproporre o rielaborare le canzoni del passato per conservarne la memoria. Qualche anno addietro, da buon anticipatore di tendenze, ha intuito che si sarebbero presto ripercorse certe strade, ed ha iniziato ad interpretare, con il suo stile inconfondibile, i classici dagli anni Quaranta in poi. A conferma di quanto fosse valida detta intuizione, sono poi nati i vari Bublè, Peter Cianciotti, Diana Krall e molti altri dediti all´arte del “rispolvero”. È rammaricato per le critiche che gli sono state mosse in conseguenza della sua personale riscoperta della canzone napoletana, ritenendo che un tale patrimonio debba essere indiscutibilmente non conservato non tale e quale, ma reso fruibile per essere conservato riproponendolo, magari in chiave ironica – aggiungo –. Musica vecchia o nuova, quindi, come tesoro da spendere. Mi è rimasta sullo stomaco l´impressione dello schermo difensivo di cui ho detto all´inizio, schermo che in buona parte si è abbassato, merito dei ricordi, del caffè, della pioggia che sta lì, indecisa se scendere o no. Domando, e mi risponde per niente seccato. È una questione di timidezza, massima, che si trascina dall´infanzia: – Da bambino non volevo mai recitare la poesia a Natale perché mi vergognavo da morire –. Faccio il confronto con la mia “sindrome della ragazza di campagna” che mi acchiappa quando devo incontrare una persona che non conosco, che ritengo molto brava o molto intelligente o molto colta, la sindrome che avevo fino a prima di sedermi vicino a Renzo Arbore per parlare con lui, insomma. E finalmente mi sento bene, contenta di questa mezz´ora abbondante che per me potrebbe andare avanti ancora non so quanto. Contenta di avere forse carpito un pezzettino dell´uomo Arbore: simpatico, colto, a tratti brillante, a tratti melanconico (con un rimpianto in più, quello di non essere stato maggiormente vicino a Sergio Endrigo, scomparso proprio ieri), con dubbi e certezze ed un tangibile gusto per la vita, con le consapevolezze della sua età (mica posso mettermi a fare il rapper!) ed una certa pacatezza nel raccontarsi da cui però si intravede spesso il ragazzino che scalpita. Sono anche un pizzichino orgogliosa perché tra le altre cose, ve lo devo dire, si complimenta per il giornale e soprattutto per la sua veste grafica, dichiarando di avermi concesso il suo tempo proprio in quanto colpito da Ischiacity e dalla bella intervista a Massimo Ghini. Spero di essere stata all´altezza.

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