Monday, August 21, 2017

n.02/2005

Photo: Enzo Rando
ArtDirector: Riccardo Sepe Visconti
Text: Riccardo Sepe Visconti
Models: Bista Iacono, Rosalba Poerio Iacono, Federica D´Amico
MakeUp: Melania Varriale
Assistant: Isabella Landi
Location: Hotel Marina 10

In un mondo perfettamente industrializzato dove ad ogni angolo qualcuno ci propone qualcosa di pre-fabbricato (prodotto in serie per appagare ogni nostra esigenza) è bello imbattersi in un autentico artigiano: figura sempre più rara e quindi preziosa. Personaggio che non rinuncia al piacere di “giocare” con la materia e al tempo stesso “possederla”, trasformandola, con il solo ausilio della propria abilità, in qualcosa di bello e soprattutto unico.

Piero Camello è un sarto che disegna e realizza i suoi vestiti, l´ultimo interprete ad Ischia dell´antichissima arte di vestire le donne. Le spose dell´isola si contendono la sua abilità per essere sicure che l´abito che indosseranno nel giorno più importante della loro vita sarà stupendo e degno di una favola. Per incontrarlo vado sul lungomare di Casamicciola, dove, all´altezza dell´Ancora, devia una strada – Via monte della Misericordia – verso la parte alta del paese. Esattamente a metà di questa, inconfondibili, le vetrine della elegante e sobria boutique L´Amarillide, si riempiono dei colori degli abiti di Piero Camello. Il negozio è organizzato con classe ed efficienza da Caterina Sirabella, che ha scelto volutamente di accogliere le clienti in un luogo lievemente decentrato, proprio per assicurare loro tutta la calma e la tranquillità per indossare gli abiti, fare le prove di sartoria, scegliere i modelli preferiti. Lontani dal caos, dai problemi di parcheggio, dai rumori del centro cittadino, ne L´Amarillide ci si sente rilassati e si vive l´atmosfera tipica dei graziosi salotti di sartoria). Piero e Caterina mi accolgono sorridenti e mi invitano ad osservare la collezione di abiti, primi fra tutti quelli da sposa: tra tanto bianco abbagliante si impone alla mia attenzione un abito rosso, immediatamente decido che diventerà il protagonista del servizio fotografico che ISCHIACITY allestirà, quindi mi siedo con Piero e comincio l´intervista.

R.: Sei più stilista o più couturier?
P.: Direi più couturier, quantomeno sono nato couturier. Nel senso che preferisco dare forma agli abiti creandoli sulla persona, artigianalmente piuttosto che affidarmi a laboratori che fanno confezione, come in genere accade agli stilisti. (che sono più portati per il pret a porter e meno per l´alta moda).
R.: E non desideri ampliare?
P.: Sì, c´è anche questo progetto, creare una collezione da “esportare”. Magari non all´estero, ma quantomeno in Italia.
R.: Il mondo della moda è vasto ed esistono tanti modi di interpretarla. Qual è il tuo stile?
P.: Il mio stile è molto classico ed il mio punto di riferimento sono gli Annì50. Poi chiaramente sono attento anche alle novità…
R.: C´è un personaggio di quegli anni che ti ispira in particolar modo?
P.: Grace Kelly per dirne una!
R.: Caspita!…Woody Allen dice che se proprio deve ispirarsi ad un modello guarda a Dio, tu ispirandoti a Grace Kelly… certamente non voli davvero basso!…
P.: Resta il fatto che sono aperto alle novità e che mi piace “filtrarle” attraverso le mie esperienze e i miei gusti per poi adattarle alla clientela. Per esempio faccio uso di tessuti ( che normalmente mi faccio spedire da un´azienda di Biella) un pò più ricercati, attraverso i quali trovo nuovi spunti per i miei abiti.
R.: Per te il colore che cos´è?
P.: È tutto. Diciamo che amo terribilmente i colori e li preferisco al nero. Infatti nella mia collezione è quasi tutto colore, tant´è che mi piace abbinare tinta su tinta anche se apparentemente taluni accostamenti potrebbero sembrare disarmonici.
R.: Tuttavia l´abito non è solo colore ma anche forma, parlamene…
P.: Non amo le forme rigide. Penso che l´abito debba accompagnare il corpo della persona che lo indossa e non ingabbiarlo in uno schema preordinato.
R.: Una donna per essere elegante cosa deve avere (o cosa deve fare)?
P.: Cocò Chanel diceva che per essere eleganti è meglio togliere che aggiungere, ed io naturalmente condivido questa filosofia. Diciamo che la donna è elegante per natura e quindi le basta poco, piccoli accorgimenti per esaltare la propria femminilità. Non è che caricandosi di abiti ed inutili orpelli si diventa più eleganti. Molti la pensano diversamente e dunque esistono due scuole di pensiero. Io sono per la semplicità.
R.: Ma allora nel caso di un´ autentica “sciacquina”?… Per renderla elegante cosa ti inventi?
P.: Non c´è nulla da fare in questi casi. Se sei sciatta e non hai portamento nessun abito potrà sopperire a ciò che ti manca, la classe è una dote innata.
R.: Ed io che credevo ci fosse il trucco!… Quindi ancora una volta l´abito non fa il monaco?
P.: No. Decisamente no. Lo dico anche se va a mio svantaggio…
R.: Piero, fammi il nome di tre donne ischitane che ti piace o ti piacerebbe vestire…
P.: Geeesuù, qualcuna mi lincerà!… Vediamo un pò… una persona che amo vestire è una mia amica-cliente, la professoressa Tina Verde, è una donna che ha una grande personalità, sa vestirsi ed indossare bene le cose che mette, talvolta anche facendo degli accostamenti molto azzardati. Poi mi piacerebbe vestire Lady Susana Walton, perché è un personaggio estroverso (con quei suoi cappellini!…), interessante. La terza è la giovane Carlotta Rotondo (che nel vostro numero di marzo ha posato per Elio Fronterrè).
R.: L´eleganza deve essere anche sensualità?
P.: Soprattutto.
R.: È più facile vestire una donna o un uomo?
P.: Senz´altro una donna, che domande!!!
R.: E tu cuci solo per donne o anche per uomini?
P.: Anche per gli uomini, in particolar modo abiti da cerimonia.
R.: Quando una donna diventa volgare?
P.: Quando rinuncia alla sua femminilità e si accontenta di essere solo un manichino, talvolta si veste coprendosi di accessori appariscenti che, piuttosto che esaltarla la rendono ridicola o quantomeno improbabile.
R.: Quando invece una donna è banale?
P.: Lo è se non permette agli altri di interpretarla, attraverso gli abiti che veste. Alcune vestono griffato senza “sentire” gli abiti indossati, li comprano solo perché “si portano”… per non parlare di donne attempate che vestono abiti scollacciati o minigonne e si espongono a figure davvero…imbarazzanti (specie per chi gli è di fronte).
R.: Lo stilista che ami di più?
P.: Diversi. Innanzittutto Valentino, tanto per tornare al concetto di Woody Allen e Dio… Ti ho già detto che amo la moda degli anni ´50 e quindi penso che sia lui ad aver interpretato meglio quell´eredità. Poi c´è, ma solo fino ad un certo punto, Gianfranco Ferrè. Su tutti, però, per me prevale Gianni Versace. Ma il vero Gianni Versace, non Donatella!…
R.: Si, certo, Donatella Versace firma delle “bellissime mattonelle”… E lo stilista che decisamente detesti?
P.: Dolce e Gabbana.
R.: Piero, che tipo di donna compra i tuoi abiti?
P.: Il mio pubblico è abbastanza vario: si va dalla ragazza che si fa creare l´abito da sposa, alla donna che desidera un vestito per sentirsi semplicemente elegante. Tra l´altro non tutte le “mie” spose chiedono abiti tradizionali, alcune, un pò più trasgressive, magari si fanno fare l´abito da sposa con il pantalone. Cucire su misura permette di interpretare bene i desideri di ognuna di loro.
R.: Nel servizio fotografico abbiamo ripreso un abito da sposa rosso, tu credi davvero che una sposa presto o tardi si presenterà all´altare vestita di rosso?
P.: Io penso di sì, se non altro è un mio desiderio…
R.: Confezioni mai abiti da sposa che “dopo” possono essere riutilizzati, magari come abiti da sera? (ndr: mia moglie quando ci sposammo si fece realizzare un pigiama palazzo che poi ripropose immancabilmente ad ogni cena di rappresentanza, sigh!…)
P.: Ci ho pensato spesso. Qualche volta l´ho anche realizzato, ma il più delle volte le spose che avevano questa idea in partenza la cambiavano durante la realizzazione dell´abito.
R.: Gli abiti da sposa che prepari sono più tradizionali o trasgressivi?
P.: Tradizionali. Talvolta capitano nubende che sognano l´abito trasgressivo ma poi, via via che si avvicina il momento del matrimonio preferiscono recuperare l´idea del tradizionale.
R.: Come vedi gli sposi in jeans e scarpe da ginnastica?
P.: Abbiamo una vita per indossare i jeans, credo che in “quel” giorno se ne possa fare a meno!

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