Wednesday, February 26, 2020

MONICA HERNANDEZ

La bambina con i capelli neri, minuscola davanti all’imponente palazzo della scuola nazionale di danza classica all’Avana, sfiora il suo sogno di diventare étoile, e lo vede svanire quasi nello stesso momento (a causa di un’operazione che la obbliga a rinunciare al balletto). Una tappa dolorosa della sua giovanissima vita attraverso cui si alimenta però un altro talento, quello per il disegno. Da quel momento capisce, infatti, che sulla carta potrà far fare tutto ai suoi personaggi. In 5 tavole Monica Hernandez dedica il primo fumetto della sua carriera di illustratrice, intitolato Make a Wish (senza testi, ed è perfetto così), alla bimba che è stata, 33 anni fa circa a Cuba, e alla donna e artista che è adesso, in Italia. “Perché non esiste un unico sogno nel cassetto – spiega. E ho trovato ugualmente il modo di far danzare la ballerina, con le mie matite…! Ho provato su di me che ci sono più idee, più possibilità nella vita, che i desideri si avverano, magari non nel modo in cui abbiamo fantasticato, ma si avverano. Ed è altrettanto soddisfacente”. Sintetizza così la sua storia questa ragazza perfettamente a suo agio fra due realtà, fra due isole che ama nello stesso modo (e si vede chiaramente dalla loro ricorrenza nelle sue opere) e descrive così, “leggendole” da artista: “i colori di Cuba, il blu del cielo dei Tropici sono diversi, sono quelli che ho visto da quando ho aperto gli occhi ed è inevitabile che vengano fuori nelle mie scelte cromatiche che sono scelte di pancia”. E poi la vegetazione, gli animali della terra di origine sono protagonisti assoluti del suo immaginario. Però Ischia, le atmosfere mediterranee sono altrettanto presenti, il castello Aragonese filtrato dalla lente della fantasia di Monica Hernandez diventa un incantevole sfondo fatato. Insomma, un’inestricabile sovrapposizione di suggestioni, influenze, richiami, che in realtà non vanno neanche più di tanto decifrati, ciò che conta è il bagaglio estremamente ricco cui attinge, sicuramente anche grazie al suo essere stata una “migrante”; “gli spostamenti e le proprie radici, i ritorni, l’accoglienza, le gioie e le delusioni di chi crea un nuovo se stesso lasciando indietro piccole tracce, come mollichine di pane che serviranno un giorno a potersi ricongiungere alla madrepatria” sono parte di lei, a cavallo fra più mondi anche con i suoi disegni. Dal piccolo Gesù che finalmente riposa nella rilettura, poetica, della Fuga in Egitto, al progetto a cui si dedica in questo momento per un editore francese: le illustrazioni per una favola-filastrocca africana che racconta della bambina Anilà e del suo cercarsi con il padre, il Vento, accompagnati nella loro avventura da tanti animali.

Lo studio prima presso l’Accademia di Belle Arti a Napoli, poi al Comix, seguito dal master di illustrazione per l’editoria a Macerata hanno dato a Monica Hernandez la padronanza delle tecniche, in questo momento quando lavora a mano preferisce la tecnica mista acquerello, pastelli secchi e matite grasse, che valorizza molto i colori, ma usa anche il disegno digitale con Procreate: “il disegno manuale è il mio mondo, il digitale mi consente di sperimentare, perché l’effetto della matita di Procreate è molto simile a quello che si ha sulla carta, ma il digitale ti regala leggerezza nel procedere perché sai che qualsiasi cosa accade puoi sempre tornare indietro, lavorando per livelli. Ma tendo a non fare errori perché sono abituata al disegno tradizionale, mi piace l’odore della carta, delle matite, mi piace avere la tavola davanti a me, curarla, toccarla; il digitale riesci a vederlo realmente solo quando arriva al supporto cartaceo. E, in effetti, il fine ultimo dell’illustratore è il prodotto editoriale stampato. Regolarmente Monica Hernandez partecipa con le sue opere a concorsi, dal festival per l’illustrazione per l’infanzia degli Emirati Arabi alla fiera internazionale del libro per l’infanzia di Bologna (una delle prime al mondo), dove è stata selezionata più volte con i suoi lavori. Sono appuntamenti importanti che riuniscono editori, illustratori e professionisti del settore e consentono a giovani artisti come lei di essere notati. “Per il pittore, infatti, l’obiettivo è il quadro sulla tela – spiega – per l’illustratore la stampa, che sia una brochure, un libro, un manifesto. L’immagine non è mai fine a se stessa e questo è stimolante, che si tratti di una fiaba per bambini o di un articolo per un magazine, lo spirito è lo stesso, il processo creativo è il medesimo, cambia il target”. Il testo va rispettato, valorizzato ma, al tempo stesso, il disegno deve avere un suo ritmo, dalla prima all’ultima tavola, è un racconto parallelo per immagini, che mostra cose che non c’è bisogno che vengano scritte e fa correre la fantasia del lettore. Come nella rilettura che Monica Hernandez ha dato della fiaba di Biancaneve, un classico immortale dell’Occidente, che lei ha però scelto di illustrare con disegni in stile… nipponico! Perché nel mondo di cui l’arte di Monica si alimenta non ci sono muri, vincoli, freni, vi regnano indisturbate suggestione e fantasia… Di cui si sazia lei per prima, per poi trasmetterle agli altri. Bambini e… adulti!

Text_ Silvia Buchner 

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