Sunday, May 26, 2024

20/2008

Photo: Marco Albanelli
Text: Silvia Buchner

 

Una serie di alte terrazze a picco sul mare dei Maronti, in località Fasano, subito dopo la cava dell’Olmitello. Un anfiteatro di muri in tufo, nel cuore di Forio, tra la chiesa di S. Vito ed il Torone. Qui si trovano i due orti che abbiamo visitato, alla ricerca di ischitani che hanno scelto di dedicare ancora energie, tempo e non solo all’agricoltura e alla produzione di frutta e verdure genuine. Dagli anni ’50 ad oggi l’emorragia da questo settore è stata inarrestabile. Inevitabilmente (e giustamente, se si valuta dall’ottica del benessere generale della popolazione) infatti, il turismo ha spinto la gente ad abbandonare la terra per altri lavori, meno duri e più redditizi. E tuttavia, la sapienza dei contadini, perché proprio di sapienza si tratta, appartiene ancora alla tradizione degli ischitani, gente di terra più che di mare, e appartiene sicuramente al baranese Francesco Paolo Di Costanzo e al foriano Giuseppe Coppa, i proprietari dei due fondi – benché usare il termine ‘proprietario’ sia riduttivo, perché il loro è un rapporto viscerale con la terra. Un certo numero di cose li accomuna, entrambi sono stati emigranti e poi hanno scelto di tornare, entrambi hanno comprato nello stesso periodo, gli anni ’60, (e non ricevuto in eredità) questi appezzamenti, entrambi hanno il mestiere del contadino nel sangue.
Francesco Paolo Di Costanzo la sua terra ai Maronti l’ha acquistata al ritorno dall’Australia. Di quel paese ha amato la serietà, lo spirito imprenditoriale, ma di Ischia dice “qui è bello”. In realtà l’idea era di costruirci un albergo, con tanto di progetto approvato, poi non se ne fece più nulla e oggi ci sono il vigneto e l’orto. Situazione che ha del paradossale, visto che nell’isola di solito è accaduto proprio il contrario. Il signor Franco non nasconde che per lui coltivare la terra è una sorta di hobby, che può concedersi in quanto ha altre entrate, e tuttavia gli dedica quasi tutte le sue giornate che trascorre ‘int’ a terra’, come si dice in dialetto. In tutto il podere, nell’orto come nella vigna, a intervalli regolari ci sono piccole fosse (‘fratte’), in modo che quando piove l’acqua possa fermarsi ed essere assorbita; così si evita anche che, scorrendo liberamente, possa dilavare il suolo. Inoltre nelle stesse fosse si lasciano le foglie che si staccano durante la potatura delle viti o lo sfoltimento delle colture, marciranno lì cedendo sostanze nutrienti: il motto della Terra infatti è “Non mi dare niente, ma non farmi perdere niente”.
Il signor Franco conosce uno ad uno i suoi alberi da frutto che producono fichi, bianchi e neri, mele, pere, prugne, albicocche, pesche, nespole, mandorle, da un’esile pianta che gli dà anche 20 kg di prodotto a raccolto, e ricorda quasi con affetto anche quelli che non ci sono più, abbattuti da un fulmine o da una tempesta di vento. Lo aiutano operai che esige molto esperti, soprattutto quando devono mettere le mani sul vigneto, vigneto di cui è particolarmente orgoglioso come della tecnica di potatura che adopera. Produce quasi solo vino bianco, biancolella e forastera DOC, che arrivano a 12 gradi e anche di più – siamo nella parte più soleggiata dell’isola. Il suo prossimo obiettivo è di riuscire ad imbottigliarlo ed etichettarlo, perché dice “la gente vuole sapere da dove proviene quello che beve”, e lo destinerà soprattutto ai clienti di un piccolo albergo che ha realizzato poco distante. L’orto domina la spiaggia dall’alto, è un posto sicuramente ventilato ma in estate diventa molto caldo, eppure la regola è “non innaffiare altrimenti le piante si abituano e non possono farne a meno, tuttavia la zona è vulcanica, i vapori salgono dal terreno e gli ortaggi crescono più rapidamente che altrove”, complice anche il concime adoperato, per lo più organico, ma per aglio e cipolle il nutrimento ideale è la cenere e per i carciofi i vinaccioli dell’uva. Svariati tipi di broccoli, bietole, ortica (con cui la moglie prepara ottime salse), scarole, insalate, patate e d’estate, peperoni, melanzane, pomodori sono solo alcune delle verdure piantate: il ristorante sulla spiaggia gestito dal figlio Massimo consuma anche 20 kg dei suoi pomodori al giorno e lui racconta che due soli filari di queste piante possono rendere alla prima raccolta anche 50 kg.
Agli occhi di chi arriva in via Funno, a Forio, si apre uno scenario armonioso e insieme sorprendente: una sorta di conca più bassa del livello della strada accoglie 4000 mq di terreno suddiviso scrupolosamente in rettangoli e quadrati dalle differenti sfumature, avvicinandosi si scopre che ciascuno corrisponde ad altrettante differenti colture. Si ammira la bellezza, le capacità di chi lo ha realizzato e poi si pensa a quanti posti così dovevano esserci a Ischia solo fino a qualche decennio fa. Certo la proprietà acquistata ormai da oltre 40 anni da Giuseppe Coppa, dopo essere rientrato dal Canada, dei privilegi li ha, probabilmente il più importante è di contenere un pozzo di acqua dolce a temperatura ambiente, che consente di innaffiare a volontà. E d’altra parte qui si pratica una coltivazione veramente intensiva, a ciclo continuo. Obbligatorio aiutarsi con il concime, letame e compost, che il signor Coppa fa da sé e, a tal proposito, ricorda come da bambini erano incaricati di raccogliere lo sterco lasciato cadere dai muli che venivano a caricare il vino e che era un indispensabile fertilizzante. Ma forse la cosa più sorprendente è che Giuseppe del suo lavoro di agricoltore (qui e nel vigneto in località Piellero, dove produce vino DOC) che fa con il prezioso aiuto della moglie Carmelina, ci vive, un caso ormai veramente molto raro per l’isola. Questo terreno pianeggiante, all’apparenza ideale per coltivare, in realtà qualche problema lo dà, bisogna piantare tenendo conto della pioggia che in certi settori ristagna, del vento, dell’esposizione al sole, anche qui molto forte. Si producono e vendono sia piantine da far crescere nel proprio orto che verdure pronte da consumare: splendidi i semenzai di cipolle, molto apprezzate le cappucce di una qualità particolare, così tenere che si possono mangiare in insalata, secondo l’usanza ischitana. Il verde intenso dei broccoli calabresi e dei broccoli neri, chiamati minestra di Citara, occupa ampi spazi, come pure quello del fogliame che nasconde al suo interno i cavolfiori verdi e poi insalate, cicoria, ravanelli… Assai richieste, a breve, saranno le fave perché la gente ama mangiarle appena raccolte con pane e ventresca, e solo acquistarle direttamente dal contadino ne garantisce la freschezza. Altro ortaggio ‘di successo’ sono i carciofi, che qui maturano in primavera, e si portano in tavola soprattutto per i giorni in cui si mangia di magro in prossimità della Pasqua, ad esempio il Venerdì Santo. In estate pomodori se ne producono a tonnellate, fino agli inizi di dicembre, al punto che una parte va necessariamente trasformata in conserva. E questi sono solo pochi esempi di quello che si può trovare dal signor Coppa: alla domanda cosa vorrebbe provare ancora a coltivare, risponde “niente, perché se qualcosa non l’ho piantata è solo perché il posto non è adatto!”.
Andate a trovarli: scoprirete l’altra faccia di quest’isola, conoscendo persone squisite ed ospitali, che vi mostreranno la loro terra con giusto orgoglio, consapevoli del patrimonio culturale di cui sono custodi.

Farm Di Costanzo Agricoltura biologica e albergo Olmitello, spiaggia dei Maronti, Barano – tel. 081.990562
Giuseppe Coppa (vendita diretta di verdure e piantine), via Funno, 10 Forio – 081.997066