Monday, July 22, 2019

AURELIO DE LAURENTIIS L’UOMO DALLE IDEE D’ORO

Text_ Emma Santo Photo_ Dayana Chiocca

ROMA GLI HA DATO I NATALI, MA NELLE VENE DI AURELIO DE LAURENTIIS SCORRE IL SANGUE TORRESE DELLO ZIO AGOSTINO, IL CELEBRE DINO, E DEL PADRE LUIGI, CRESCIUTI IN UNA FAMIGLIA DI PASTAI A TORRE DEL GRECO. COME IL CINEMA, NAPOLI ERA GI. MARCHIATA A FUOCO NEL DESTINO DI UNO DEI PI. GRANDI IMPRENDITORI ITALIANI.

I modelli a cui guarda il giovane Aurelio De Laurentiis sono entrambi forti e molto diversi l’uno dall’altro. Tra l’“autocrate” Dino, il produttore che in America chiamavano “The Legend”, e un padre più aperto al dialogo con gli altri, Aurelio capisce che la sua vocazione sarebbe stata quella di seguire le orme di quest’ultimo, per poi procedere a passi suoi, con scarpe nuove, arrivando a tagliare e a proporre traguardi ancora più lontani.

Apprende subito che per fare film ci vogliono idee forti e una buona storia, che bisogna ascoltare il pubblico, assecondarne il gusto, che il cinema in Italia incassa se fa ridere o se fa paura. Nel 1975 padre e figlio De Laurentiis fonderanno la Filmauro, che ha prodotto e distribuito più di quattrocento film, imponendosi nel mercato dell’home video e diventando una delle principali protagoniste dell’entertainment a livello nazionale ed internazionale.

Il debutto avviene nel 1977, con “Un borghese piccolo piccolo” di Mario Monicelli. Il protagonista è uno straordinario ed insolito Alberto Sordi, e la pellicola, tratta dall’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami, lascerà un segno indelebile nella storia del cinema italiano.

Da lì in poi, il listino della Filmauro sforna centinaia di titoli, dai film di spessore come “Maccheroni” di Scola, “Codice privato” di Maselli, “Il Testimone dello sposo” di Pupi Avati, “Matrimoni” di Cristina Comencini, alle commedie popolari di successo: da “Amici miei” di Monicelli a “Qua la mano” e “Nessuno è perfetto” di Pasquale Festa Campanile, a “Il Mostro” di Benigni. Fino al fortunato ciclo delle commedie natalizie, classificate come “cinepanettoni”, cominciato nel 1983 con “Vacanze di Natale” dei fratelli Vanzina. I ’90 saranno gli anni della definitiva affermazione del genere che segnerà l’inizio del sodalizio artistico fra Massimo Boldi e Christian De Sica, gli attori feticcio della saga inserita nel Guinness dei Primati come la serie cinematografica più longeva della storia, addirittura più di James Bond. Finché, dopo ben 28 anni, De Laurentiis decide di cambiare registro e di investire su una comicità più soft e su commedie romantiche, facendo scendere in campo una nuova doppia-coppia di attori vincenti: Lillo e Greg e Luca e Paolo. La Filmauro ha sempre osato anche nella distribuzione, scommettendo su registi di fama mondiale del calibro di Blake Edwards, Luc Besson, Robert Altman, Abel Ferrara, David Cronenberg, Woody Allen, Pedro Almodóvar, David Lynch, Joel ed Ethan Coen, Ridley Scott, Roman Polański.

Con i suoi film, Aurelio De Laurentiis ha vinto più di 50 Biglietti d’Oro, 15 David di Donatello, 7 Globi d’Oro, 7 Nastri d’Argento, e molti altri premi. E’ stato inoltre – solo per menzionare alcuni degli incarichi di prestigio ricoperti nel settore – Presidente della Federazione Mondiale dei Produttori, Presidente dell’Unione Nazionale Produttori Film dell’Anica, uno degli azionisti di riferimento di Italian Entertainment Group Spa, e nel maggio del 2014 ha creato un gruppo di lavoro a Los Angeles per lo sviluppo e la produzione di serie televisive americane.

“Il cinema americano si è nutrito ed è cresciuto con quello italiano, ed è importante questo scambio, questo ponte che si è realizzato tra le due realtà”, ha affermato Aurelio De Laurentiis, durante la 14esima edizione dell’Ischia Global Film & Music Fest di Pascal Vicedomini. Le sue intuizioni, spesso invise e considerate folli anche dagli esperti del settore, si sono rivelate sempre dei successi puntuali.

Aurelio De Laurentiis ha una visione dell’imprenditorialità che travalica la modernità, tanto che dopo aver puntato sul cinema a stelle e strisce e su quello d’oltralpe (nel 2002, il Ministro della Cultura Francese, Jean-Jacques Aillagon, gli ha attribuito il titolo di “Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres”) è alla Cina che ora volge lo sguardo perennemente vigile alle pressioni del cambiamento. Il mercato orientale è uno dei suoi nuovi obiettivi, nel cinema come nel calcio,  secondo grande amore consacrato nel 2004, anno in cui Aurelio De Laurentiis decide di rilevare la Società Sportiva Calcio Napoli, nobile decaduta a causa delle gestioni travagliate che l’hanno relegata nelle serie inferiori.

Il patron riparte dal nome, Napoli Soccer (per poi ritornare alla denominazione precedente nel 2006), ne riscrive la storia, valorizza il legame imprescindibile tra il risultato sportivo e l’oculatezza dei bilanci, intuisce la forza del marchio ed alimenta l’entusiasmo dei tifosi, realizzando un vero e proprio miracolo sportivo-imprenditoriale. In pochi anni, la squadra torna a far sognare come ai tempi di Maradona. Il modello-Napoli diventa un caso di studio, analizzato ed emulato. Il Napoli è una squadra che diverte, conquista mercati, attira sponsor, vince e convince. Non compra campioni, li crea. E diventa la gallina dalle uova d’oro del gruppo Filmauro.

Da produttore, a “o’ presidente”, a personaggio: oggi il patron De Laurentiis ha in mano il destino sportivo ed economico della società e punta ad un nuovo stadio.

Intanto, la dinastia cinematografica continua e si espande, con l’ingresso del figlio Luigi nella società di produzione e distribuzione, che ricrea il sodalizio degli inizi, questa volta con Aurelio nei panni del padre. Il sogno americano si riaffaccia prepotente (dopo “Sky Captain and the World of Tomorrow” nel 2004) con il successo di “L’abbiamo fatta grossa” e della strana coppia Verdone-Albanese. Il lungimirante patron lancia il film negli States con il titolo di “The big score” e annuncia la realizzazione di una serie tv americana, tratta dal romanzo di Giorgio Faletti, “Io uccido”. Sarà affidata ad Anthony Cipriano e prevede dodici episodi con finale aperto, per permettere la realizzazione di una seconda stagione. Un’altra grande intuizione votata al successo? Aurelio De Laurentiis non ha dubbi e, durante l’ultima serata dell’Ischia Global Fest, afferma con la consueta, incrollabile grinta di chi è sicuro di vederci giusto: «Il mondo della televisione ci consentirà di fare film non di 90 minuti, ma lunghi 12 ore».