Monday, August 21, 2017

PIETRA MARTONE: DIMMI COSA BEVI E TI DIRO’…

Ai Frassitelli, Casa D’Ambra “battezza” il Pietra Martone, un bianco fine ed elegante, frutto della vendemmia del 2015. 3700 bottiglie, accurata selezione di uve, un cru nel cru. La festa si celebra sotto una gigantesca pietra di tufo verde, meravigliosa testimone di tempi lontani, eppure vicinissimi. Sembra quasi una cattedrale, a guardarla bene. Qui, su un pendio dell’Epomeo a 600 metri sul livello del mare, il tramonto è realmente una suggestione. Affinato per circa 18 mesi sui lieviti – recita la scheda tecnica – a testimonianza della straordinaria longevità del Biancolella, il Pietra Martone si caratterizza per un bouquet di notevole finezza, con delicati sentori floreali di acacia e ginestra che si aprono su sfondo di erbe aromatiche e mela annurca. Ma questa è anche la storia di un’identità che si rinnova, in un lungo pomeriggio di suggestioni che poi diventa sera, e quindi notte. Accorrono sindaci e cantanti, sommelier ed esperti, giornalisti e imprenditori. Inquadrano con gli smartphone assetati di bellezza il sole che cala a picco sul mare, assaggiano le prelibatezze dello chef stellato Nino Di Costanzo e della famosa pizzeria napoletana La Masardona, e poi si lasciano affascinare da una storia che sembra una favola, mentre è decisamente reale. Il protagonista si chiama Michele Mattera, ma da queste parti – nel cuore dell’isola contadina – i soprannomi valgono assai più dei nomi. Il suo era Candelora. “La tenuta Frassitelli – raccontava con malcelato orgoglio – la feci comprare io ai D’Ambra, pezzo dopo pezzo, dai vari contadini. Ho impiegato un paio d’anni per sistemare, con queste mie mani, i muri a secco, le parracine. Poi iniziammo a piantare, ho messo a dimora una ad una le barbatelle”. Oggi è un piccolo Paradiso. I filari assecondano le asprezze di un territorio brusco, il microclima è sorprendente. Anche in una serata mite. “Frassitelli è un’anomalia dell’isola, piove la metà che altrove, in inverno c’è la neve e in estate non si va mai oltre i 25°C e il vento soffia tanto da scolpire fantasmi nel tufo. Qui la biancolella produce poco, ma i grappoli sono perfetti, sani, forti e maturano tardi”. Andrea D’Ambra ha seguito il suggerimento di uno dei maggiori esperti nazionali, Luigi Veronelli, di lavorare separatamente le uve biancolella della tenuta. “Nel 1985 ne vinificai 50 quintali in purezza, di nascosto da zio Mario (Ndr. Protagonista, con Michele e Salvatore D’Ambra, della storia di questa casa vinicola). Lui lo provò. E ne fu conquistato”. E il 15 giugno, per questa bella festa del vino e della memoria, ci sono il sindaco di Serrara Fontana, Rosario Caruso e l’assessore Irene Iacono, l’avvocato Benedetto Migliaccio, patron della Vigna dei Mille Anni, Maurizio Casagrande, il critico Antonio Fiore, Lucia Moraschi, il critico Alessandra Di Tommaso, Andrea Ferraioli delle Cantine Marisa Cuomo, Alessandra Vinciguerra, Giorgio Brandi, Anastasia Fimiani, Enzo Rando, Massimo e Roberto Ielasi, Marco Starace, Luigi Lombardi. Marina e Sara D’Ambra sono eleganti e raffinate: l’una ha creato l’etichetta del nuovo vino, e accoglie col sorriso gli ospiti, l’altra – enologa – gira il mondo acquisendo know-how, e naturalmente facendosi ambasciatrice dell’isola. Note profumate e delicate, note rock come quelle dei musicisti di “The Groove Street Mania”, che accompagnano la serata con il loro ormai celebre risciò. Non manca nessuno, sotto la grande pietra-monumento, simbolo di questi luoghi e delle persone che li hanno vissuti. Rendendoli immortali.