Monday, November 30, 2020

I “PANFILI”, I “SALMONI” ED IL “REGNO” (o delle enormi traversie dell’Area Marina Protetta)

mussi 07
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Le Aree Marine Protette, è sempre utile ricordarlo per quei lettori che non conoscano l’argomento, sono la componente marina del sistema nazio- nale delle Aree Naturali Protette dello Stato di importanza nazionale ed internazionale. Questo sistema è composto in Italia dai Parchi Nazionali (22) e dalle AMP (29).
L’Area Marina Protetta Regno di Nettuno, che na- sce nel dicembre del 2007, ed è quindi molto gio- vane, soffre di molti e complessi problemi, come e più di altre AMP italiane; per esempio è l’unica che le amministrazioni locali considerino un freno all’economia… o meglio… alcune amministrazio- ni ischitane sono le uniche in Italia a considerare una AMP un freno all’economia.
Il Regno di Nettuno nasce per proteggere un mare assalito dal diporto selvaggio di migliaia di imbar- cazioni, grandi e piccole, che arrivano nelle sue acque a mezzogiorno dei giorni festivi e scappa- no alle cinque di pomeriggio, dopo aver gettato bucce di melone, lattine di alluminio e scarichi dei gabinetti nelle nostre limpide acque. Viene por- tato avanti senza alcun apporto economico o di personale da parte delle Amministrazioni comu- nali che compongono l’ente gestore, è continua-
mente attaccato da personaggi legati a lobbies ed interessi economici contrastanti con la protezione dell’ambiente e dell’Arcipelago Flegreo; infine po- litici isolani fanno interpellanze parlamentari con- tro le norme che difendono i beni più preziosi per la comunità e la gente dell’arcipelago: il turismo isolano, il mare ed il suo ambiente.
Tra le ultime novità dell’estate 2013 si è scoper- to però, subito dopo ferragosto, che il problema principale che affligge l’AMP è la fuga dei miliar- dari e dei loro panfili.
Prima di esaminare seriamente questo aspetto, che da Direttore dell’AMP non prendo e non ho mai preso sottogamba, vorrei osservare quanto è successo sulla stampa locale in quei giorni, con gli occhi di un ipotetico turista americano. Il nostro turista viene – diciamo – da Seattle, città bellissima ma umida e freddina, a godere del nostro ma- gnifico mare, “garantito al limone” dal fatto che è anche una grande Area Marina Protetta. Viene da una metropoli dove i trasporti pubblici nel cen- tro cittadino sono gratis, perché così pochi usano l’auto e la splendida atmosfera del Puget Sound (Ndr. Insenatura marina profonda 160 km. lungo cui sorge la città di Seattle) non viene inquinata.
Certo, se supera la cinta urbana è tenuto a pagare un biglietto, cosa che tutti fanno anche senza la presenza di controlli. Ed il nostro turista non si ri- tiene un “fesso” per questo. Viene da una nazio- ne dove, peraltro, se superi il limite di velocità non prendi una multa… vieni arrestato e condotto da- vanti ad un giudice, e dove, per permetterti di en- trare come turista, ti chiedono di dichiarare se per caso sei un terrorista o trasporti armi chimiche, e poi si fidano della tua dichiarazione. Viene, infine, da un paese dove la parola “forbidden” (proibito) è un limite invalicabile, e dove i poliziotti, se fai qualcosa di “forbidden”, ti arrestano.
Il nostro amico, quindi, giunto nel bel Paese apre una pagina de “Il Mattino” e scopre che un cer- to Abramovich ha ricevuto una “multa di 40.000 euro” per essere entrato in un’area protetta dove non poteva ancorare con il suo yacht lungo 163 metri, e di conseguenza se n’è andato. Scopre an- che che la cosa solleva non poco clamore, e che i Sindaci di una serie di cittadine inserite nell’Area Marina Protetta reclamano a gran voce il cambia- mento dei regolamenti e che sono molto arrab- biati. Il nostro turista non può certo immaginare che si tratta di una notizia falsa, costruita ad arte – visto che la sanzione massima è di 335,00 euro – e non capisce più niente: ma come…? La notizia è grossa, ed è positiva… uno con uno yacht da 163 metri non avrebbe mai, e per nessun moti- vo potuto ancorare in una AMP! Allora, perché i Sindaci (che a casa sua stanno lì per gestire la cosa pubblica nel rispetto delle leggi e per farle rispettare) invece di promuovere gli agenti di po- lizia che hanno “beccato” un megatrasgressore e dichiararsi fieri di questa azione, chiedono che sia cambiata la legge? E poi – si domanda sem- pre il nostro ospite – come mai il governo fede- rale americano ha creato da poco l’Agenzia delle Aree Marine Protette, ed ha preso come modello gestionale il sistema italiano? E’ possibile che a Washington non abbiano capito niente?
Il nostro ospite, che invece che americano potreb- be essere tedesco, o norvegese, certo non potreb- be sapere che non sono gli uomini di Obama in torto, e che se avesse la possibilità di “bazzicare” nelle stanze del Ministero dell’Ambiente italiano troverebbe molti amministratori locali che aspet- tano di essere ricevuti per caldeggiare una causa molto importante, l’istituzione di un’Area Marina Protetta a casa loro. Incontrerebbe il sindaco di Capri, il sindaco di Numana, nelle Marche, per esempio, od il sindaco di Noto in Sicilia. Non po- trebbe sapere, il nostro ospite che ad Ischia alcuni nuotano come i salmoni che popolano il Puget Sound, controcorrente; e come i salmoni, risalen- do contro il flusso della storia e delle leggi e degli accordi internazionali possono arrivare solo ad un punto in cui non c’è più un posto dove nuotare, mentre tutti gli altri spaziano nell’oceano. Adesso credo che dovrei fare il punto della si- tuazione per quanto riguarda le navi da dipor- to (quelle cose che i giornali chiamano yacht e megayacht), cioè le imbarcazioni private di lun- ghezza superiore a 24 metri. La cosa, in realtà, è piuttosto semplice: il regolamento emanato dal Ministero per disciplinare le attività consentite nell’Area Marina Protetta, dice testualmente che in zona C della stessa (la più grande) è permes- sa la navigazione delle navi da diporto “esclusi- vamente per raggiungere i punti di ormeggio”. Il concetto è elementare per chiunque vada in mare, perché sa che ormeggio vuole dire legarsi con una cima ad un oggetto già esistente, una bitta su di un molo, una boa, un gavitello. Ancoraggio, ovvero gettare l’ancora, invece, vuo- le dire arrivare in un posto e gettare in mare un oggetto pesante, quasi sempre di metallo, dotato di raffi od uncini per fare presa sul fondo. Pro- prio quell’oggetto, l’ancora, che distruggerà una porzione di fondo marino grande quanto quella che riesce ad agganciare, che potrà impiegare da alcuni mesi a molte decine di anni per cicatrizzare i danni.
Quindi, le navi da diporto possono entrare nell’AMP, dove i ‘poveri’ miliardari che le possie- dono possono tranquillamente ormeggiare nei porti e girare l’intera Area Marina Protetta con i tender dei panfili, che di solito sono motoscafi di dimensioni considerevoli e dotati di ogni confort. È chiaro che un aspetto che la legge ed i rego- lamenti non hanno considerato, e che raramen- te considerano in maniera esplicita, è quello dei desideri dei miliardari. Non è contemplato che il proprietario del panfilo voglia fermarsi in rada, perché i rumori del porto lo disturbano, altrimenti
se ne va dove una AMP non c’è: apparentemente sembrerebbe non esserci soluzione. Il fatto è che difficilmente lo Stato considera che l’ambiente deve essere protetto per noi e per i nostri figli da ogni minaccia, a meno che chi porta la minaccia non sia ricco. La nostra è già una società con pa- recchie disparità sociali, ma una legislazione am- bientale che moduli il danno permesso sulla base del reddito di chi lo provoca, credo che non sia ancora contemplata (almeno alla luce del sole). Ma la soluzione, semplice, piana e perfino red- ditizia è a portata di mano, ed io stesso, attual- mente direttore dell’Area Marina Protetta, ne ho discusso con Amministratori ed operatori econo- mici ischitani e procidani ormai da qualche anno. Il regolamento dice che i panfili possono raggiun- gere gli ormeggi. Quindi, facile come l’uovo di co- lombo, basta preparare gli ormeggi. E gli ormeggi possono essere tranquillamente delle boe, anco- rate sul fondo, in rada, con sistemi compatibili con l’ambiente. Le nostre stime dicono che con un totale di dieci, massimo quindici boe, la “do- manda” di ormeggi da parte dei panfili sarebbe soddisfatta. Certo si tratta di boe costose, dai 12 ai 20.000 euro l’una, ma è anche vero che chi vi si ormeggia paga, senza battere ciglio, dai 250 ai 500 euro al giorno, permettendo di ripagare l’intero investimento, e passare oltre il crinale dei guadagni, in un paio di anni di esercizio.
Si tratta di rendimenti incredibili, per qualunque attività, che dovrebbero fare gola a qualunque imprenditore. Allora, perché in quattro anni nes- suno ha provato a realizzare questi ormeggi? For- se perché servono degli imprenditori per fare im- presa. Allora perché, nonostante da quattro anni le Amministrazioni isolane sapessero del divieto di ancoraggio, nessuna si è attivata per investire in questo settore? Sembra strano, dato che molte sono coinvolte nella gestione dei servizi portuali nelle proprie realtà.
Posso solo dire che per cercare di dare una svolta a questo, che è evidentemente percepito come un problema, e come un limite imposto dall’Area Marina Protetta, mi sono attivato, riuscendo ad ottenere, dai “fondi del barile” del Ministero dell’Ambiente, un finanziamento di 68.000,00 euro, per mettere in funzione le prime quattro boe di ormeggio per navi da diporto che do- vrebbero essere posizionate tra Sant’Angelo ed i Maronti, di fronte al porto della Chiaiolella a Procida, di fronte a Lacco Ameno o Casamicciola e di fronte alla spiaggia degli Inglesi, ad Ischia. Dovrebbero… Perché a parte il sostegno con- vinto del comune di Procida, le difficoltà create dalle Amministrazioni partecipanti l’Ente Gestore (i “salmoni”) stanno rischiando di far perdere il finanziamento, ed in un periodo di vacche magre sarebbe difficile immaginare che il Ministero sia disposto a reinvestire su di un Ente gestore che perde i soldi stanziati.
Questo è tutto, per quanto riguarda una del- le molte polemiche che hanno accompagnato, accompagnano ed accompagneranno la vita dell’Area Marina Protetta.
Voglio però cogliere l’occasione che mi è data per ricordare quello che l’AMP sta facendo e farà, oltre alle operazioni di routine. Mentre scrivo questa nota, sta partendo il primo censimento sistematico dei cetacei che vivono o frequentano le acque del Regno, saranno due anni di ricerca durante le stagioni invernali 2013-14 e 2014-15. Avremo così il monitoraggio delle presenze e degli spostamenti di delfini, balene e capodogli che accompagnano le nostre battute di pesca. A breve partirà un progetto di ricerca applicativa, in collaborazione con la Stazione Zoologica Anton Dohrn e con l’Università di Haifa, con il doppio ambizioso scopo di studiare la popolazione di aragoste delle acque di Ischia e Procida e di far crescere la popolazione stessa, per aumentare il reddito dei pescatori delle isole. Il prossimo in- verno si avvierà una ricerca in collaborazione con una Università napoletana sullo stato delle popo- lazioni di pesci del Regno, per permettere all’AMP di razionalizzare la pesca ed i rapporti tra pesca dilettantistica e pesca professionale, sempre per migliorare il reddito dei pescatori e le taglie di cat- tura dei dilettanti. Sono in corso trattative per ottenere un finan- ziamento per sperimentare sistemi innovativi di depurazione in mare, per fornire uno scudo pro- tettivo a chi viene a godere della limpidezza e sa- lubrità del mare del Regno, sempre più abbando- nato dagli affezionati a causa dello stato delle sue acque. Inoltre, l’AMP Regno di Nettuno si è fatta promotrice di un coordinamento a livello regiona- le tra le sei Aree Marine Protette della Campania in via di formalizzazione, per armonizzare e ra-zionalizzare le azioni, le ricerche e la presenza sui tavoli istituzionali. Il lavoro, insomma, continua… Nonostante questo, molti appelli vengono fatti da disinformati o disinformatori, per una riforma dell’AMP, a causa “dell’impossibilità di gestirla”: io non sono in grado di capire le motivazioni personali che stanno alle spalle di queste affer- mazioni, ma non ci vuole molto a capire il gioco, purtroppo comune nel nostro Paese, di chi crea il problema, per offrirsi come soluzione. Gioco che come il nuoto dei salmoni è destinato solo a rag- giungere l’ultima pozza, prima della secca.
La programmazione, guidata dalle direttive mini- steriali, segue la sua strada, lasciando che i tem- porali estivi ed i geli invernali vi passino sopra, consapevole che l’AMP è un organo dello Stato, affidato in gestione a coloro che più di chiunque altro, per compiti e doveri etici e costituzionali, dovrebbero dimenticare piccoli interessi per dedi- carsi al bene presente e futuro dei propri concitta- dini e ad una direzione tecnica che, rispondendo al Ministero ed all’Ente Gestore, ha il compito di lavorare costantemente guardando avanti, sopra la cresta delle onde.

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