Thursday, April 2, 2020

Food-IL GUSTO DEL MEZZATORRE

n.09/2006

Photo: Riccardo Sepe Visconti
Text: Nicola Costa

 

Provenendo da Lacco Ameno, sulla strada che conduce a Forio, si incontra a destra l’entrata dell’hotel Mezzatorre. La via di accesso si snoda attraverso la splendida macchia mediterranea del promontorio di Zaro. Inoltrandosi si ha una sensazione di silenzio e quiete che ricorda angoli di Ischia di tanti anni addietro. Giunti a una terrazza che si specchia nel mare della baia di San Montano, eccoci a Mezzatorre. Il corpo centrale ha forma quadrata, l’orizzonte sembra incorniciare questo piccolo, raffinato albergo e i suoi numerosi ospiti, per lo più stranieri.
La dottoressa Alessandra De Lorenzo ci accoglie gentilmente e la conversazione ci porta al passato. Il promontorio di Zaro fu originato da una colata lavica, spentasi in mare migliaia di anni fa: di fronte si vede il monte di Vico con il suo capo e dietro, sparse nel verde, alcune suites. In basso il vallone di S. Montano, da dove nasceva la vecchia strada per Forio, passando proprio attraverso il monte di Zaro. Sopra l’abitato di Lacco, la collina dell’Arbusto, dove i Rizzoli stabilirono la loro residenza estiva. La denominazione Mezzatorre nacque nel XVI secolo, ma la storia ci racconta della bocca di questo piccolo vulcano, sito nella parte dove ci sono le stufe di San Lorenzo. Del comprensorio fa parte anche la Colombaia, appartenuta a Luchino Visconti dal dopo guerra in poi. Il nome deriva dalle tombe ad arco scavate ai piedi della costa sinistra del vallone di S. Montano, non, come erroneamente fu detto, da un rudere di torre dove dimoravano i colombi. La storia di questa proprietà risale, per quanto ci è dato sapere, alla famiglia di un noto pittore di Forio, tale Bolivar Patalano. A loro apparteneva, infatti, la costruzione Mezzatorre e il bosco, in cui d’inverno si andava a caccia e non avrebbero mai voluto disfarsene. Intorno al 1940 o poco oltre, tuttavia, durante la guerra, arrivò a Ischia, quasi al confino come antifascista, Curzio Malaparte, s’innamorò del promontorio e voleva acquistarlo ad ogni costo. Quindi l’intermediario, la famiglia De Biase, iniziò a trattare ma, malgrado tutte le insistenze di Malaparte, non ci fu nulla da fare. I vecchi ischitani compravano, ma non vendevano. Lo scrittore proseguì verso Capri dove finalmente riuscì ad avere la villa dei suoi sogni. Non pensate, però, che tutto rimase come prima, sul monte di Zaro. Venne a Ischia dalla Sicilia il barone Fassino, il quale, grazie ad appoggi politici fascisti, riuscì ad ottenere tutto il lotto della collina. Con la morte del barone e di Luchino Visconti, la proprietà fu in parte acquistata dalla famiglia De Lorenzo, mentre La Colombaia andò a una fondazione. La storia che ho raccontato è stato al centro della conversazione, fra un aperitivo e l’altro, dialogando nella quiete di queste magnifiche terrazze.
Poi ci siamo trasferiti per la cena nello splendido ristorante “Chandelier”, decorato in maniera ricercata e con amore dalla dottoressa De Lorenzo, che ci confessa che il lavoro di arredo e il contatto con una clientela così variegata, la appassiona, tanto che ogni anno introduce in albergo novità e servizi per rendere il Mezzatorre sempre più esclusivo. Il ristorante propone una ricercata “mise en place”, degna espressione di un gusto che ricorda i grandi locali del passato. Scorrendo il menù è evidente come si sia voluto privilegiare la ricerca della qualità nella selezione delle materie prime che compongono i piatti.. Fra gli antipasti segnaliamo una leggerissima frittura di gamberi e verdure in salsa agrodolce, piatto equilibrato e gradevolissimo. Da rilevare la presenza del prosciutto iberico Patanegra, profumato con un retrogusto di noci e abbinato a cantalupo e scaglie di provolone del monaco. Fra i primi, spiccano i paccheri di Gragnano con zucchine fritte e cacio podolico. A seguire, tortelli di patate e vongole, al profumo di limone. Per i secondi di pesce, l’offerta dipende dal pescato locale: ricordo i filetti di spigola al vapore, il dentice al sale con emulsione di olive taggiasche e capperi, il trancio di rombo grigliato con pomodori canditi, mentre per le carni va menzionato il carré di agnello con aglio dolce e parmigiana di zucchine fritte. Completiamo con una scelta di formaggi da accompagnare con composta di pomodori alla vaniglia; ottimi i desserts, per concludere in bellezza.
La carta dei vini presenta le migliori etichette italiane e qualche vino francese di grande prestigio.
Selezionata la scelta di champagne e di vini da dessert. Non può mancare, infine, un ottimo cubano e un balon di cognac. Il servizio è accurato e cortese, cosa che, assieme alla distanza fra i tavoli, ci mette nella migliore condizione per apprezzare la raffinatezza del ristorante.
In conclusione di questa visita, scopriamo, sotto un gazebo affacciato sul mare, a una certa distanza dal fratello maggiore “Chandelier”, il nuovo ristorante “Sciué Sciué ”, di ambientazione informale e aperto anche a ospiti esterni. La cucina si distingue per una rivisitazione di classici e una selezione di piatti della cucina locale. Carta dei vini analoga a quella dello “Chandelier” e il viaggio vi sorprenderà piacevolmente. Concludo con l’esortazione a una visita per una cena a lume di candela, nella tranquillità che qui certo troverete, pur nell’Ischia agostana.

Grazie signora, per una graditissima serata e un gentilissimo arrivederci.

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